Per la prima volta dopo tanti decenni, la Palestina non è più sotto la lente di ingrandimento dei media quando si parla di medio oriente. Pur tuttavia però, nonostante lo spostamento degli obiettivi verso Siria ed Iraq, dove si stanno combattendo molto più di locali guerre civili e dove si stanno determinando i futuri equilibri della regione, non bisogna trascurare quanto sta accadendo nei territori occupati. Le ultime cronache parlano di scontri tra ragazzi palestinesi ed esercito israeliano; pietre e sassi da una parte, proiettili dall’altra. Ancora una volta è la convivenza tra palestinesi e coloni israeliani in Cisgiordania a saltare; specie dopo l’assassinio (ancora ufficialmente impunito visto che dopo aver raso al suolo Gaza i vertici della Polizia di Tel Aviv non danno per sicuro il coinvolgimento di Hamas in quell’episodio) di tre ragazzi ebrei nei pressi di Hebron, molti coloni hanno iniziato diverse ed intense provocazioni. Bisogna rimarcare come il rapporto tra palestinesi e coloni negli ultimi anni non aveva mai vissuto particolari tensioni; le preoccupazioni erano più che altro incentrate sul piano di espansione di tali colonie in Cisgiordania e nella zona di Gerusalemme Est, ma grossi scontri diretti non se ne verificavano da tempo. L’occupazione israeliana faceva, fino a due anni fa, più paura per i rastrellamenti dell’esercito di Tel Aviv nelle città della Cisgiordania che non per le aggressioni dei coloni; adesso sono proprio loro ad aver aizzato nuovi periodi di forte tensione.

L’episodio più eclatante, è stato rappresentato dall’incendio di una casa palestinese nei mesi scorsi in cui è rimasto ucciso un bimbo di pochi mesi; il rogo era stato appiccato da coloni israeliani, con le condanne anche delle autorità israeliane ma senza seri provvedimenti da parte di queste ultime per impedire altre aggressioni. Adesso invece, sono le autorità israeliane e puntare il dito, ancora una volta, contro Hamas accusandola di aver ucciso nei giorni scorsi vicino Nablus una coppia di coloni; un episodio che ha rafforzato in Israele i movimenti di destra e che ha portato in piazza diversi israeliani per chiedere il pugno duro contro i palestinesi. Anche in questo caso, non ci sono prove esatte del coinvolgimento di Hamas o di altre organizzazioni palestinesi, ma tanto è bastato per scatenare una nuova ondata di rastrellamenti; demolite le case di ‘sospetti’, perquisite altre abitazioni ed una città, come quella di Nablus che conta più di 200mila abitanti, in stato di guerra con poche possibilità di entrare e di uscire. Da Nablus, a nord della Cisgiordania, a Betlemme, nella zona sud dei territori occupati; qui sono morti due ragazzi palestinesi, di appena 12 e 18 anni, durante una manifestazione contro i nuovi rastrellamenti dell’esercito israeliano. Le autorità di Tel Aviv comunicano che la polizia nel reprimere le proteste, ha sparato proiettili di gomma, ma le ferite riportate dai manifestanti dicono tutt’altro; in tutto, nell’ultimo fine settimana, mentre i tg ed i media tradizionali mostravano vecchie foto di bombardamenti in Siria spacciandole per immagini simbolo della durezza dei raid russi, in tutto qualcosa come 450 palestinesi sono rimasti feriti.

Tutta la Cisgiordania è in fermento; l’esercito israeliano sta colpendo con ‘normale naturalezza’: normale perché oramai è la quotidianità nei territori palestinesi un comportamento del genere. Il popolo palestinese, sempre nel silenzio dei media, è costretto a vivere in una situazione in cui basta poco per vedersi prigioniero nella propria terra, senza alcuna possibilità di spostarsi e con i mezzi di occupazione israeliana blindare le proprie città. A Tel Aviv la chiamano operazione anti terrorismo, nei territori occupati si tratta di stato di assedio; che qualcosa di importante bolla in pentola, lo dimostra anche un certo nervosismo dell’esercito israeliano: pochi giorni fa, senza motivo e senza che sia stato chiesto passaporto od anche semplicemente il nome al protagonista della vicenda, un gruppo di soldati ferma un free lance italiano e lo ha scaraventato per terra, distruggendogli la telecamera. Poco dopo, la colonna di soldati se ne va, senza nemmeno soccorrere il nostro connazionale ferito; il tutto è successo mentre l’esercito preparava un attacco contro alcune barricate artigianali poste in essere da ragazzi palestinesi. Ma il fermento, come detto, è anche palestinese; da tempo non si vedeva una popolazione così unita nei territori e senza divisioni in fazioni: migliaia di ragazzi e ragazze ogni giorno hanno sfilato e continuano a sfilare in tutte le più importanti città della Cisgiordania, molte di queste manifestazioni finiscono con il lancio di lacrimogeni e proiettili da parte dell’esercito israeliano ed è in queste occasioni che è arrivata la morte dei due ragazzi sopra citati.

Dal canto suo, il presidente palestinese Muhmud Abbas predica il ritorno alla calma; l’ANP ha ufficialmente condannato le nuove incursioni israeliane ma non sembra particolarmente interessata ad assecondare il coro di proteste unanime che arriva dalla società civile. Nelle prossime ore si prevedono altri scontri; presto per dire se si tratta o meno di una nuova importante escalation o se la situazione tornerà calma, di certo le tensioni tra israeliani e palestinesi non erano mai state così forti in questo ultimo anno e, di certo, il rafforzamento dei movimenti a favore dei coloni e della cosiddetta ‘ destra ortodossa’ ebraica non fa presagire nulla di buono. Sembra che il premier Netanyahu sia disposto, in nome della richiesta di sicurezza proveniente dalla piazza, ad usare ancor di più il pugno di ferro; nei territori la miccia è di nuovo accesa ed la scia del cerino potrebbe arrivare ben presto anche fino nelle zone in questo momento più calde di Siria, Iraq ed il resto del medio oriente.