Obama ha tenuto il 20 settembre il suo ultimo discorso alle Nazioni Unite, degna conclusione dei suoi innumerevoli fallimenti. “No agli uomini forti e a modelli di società guidate dall’alto”, “Un mondo in cui l’1% dell’umanità controlla una ricchezza pari al 99% non è uguaglianza, capisco che è sempre esistito il divario tra ricchi e poveri ma ora si è acuito”. Sembrerebbero parole ragionevoli se non fosse che sono state pronunciate da un presidente che durante i suoi mandati è riuscito ad incrementare il controllo delle 5 principali banche sull’economia statunitense dal 40% ai tempi di Bush fino ad oltre il 60%. Pare non gli andasse bene che fosse l’1% a controllare le ricchezze, troppi, infatti si è impegnato a concentrare l’economia nelle mani di 5 banche. Obama non è stato un amico delle grandi banche e dei grandi gruppi finanziari, è stato piuttosto diretta espressione dei loro interessi.

Certamente ne gli Stati Uniti ne il mondo hanno avuto alcun beneficio dai suoi due mandati di presidenza, probabilmente in futuro verrà ricordato come il peggior presidente della storia americana. Elencare i suoi fallimenti, dall’Ucraina allo Yemen, elencare le centinaia di migliaia di morti che ricadono sulla coscienza del premio Nobel per la pace è un ardua impresa. Due per tutti, durante il suo discorso ha insistito sul fatto che “in Siria è difficile che ci possa essere una vittoria militare definitiva” e che bisogna intervenire diplomaticamente per favorire la “transizione”, ovvero dopo oltre mezzo milione di morti insiste sul fatto che il presidente siriano Bashar Al Assad vada rimosso. Oppure come dimenticare la decisione di appoggiare l’attacco della Francia alla Libia con tutto il carrozzone NATO. Senza l’intervento americano Gheddafi sarebbe ancora lì ed avremmo evitato la tragedia dei migranti, il dilagare dell’ISIS in Medio Oriente  e la guerra continua nel Nord Africa. Ha attaccato Trump e Putin bollandoli come autoritari: “La democrazia resta il vero percorso da compiere, c’è un crescente conflitto tra liberalismo ed autoritarismo, sarò sempre dalla parte del liberalismo”.

In questo passaggio sembra ignorare il fatto che la sua idea di democrazia liberale, causa della crisi attuale, non è guidata ne da Trump o Putin, ma da 4 agglomerati finanziari detti fondi d’investimento. Infine dice “il mondo oggi si trova davanti una scelta: o andare avanti o tornare indietro”. Noi ci auguriamo che si interrompa questo processo integrazione globale guidata dai grandi gruppi finanziari e si faccia piuttosto qualche passo indietro, magari nel caso italiano a qualche decina di anni fa. Ma sarebbe ipocrita dare ad Obama tutte le colpe, è come dare al mandante di un omicidio tutta la colpa lasciando impuniti i mandanti. Obama ha deciso ben poco di testa sua, ha obbedito a grandi interessi che si muovono tra Pentagono e Wall Street. A volte però fortunatamente grazie ai suoi fallimenti è stato piuttosto d’ostacolo ai loro piani. Anzi, possiamo dire senza ombra di dubbio che la più grande eredità da lui lasciata all’ umanità sono i suoi più grandi fallimenti.

Immaginate quale epocale disastro sarebbe stato se fosse riuscito a far accettare agli europei il TTIP, o se fosse davvero riuscito ad evitare la vittoria del Brexit, o a rovesciare il governo di Assad in Siria trasformandola in un altra Libia, immaginiamo le conseguenze per gli equilibri globali se fosse riuscito a portare a termine il progetto di Gasdotto Qatar – Turchia. Quali disastri sarebbero stati per l’umanità. Per correttezza bisogna dire che qualcosa di buono ha fatto, forse di sua iniziativa, forse per sbaglio, forse per forza di cose, come l’opporsi al bombardamento in Siria dopo il falso attacco con armi chimiche di Assad (bombardamento fortemente voluto da Hillary Clinton), oppure portare a termine gli accordi nucleari con l’Iran. Il bilancio però, purtroppo per tutti, resta estremamente negativo, non risulta difficile affermare che con sette guerre e centinaia di migliaia di morti all’ attivo, sarà sicuramente difficile per il suo successore fare di peggio.