Le elezioni amministrative di ieri in Spagna chiudono definitivamente la cosiddetta “prima transizione”, il periodo post-franchista che ha visto i due partiti PP e PSOE spartirsi a turno la torta del potere. I risultati elettorali parlano chiaro: nelle due maggiori città del Paese le nuove formazioni politiche hanno strappato il monopolio a popolari e socialisti. A Barcellona la candidata di “Barcelona en comù”, coalizione formata da Podemos e dai gruppi vicini, Ada Colau, è prima, mentre nella capitale Madrid i viola di Podemos irrompono con forza nel consiglio cittadino conquistando 20 seggi e diventando la seconda forza politica, dietro solo al Partido Popular che conserva la guida della città , ma che con soli 21 seggi non sarà in grado di governare da solo. Una serata disastrosa per i popolari, che nonostante abbiano ottenuto la maggioranza in 10 delle 13 regioni chiamate al voto, non avranno la maggioranza assoluta per poter governare. Il partito di governo, uscito stravincente dalle elezioni politiche del 2011, rischia ora di vedersi estromesso dal potere in tante regioni e città che negli ultimi anni aveva governato con sicurezza.

Se Atene piange Sparta non ride, e così il Partito Socialista del giovane leader Pedro Sanchez, superato a Madrid e Barcellona dalle liste collegate a Podemos. Il PSOE ottiene la prima posizione nelle regioni di Asturie e in Estremadura, ma anche qui senza la capacità di governare da solo. Fondamentale sarà quindi l’apporto di Podemos e di Ciudadanos, la nuova formazione politica liberal-antisprechi che ha ottenuto ottimi risultati in quello che di fatto era il primo vero banco di prova. La rinascita spagnola è iniziata, i partiti tradizionali, incapaci di fornire risposte adeguate ad un paese ancora in piena crisi, con un tasso di disoccupazione al 23,2 %, il secondo più alto in Europa, sono stati puniti dagli elettori stanchi di scandali e austerità. Il consociativismo tra popolari e socialisti ha fatto perdere ai due partiti ben 7 delle 8 principali città del Paese. La vera vincitrice di queste elezioni è però l’unità popolare, come dimostrano i risultati di Madrid, dove in una campagna elettorale completamente polarizzata dallo scontro tra PP -Podemos, la cittadinanza ha scelto di stringersi intorno alla vera forza popolare, voltando le spalle a quello che storicamente era il partito simbolo della capitale spagnola.

“Le grandi città sono il motore del cambiamento politico, inizia a tramontare l’era del bipartitismo. Ogni volta che si aprono le urne aumentano i nostri consensi. Questa primavera di cambiamento è irreversibile”, queste le parole che ha usato il leader di Podemos Pablo Iglesias per commentare il voto, parole che riflettono il clima euforico di questi giorni, ma che suonano anche la carica in vista delle elezioni politiche del prossimo dicembre. Podemos ha vinto un’altra battaglia ma la guerra non è ancora finita, anche se da oggi tutto dipenderà dalle scelte della sua leadership, finora attenta e politicamente intelligente. Non basta infatti aver abbattuto il muro del bipolarismo e del consociativismo, ora per Iglesias e i suoi l’obiettivo è quello di governare il paese per cambiare non solo la Spagna ma anche l’Europa.