Oggi è importante più che mai tenere viva la fiamma dell’ azione di Bettino Craxi. Purtroppo i nostri campioni dell’ informazione hanno messo parecchio impegno per offrire alla memoria collettiva l’ infame immagine di un Craxi uomo corrotto, da destra a sinistra, da Vespa a Scalfari fino ai comici come Benigni con il celebre “Craxi dove cazzo vai?” dal “Giudizio universale secondo Benigni”. Crimine ben peggiore è stato lasciar cadere nell’ oblio della storia la sua lungimirante azione politica, attualissima e portatrice di soluzioni ai maggiori problemi odierni,tanto ad un livello interno quanto internazionale. Ad esempio all’ operato del suo governo viene oggi ignorantemente imputato l’enorme e costante aumento del debito pubblico italiano, ma è chiaro per chiunque capisca un minimo di macroeconomia che l’origine di tale male fu l’eliminazione del prestatore d’ultima istanza, suprema garanzia del debito, attraverso il famoso divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia operato nel 1981 dal ministro delle finanze Andreatta ed il governatore della banca centrale Ciampi.

Nel quadriennio di governo Craxi, 1983 – 1987 non fu mica l’aumento della spesa corrente o i bruscoli della corruzione a far impennare il deficit annuo dunque l’accumulo del debito pubblico ma bensì l’enorme incremento del tasso d’interesse sui titoli di debito. Craxi tentò di attrarre gli investitori controllando il tasso di inflazione per evitare l’aumento dell’ interesse pagato sui titoli di debito, ma a nulla servì. Craxi comprese che i grandi agglomerati di capitale non seguivano le leggi dell’ economia pubblica ma il proprio interesse concretizzato in due fondamentali direzioni: l’internazionalizzazione del debito pubblico e la privatizzazione delle aziende strategiche di stato. A differenza dei governi odierni compreso quello di Renzi, Craxi si oppose fermamente a questi due obbiettivi della grande finanza. In primis comprese che internazionalizzare il debito pubblico significava offrire ai grandi capitali internazionali il potere di decidere cosa un governo nazionale può e non può fare. Capì che se ad esempio il governo dovesse proporre una politica di spesa pubblica da 30 miliardi, al fondo speculatore di turno basta vendere una piccola quota di titoli italiani per causare un incremento di 10 miliardi nella quota di interessi sul debito cosi da rendere insostenibile la politica di spesa. O ancora peggio il pericolo che la vendita di titoli possa essere indirizzata a destituire un governo come accadde a Berlusconi nel 2011. Oltretutto Craxi fu un ostacolo insormontabile al secondo obbiettivo degli speculatori in quanto si oppose energicamente all’ utilizzazione dello strumento della privatizzazione, ovvero la svendita di quote delle aziende strategiche statali, per ridurre il debito, persino ricorrendo a direttive del governo per bloccare il piano di vendita dell’ allora presidente dell’ IRI Romano Prodi. Intuì che ciò avrebbe distrutto l’industria italiana dunque le maggiori fonti di reddito e lavoro dello stato, come effettivamente dagli anni novanta fino ad oggi continua a succedere.

Come nella finanza pubblica anche nella politica estera riuscì ad offrire soluzioni che sarebbero state necessarie ad evitare i maggiori problemi odierni. Per ricordare alcuni episodi, nell’ 86 avvertì Gheddafi degli imminenti bombardamenti americani salvandogli la vita. Intuì quasi trent’anni fa che il caos in Libia avrebbe eliminato una valvola di sfogo favorendo l’estremismo ed aumentando enormemente i flussi migratori. La forte autonomia in politica estera si manifestò nell’ appoggio alla causa palestinese e più in generale agli Sciiti, oggi principale bersaglio dell’ ISIS e della politica di guerra e sfruttamento statunitense in medioriente. Infine è importante ricordare che nel 1989 riuscì ad ottenere un ruolo alle Nazioni Unite fondamentale per combattere la battaglia delle battaglie a favore dei paesi del terzo mondo ovvero la carica di “rappresentante del segretario generale per i problemi di indebitamento dei paesi in via di sviluppo”, battaglia conclusasi in un enorme sconfitta lo stesso anno con l’assassinio dell’ ex presidente di Deutsche Bank, Alfred Herrausen, maggiore sostenitore dell’ annullamento di tutti i debiti inesigibili dei paesi del terzo mondo per liberarli dalle catene delle istituzioni finanziare sovranazionali occidentali. Craxi al mondo intero offrì molte soluzioni ai maggiori problemi che oggi affliggono tanto la parte ricca del mondo quanto quella povera, ma chi dovrebbe raccoglierne l’eredità?