C’è qualcosa di profondamente romantico e fortemente simbolico in quello che è avvenuto in questi giorni ad Atene. Mentre l’America scopre l’odio verso il vincitore, contesta il voto per Trump e scopre nel magnate americano il frutto proibito del sistema democratico più antidemocratico del mondo, Obama, ancora formalmente presidente degli Stati Uniti vola ad Atene per la sua ultima visita di Stato in Europa.

Si è parlato di tutto in questi due giorni. Ha tenuto banco l’austerità, ritenuta da Obama un pericolo per la crescita economica e per la stabilità dell’area europea e infine americana. Si è parlato di NATO, considerata un tassello fondamentale nel mosaico di relazioni internazionali che gli Stati Uniti hanno creato in Europa e nel Mediterraneo. E si è parlato di riforme, la grande madre di tutte le idee politiche (scarsissime) degli ultimi dieci anni in tutto il mondo. Mentre avveniva tutto ciò, Atene si infuocava, tra una città blindata, trasporti sospesi, e proteste di piazza che facevano riecheggiare antichi ma sempre moderni slogan contro la NATO, gli USA, il Fondo Monetario Internazionale e infine l’Unione Europea. La visita di Obama è stata questo è vero, e Tsipras ha incassato il placet del presidente uscente sulla necessità di allentare la pressione verso il proprio deficit e il debito di un Paese che, ormai è chiaro, non potrà mai risollevarsi senza un riduzione.

Ma se i simboli hanno ancora un significato in una società che ci divora tra immagini istantanee, tweet, messaggi rapidissimi e spot elettorali, la visita di Obama ad Atene non può essere solo questo. È qualcosa di più. È l’incontro di due mondi che sono considerati perfettamente uniti, perfettamente alleati, che si fingono grandi amici, ma che in realtà rappresentano in senso diametralmente opposto, la civiltà occidentale. Da una parte c’è un Paese, la Grecia, che dell’Occidente rappresenta la culla. Dall’altra parte c’è l’America, che, oggi, della civiltà occidentale rappresenta probabilmente il suo assassino, o la sua tomba. Fra questi due Stati, oggi legati da vincoli militari ed economici un tempo impensabili, non c’è solo una distanza di migliaia e migliaia di chilometri, ma c’è una distanza esistenziale incolmabile fra chi ha rappresentato per secoli un faro di civiltà e chi, oggi, non fa altro che rendere ogni giorno più evidente il suo tentativo di spegnere quella luce. Ed ecco che, mentre Obama visita l’Acropoli di Atene e cammina su quelle pietre che hanno rappresentato la strada fra un tempio e l’agorà, i nostri occhi sono ancora pieni di quelle immagini di follia collettiva che giungono da Oltreoceano. Banchieri che finanziano proteste, personaggi improbabili che si filmano mentre piangono perché ha vinto Trump, ragazzi che distruggono televisori in segno di protesta, battaglie di “civiltà” sui nome delle Trump-Towers, speculatori di borsa che inneggiano all’odio verso un risultato (opinabile sì, ma sempre sacro) della democrazia. Come può paragonarsi questo scempio pseudodemocratico, a quel mondo che è ancora là, nelle sue antiche vestigia, e che riporta alla memoria coloro che hanno reso grande non solo la Grecia, ma l’intero Occidente di cui oggi l’America si dichiara custode e guardiana?

E mentre ad Atene le piazze bruciano, i banchieri esultano, Tsipras chiede pietà e Obama visita la città spacciandosi come un turista qualunque, c’è tutto il grande interrogativo su cosa significhi oggi davvero l’Occidente. Cosa unisce davvero quel mondo che va, idealmente, da Atene a Los Angeles? Cosa può unire, oltre a NATO e debito pubblico, la Grecia agli Stati Uniti d’America? Di questo Occidente che ci unisce, cosa rimane oggi? C’è chi crede fermamente che il vaso dove si raccoglie questa linfa, sia oggi rappresentato dalla decadenza americana, e da quelle immagini orribili che stiamo vedendo da anni di sfruttamento, finanza e proteste telecomandate. Ma vogliamo credere che la vera civiltà occidentale sia ancora, nonostante tutto, da ricercare in quelle pietre eterne che poggiano placide sull’Acropoli di Atene e che ancora oggi ricordano a tutti cosa sia davvero l’Europa.