Per la questione ancora insoluta del nucleare in Iran, questi giorni potrebbero essere determinanti: fonti statunitensi hanno infatti divulgato la notizia che tra il 23 e il 24 gennaio sarebbero stati riaperti a Ginevra i colloqui diplomatici tra la Repubblica Islamica e le potenze del 5+1 (ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza ONU, con l’aggiunta della Germania). I contatti tra l’Iran e gli Stati Uniti si erano d’altronde già avuti in precedenza con due recenti incontri tra il Segretario di Stato iraniano Mohammad Javad Zarif e John Kerry, il quale si trova peraltro a dover scontare l’opposizione repubblicana al Congresso su questo tema.

Il clima di un’intesa ormai prossima, lasciato trapelare dagli ambienti USA, è stato comunque smentito dalla parte iraniana che ha anzi affermato, attraverso la portavoce del Ministro degli esteri Marzieh Afkham, che tali affermazioni sono assolutamente interessate da un punto di vista politico e che potrebbero mettere a rischio l’esito stesso dei colloqui. Nella medesima sede ha ribadito che, ancora a inizio gennaio, non era stato trovato alcun accordo su nessuno dei punti cruciali della questione nucleare. A conferma di una soluzione potenziale ancora lontana, arrivano anche le parole del Presidente del Parlamento iraniano Ali Larijani, il quale ha affermato – secondo quanto riportato dall’ANSA – “se il Congresso americano approverà nuove sanzioni contro l’Iran, questo risponderà con un avanzamento del suo programma nucleare”. Da un punto di vista più ottimistico, però, abbiamo altresì le più recenti affermazioni dello stesso Presidente della Repubblica iraniana: Hassan Rouhani che, in occasione di una sua visita in Croazia, ha ribadito che “il mondo contemporaneo non è un luogo per le sfide e la Repubblica Islamica dell’Iran cerca di risolvere le issues attraverso la logica, la razionalità e i negoziati.”

Rouhani ha poi ribadito che, riguardo alla controversia sul nucleare, l’accordo finale deve necessitare di una determinazione politica delle potenze occidentali, probabilmente in riferimento agli atteggiamenti ambigui nei confronti del terrorismo fondamentalista che ha ormai trovato una sede stabile proprio alle porte dell’Iran. Le diverse tematiche del terrorismo e del raggiungimento di una stabilità regionale, si intrecciano coi giochi della geopolitica nel contesto del conflitto intercorrente tra gli interessi russi e quelli degli USA e dei suoi alleati europei, provocando senza dubbio un clima di incertezza assoluta riguardo l’esito positivo dei vari colloqui sul progetto nucleare persiano. D’altronde, oltre alle affermazioni del Presidente Rouhani, già diversi analisti avevano recentemente intravisto negli accordi di cooperazione militare tra Russia e Iran la probabile prefigurazione di progressi sotto il profilo diplomatico nelle trattative sul nucleare, che potrebbero peraltro portare alla cessazione dell’embargo che l’Iran sta subendo.

D’altra parte, sarebbe anche interessante annotare che, l’eventuale fine dell’embargo ai danni della Repubblica Islamica, fornirebbe a questo Stato una maggiore solidità e prosperità economica potendo intessere più proficue relazioni commerciali con gli altri Paesi. Questo evento non può non spaventare l’Arabia Saudita, partner strategico degli Stati Uniti e storico antagonista regionale dell’Iran sciita; la stessa Arabia Saudita che si ritrova a fare i conti con la rivolta nello Yemen ad opera dei ribelli del Houti, rappresentanti della, pur forte, minoranza sciita locale. Uno scacchiere regionale quanto mai intricato che non potrà non riservare sorprese nel prossimo futuro, sebbene un’intesa finale vera e propria per la risoluzione della controversia parrebbe essere ancora molto lontana.