Le forze armate saudite continuano a bombardare lo Yemen. Nonostante la tregua umanitaria, che sarebbe dovuta entrare in vigore alla mezzanotte dello scorso 26 luglio, non si è mai smesso di sparare. A rompere la tregua sono stati i ribelli Houthi che hanno attaccato la zona intorno alla città di Taiz in risposta all’uccisione di dieci commilitoni da parte delle forze fedeli al governo. Intanto il bilancio dei morti si aggrava continuamente. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, dall’inizio del conflitto sarebbero più di quattromila i morti di cui quasi la metà civili. Le maggiori responsabilità di queste morti sono della coalizione anti-sciita guidata dall’Arabia Saudita che, con i suoi bombardamenti indiscriminati, continua ad uccidere e a radere al suolo intere città, come accaduto alla città di Mokha. La Human Rights Watch ha denunciato alle Nazioni Unite i bombardamenti senza distinzione tra obiettivi militari e civili, invocando una commissione d’inchiesta ONU per dimostrare i crimini di guerra compiuti dalla coalizione a guida saudita. Sul campo la situazione si fa sempre più difficile per i ribelli sciiti Houthi, che dopo la sconfitta ad Aden di poche settimane fa, sembrano aver perso la spinta propulsiva che li aveva portati anche fin dentro i confini sauditi.

La sconfitta di Aden, città conquistata dalla coalizione guidata da Riyadh con l’apporto fondamentale dei miliziani jihadisti di al Qaeda, si è rivelata una grande vittoria strategica per la monarchia wahabita che, come riportato da indiscrezioni di Wikileaks1, fin dal 2012 ambiva ad un porto nel mare arabico. La presa della città portuale ha posto ,però, un serio ostacolo anche al processo di pace che l’ex presidente Saleh, sostenuto dagli Houthi, stava cercando di intavolare con le potenze europee e regionali per trovare una soluzione politica. Soluzione che l’Arabia Saudita dimostra di non voler raggiungere soprattutto in un momento come questo. Dopo l’accordo sul nucleare iraniano, Riyadh, infatti, tutto vuole tranne che mostrarsi debole agli occhi dei suoi concorrenti, oltretutto attaccare lo Yemen significa colpire gli interessi iraniani nella regione. Ma a fare le spese di questa guerra per procura, in cui l’Arabia Saudita fa la parte del leone sanguinario, sono i civili. Secondo un’inchiesta, portata avanti dalla ONG Oxfam, 13 milioni di yemeniti faticano a trovare il cibo, mentre 6.5 milioni sarebbero sull’orlo della fame. Nel Paese del mondo arabo più povero e con seri problemi di sviluppo, la situazione è, da marzo scorso, precipitata e con la chiusura dei porti, principale fonte di entrata di generi alimentari, gli yemeniti hanno visto ridotte le scorte a loro disposizione. Non sono solo le bombe ad uccidere, fame e malattie crescono in maniera esponenziale e rischiano di far scoppiare ulteriore caos in un Paese già martoriato dalla guerra.

L’ingerenza saudita non provoca solo morte e distruzione dal cielo, ma ha causato anche una vera e propria emergenza umanitaria. Questo conflitto dimenticato, dove ogni giorno si contano centinaia di vittime, grava come un macigno sulle spalle non solo della coalizione di Riyadh, ma anche su quelle dell’Occidente che ha avallato tutte le scelte dei fanatici wahabiti. Tra i paesi occidentali maggiormente attivi nel perorare la causa saudita c’è il Regno Unito, il cui governo ha rivelato che almeno 150 sudditi di sua maestà starebbero lavorando nelle basi della coalizione anti-sciita. Tutt’altro che chiaro il loro ruolo, anche se la complicità tra sauditi e britannici non è cosa nuova; da maggio 2010 a maggio 2015 è stato calcolato che il governo di Londra abbia fornito armi per 4 miliardi di sterline alla controparte saudita. Una situazione imbarazzante per il Regno Unito che si trova ad appoggiare i carnefici di un popolo inerme, dimenticato dal mondo mediatico , dalla politica e lasciato alla mercé dei suoi aguzzini.

1http://www.portstrategy.com/news101/world/middle-east/wikileaks-saudi-arabia-eyes-arabian-sea-port?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter