In Siria si svolsero alcuni degli episodi più significativi della predicazione dell’apostolo Paolo. A Damasco – quarta città santa del mondo islamico dopo Mecca, Medina e Gerusalemme, allo stesso tempo però indica storicamente il territorio in cui si attestano nel 43 d.c i primi gruppi cristiani – viene adorata la tomba di San Giovanni Battista intorno alla quale tra il 705 e 715 i califfi edificarono la Grande Moschea, una delle più maestose del mondo arabo-musulmano. Ma i luoghi del cristianesimo in Siria sono ovunque, non solo nella capitale. Come a Seydnaya, un villaggio arroccato sulle montagne che è stato uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti per i fedeli cristiani, e dove ancora oggi si trova il monastero di Nostra Signora, costruito nel V secolo, appartenente al Patriarcato ortodosso di Antiochia. Come a Maaloula, una cittadina che possiede le tracce della guerra, dove si parla tuttora l’aramaico intorno al convento semi-distrutto di Santa Tecla, anch’esso costruito nel IV secolo. Come ad Aleppo,una città divisa dalla guerra, ma che in tempo di pace ospitava 300mila cristiani e che dopo Il Cairo e Beirut veniva considerata la terza città del Medio Oriente per numeri di credenti.

Oggi dal punto di vista numerico appunto, pur essendo un gruppo eterogeneo suddiviso in tre patriarcati – greco-ortodosso, greco-melchita e siriano ortodosso – questo rappresenta una delle tre comunità cristiane più importanti del Vicino Oriente, con i maroniti del Libano e i copti d’Egitto. Per questo motivo Papa Francesco nell’ultimo Angelus prima della nativitàsi è interessato a quella comunità di credenti che sopravvive a stento con grandi difficoltà di fronte all’avanzata di Daesh e di Al Nusra. “Anche quest’oggi mi è caro rivolgere un pensiero all’amata Siria, esprimendo vivo apprezzamento per l’intesa appena raggiunta dalla Comunità internazionale. Incoraggio tutti a proseguire con generoso slancio il cammino verso la cessazione delle violenze ed una soluzione negoziata che porti alla pace”, ha affermato Bergoglio.

Ma prima ancora che venisse raggiunto l’accordo in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – documento che, dopo tanto tempo, stabilisce un punto di incontro tra le posizioni di Mosca e Washington – il presidente siriano Bashar al Assad e la moglie Asmasi sono recati a sorpresa nella chiesa “di nostra Signora di Damasco” situata non lontano daJobar (quartiere in mano ai terroristi), un’area particolarmente esposta ai bombardamenti. Nelle foto e i video rilanciati dalla pagina Facebook dalla prima “donna siriana”, i due vengono accolti con gioia per poi essere invitati dai giovani coristi ad assistere alle prove dei canti. Così Bashar Al Assad, uomo di confessione alawita (ramo dell’Islam sciita) si presenta ancora una volta come custode della minoranza cristiana in Siria, Paese in cui il Natale è una festa per tutti, musulmani. compresi.

Articolo pubblicato in esclusiva su Il Giornale