Come era lecito aspettarsi, nessuna mossa clamorosa viene da Mosca. Del resto abbiamo imparato che Putin non ama giocare in modo roboante e anche Tsipras, nel suo piccolo, sembra essersi adeguato a più miti consigli e più ponderate azioni, che evitino il deflagrare della situazione e l’innervosirsi delle parti. Piacerebbe a tanti che fosse un rozzo derivato dell’apparato militare sovietico incline alle mosse avventate e grossolane, avvezzo all’arroganza; quando invece, in questi mesi, ci ha continuamente stupiti rivelandosi un finissimo calcolatore e un saggio attendista. Capace più di ogni altro attore sulla scena internazionale di pesare azioni e parole, guardandosi bene dall’effettuare qualunque tipo di mossa che possa suonare come abboccare alle numerose provocazioni di cui è stato pur vittima nell’ultimo anno e mezzo.

La Russia non interverrà dunque per aiutare economicamente, a suon di cospicui prestiti, la Grecia. L’aveva annunciato il ministro Varoufakis ed è stato confermato nell’incontro di ieri (mercoledì) fra Putin e Tsipras. Il contrario, del resto, avrebbe solo infiammato gli animi: di Bruxelles – che non sa più che pesci pigliare con il paese ellenico e con il balletto sul do ut des da quantificare e qualificare – e di Washington, alle prese con una coabitazione politica sempre più difficile da gestire, le crescenti tensioni sociali interne e la criticità dei tanti fronti di guerra aperti in giro per il mondo che non è più in grado di controllare. La Russia, per contro, non se la passa poi così tanto male e non ha bisogno di rabbiosi colpi di coda proprio ora che la situazione migliora: il rublo è in ripresa, la situazione internazionale volge lentamente a favore di Mosca in diversi scenari, l’economia è cresciuta dello 0,5% nel primo trimestre dell’anno e, pur non essendolo mai stati, si possono tranquillizzare i lettori sul fatto che i suoi supermercati non siano presi d’assalto . Può quindi permettersi di stringere accordi di altra natura invece che imbarcarsi in onerosi e fastidiosi prestiti; in altri termini, con aiuti indiretti e di maggiore impatto strategico (per lei) e di immediata e sicura convenienza (per la Grecia).

Quali? Sul tavolo sono finiti possibili sconti sull’acquisto del gas nei confronti di Gazprom (e la relativa rinegoziazione dei contratti “take-or-pay”) e la rosea prospettiva per la Grecia di divenire un vero e proprio hub del gas quando verrà ultimato il Turkish Stream (nuovo gasdotto che andrà a sostituire il naufragato South Stream). La possibilità di eliminare l’embargo nei confronti dei prodotti ortofrutticoli greci sembra una chimera, giacché eccezioni intraeuropee non sono previste; ma se anche in Russia una volta fatta la legge si trova l’inganno, ecco che con un sistema di joint venture si potrebbe ovviare ad una clamorosa zappa tirata sui piedi dei coltivatori greci, finiti loro malgrado, con le loro merci, nel calderone europeo dei beni vietati in risposta alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti (quelle sanzioni che il premier greco insiste nel definire come “una strada verso il nulla”). Mosca è il primo partner commerciale della Grecia e sino all’anno scorso importava quasi 180 milioni di frutta e verdura; nel settore energetico invece, detiene, tramite Gazprom, una quota pari al 70% dell’intero mercato del gas ellenico. In cambio, potrebbe ottenere diritti di estrazione nei giacimenti situati nelle acque territoriali greche e la proprietà di importanti assets strategici nel caso Atene optasse per alcune privatizzazioni; soprattutto, avrebbe la consapevolezza di poter contare su un alleato in seno alla Nato e soprattutto alla UE: piccolo, sì, ma con diritto di veto su decisioni di grande rilevanza. Non tanto per servirsene come cavallo di Troia, come ha ben ribadito il presidente russo, ma per cercare di aprire agli occhi ai partner europei.

Ecco la strategia di Vladimir Vladimirovic, uomo e statista dalle mille risorse. Che alla guerre, vere e commerciali, scatenate con superficialità e poca avvedutezza, risponde con mosse sagge e raffinate che profumano di grande abilità diplomatica; rinsaldando legami secolari e affiancandoci grandi vantaggi economici. I riferimenti alle comuni origini ortodosse emozionano gli animi di russi e greci rendendoli fratelli proprio alla vigilia della Pasqua, ma fare passi in avanti in materia economica in un momento così delicato, potrebbe sfociare in un vero e proprio patto di sangue.