L’incontro avvenuto ieri ad Ankara, tra la Cancelliera Angela Merkel e gli esponenti della “Nuova Porta”; il Presidente Turco Recep Tayyip Erdogan ed il Primo Ministro Ahmet Davutoglu, si inserisce in un ampio contesto geopolitico/conflittuale, ma rappresenta altresì un nuovo modello di comunicazione politica. L’oggetto dell’incontro verteva, in buona sostanza, sulle dinamiche relazionali e “contenitive”, che l’Europa propone alla Turchia, sull’intervento della Nato e delle risoluzioni create ad hoc per la “salvaguardia” dei profughi siriani, e su tutto, per mostrare al mondo, lo “sconvolgimento” della Merkel nei confronti dei raid russi nella zona di Aleppo. Nel frattempo, a Washington, il Presidente della Repubblica Mattarella, in quel de “La Casa bianca”, incontrava il Premio Nobel per la Pace – solo secondariamente Presidente USA – Barack Obama, per discutere delle sorti del Mediterraneo, della Libia – e della “mancata” pressione americana nei confronti del governo italiano, in merito alle politiche interveniste nei territori libici e subordinati solo ad un’integrità governativa – dei profughi e soprattutto della rilevanza dei diritti umani. Non solo, i miliziani jihadisti del “Califfo ben guidato” hanno rivendicato un attacco alla città di Mosul (“capitale” del “Califfato” nel governatorato iracheno), giustiziando 300 civili e riproponendo un’anacronistica politica di conquista a distanza di due anni, che potrebbe di fatto legittimare ulteriormente non tanto l’intervento dell’esercito di Baghdad nella lotta al Daesh, quanto la “solidarietà” italiana, dedita alla ricostruzione della Diga di Mosul. Per contro, le agenzie di stampa locale, solo pochi giorni fa, ricordavano il ruolo strategico della Turchia in Qatar, che non solo sposta l’asse politico/economico a Doha nella lotta anti-iraniana aprendo una base turca in territorio qatariota, ma di fatto istituisce “note” alleanze.

“La lezione”

Che gli attori politici siano in grado di intessere relazioni dedite ad un mera convergenza di interessi strategici; di conferire nuova identità al “campo politico” internazionale; di attuare altresì processi di normalizzazione di quella rappresentazione plurale e perbenista, quale potrebbe essere l’immagine pubblica di un’Europa unita, solidale e premurosa nei confronti dei migranti; di connotare politicamente – e aderendo ai medesimi contenuti – espressioni retoriche, ma per certi versi necessarie; nonché riconoscere l’apporto fondamentale di Istituti/Enti/Organizzazioni di “pace” deputati a garantire l’incolumità di una mole incommensurabile di “uomini in fuga” sì, ma dalle varie maschere del potere, ed infine, di manifestare in maniera più o meno latente l’adesione ad una coalizione piuttosto che ad un’altra; potrebbero essere definiti come i contenuti del “testo politico internazionale”; la cui trama, sempre più intrecciata ed altrettanto prevedibile, sortisce “effetti a lungo termine” tra i molteplici destinatari. Ebbene, quali sono i retroscena di simili strategie? Al netto di ogni costruzione mediatica, la famigerata zona cuscinetto tanto attesa da Erdogan pare stia prendendo forma. I profughi siriani, raggiungono il confine turco e riproponendo quanto accaduto nell’ottobre del 2014 (vedi battaglia di Kobane), chiedono di varcare la soglia. Ankara chiudeva le porte, ed Erdogan non poteva garantire sostentamenti, poiché temeva di aiutare indirettamente Obama nella lotta ai jihadisti ed al contempo i soldati di Assad. L’intervento della Turchia era subordinato, infatti,alla realizzazione della famigerata zona di sicurezza. Oggi, le determinanti della comunicazione sono le medesime, ma pare, che la Turchia abbia cominciato a costruire un campo profughi da 35 mila posti al confine di Oncupinar (Bal al – Salama); e per contro chieda agli Stati Uniti di scegliere se stare dalla loro parte, piuttosto che allearsi con i curdi siriani. Questione curda, operazioni delegittimanti nei confronti della Russia e di Assad; ma soprattutto l’adesione supina dell’Europa alle volontà del “Sultano”. Gli accordi prevedono, infatti, una risposta affermativa da parte dell’Europa alle richieste di 3 miliardi di euro per i profughi destinati alla Turchia, che di fatto, si traduce nella legittimazione delle politiche esclusiviste e panarabe di Erdogan; nonché nella normalizzazione dell’emigrazione. Inoltre, comunica la Cancelliera, pur di venire meno allo scempio compiuto a detta sua da Assad e Putin, è disposta a ricapitalizzare l’operazione. Ma quali sono le coincidenze?

Merkel ed Erdogan invocano l’aiuto della Nato e dell’Europa – mentre questa decide sul da farsi in merito all’istituzione di nuovi “garanti della moneta”- ed al contempo, Obama comunica a Mattarella la rilevanza del ruolo delle navi Nato nella gestione del “traffico” di migranti e non già nell’accoglienza dei profughi e smistamento di interessi politici ed economici. Rimembranze anacronistiche e storiche analogie legittimano operazioni di gestione dell’immagine pubblica del sé, sempre più dimentiche del “doppio standard” del Presidente Turco, durante la lotta al Daesh; si pensi alle critiche mosse nei confronti del PKK e del PYD e la scelta più che “politicamente corretta” attuata da una donna di potere in piena “campagna elettorale”. Il quesito ultimo è il seguente: se si evoca una risoluzione ONU per la salvaguardia del popolo siriano, solo oggi, vittima di raid (russi, certo), e ci si appella alle norme di sicurezza che prevedano l’incolumità dei civili, perché i medesimi argomenti non sono impiegati per preservare la precarietà della popolazione Yemenita?