Lo si è detto spesso in questi giorni dopo gli attacchi di Parigi: l’ISIS sta perdendo la sua guerra in Siria ed adesso la esporta in Europa. Ma materialmente, in che modo il califfato sta indietreggiando lì dove è nato e lì dove ha dato maggiore prova della sua barbarie? Quali le battaglie decisive in questo delicato momento della situazione in Siria? Come si sa, il quadro nel conflitto è cambiato dallo scorso 30 settembre; i bombardamenti russi, iniziati quel giorno, hanno iniziato a far lentamente rovesciare le sorti della guerra: dopo una lunga avanzata dell’esercito siriano a cavallo tra il 2013 ed il 2014, dal settembre dello scorso anno il conflitto è entrato in una fase di stallo, poi ad inizio anno sia l’ISIS che i gruppi terroristici quali, tra tutti, Al Nusra, hanno ripreso l’iniziativa spingendosi in città come Idlib, nella provincia di Latakia e soprattutto, fatto questo che ha destato maggior scalpore, nella storica città di Palmira, presso la parte est della provincia di Homs. Il lento ed incostante avanzamento di Al Nusra ed ISIS, ha quindi fatto richiedere ad Assad l’aiuto della Russia; i radi di Mosca, come detto, hanno ribaltato la situazione impedendo, in primo luogo, di far prendere ancora l’iniziativa ai gruppi jihadisti, passati prima sulla difensiva e poi in alcuni casi sulla ritirata.

La battaglia più importante è, senza dubbio, quella di Aleppo anche se nella denominazione di tale battaglia vi è un’imprecisione: attualmente non si sta combattendo nelle zone urbane della seconda città siriana, non ci sono stati movimenti nei quartieri centrali e le due battaglie vere e proprie si stanno combattendo nelle zone rurali ed in particolare in quelle a sud e ad est della città. Su quest’ultimo fronte, ha destato non poco scalpore la riconquista della base militare di Kuweires, a 15 km ad est dal centro di Aleppo. Questa base è stata difesa strenuamente per due anni dall’assedio dei miliziani dell’ISIS, nei primi di ottobre la Tiger Force, squadra di elite dell’esercito di Damasco, ha iniziato una non facile avanzata verso l’avamposto militare, fino a quando la scorsa settimana si è riusciti a rompere le ultime difese del califfato ed a penetrare dentro la base; l’ISIS in questa zona sta subendo pesanti sconfitte: molte sue squadre hanno iniziato a ritirarsi verso la provincia di Raqqa, mentre l’esercito siriano dopo aver ripreso Kuweires adesso sta avanzando in tutta la parte ad est di Aleppo, occupando l’autostrada Aleppo – Raqqa e conquistando importanti chilometri verso la zona dell’aeroporto civile dell’ex capitale economica siriana. Da Kuweires inoltre, sarebbe partita nelle scorse ore un’iniziativa dell’esercito siriano volto a guadagnare terreno anche nella sottostante provincia di Hama.

A sud di Aleppo invece, l’avversario principale è Al Nusra la quale sta subendo le più pesanti sconfitte in termini di uomini e mezzi dall’estate del 2012; l’esercito siriano da ottobre ad oggi ha guadagnato 320 km quadrati di territorio, andando ad espandersi verso città importanti come Hadher e soprattutto avvicinandosi in alcuni tratti presso l’autostrada M5, l’arteria più importante della Siria che collega Aleppo a Damasco passando per Hama ed Homs. L’obiettivo primario in questa zona, è arrivare proprio presso la M5, aprendosi vie di rifornimenti e varchi verso la provincia di Idlib, distante ormai una decina di chilometri. L’esercito siriano, una volta penetrato presso la M5, potrebbe spingersi a sud verso Saraqib, importante centro nella provincia di Idlib il quale si affaccia proprio sulla M5. In generale, si lavora quindi nella messa in sicurezza della provincia di Aleppo, prima di sferrare l’attacco decisivo in città; si vuole cercare di mettere sotto pressione i gruppi di terroristi: andare a prendere Aleppo non è impresa semplice per via della conformazione della città ed allora si preferisce accerchiarla, eliminando i gruppi jihadisti dalla zona intorno alla metropoli siriana.

Si avanza anche in un altro importante fronte di guerra; in particolare, in questi giorni l’esercito siriano ha guadagnato terreno a nord della provincia di Latakia, città roccaforte del governo di Assad e centro a maggioranza sciita. L’esercito di Damasco in particolare, sta respingendo Al Nusra e le altre organizzazione terroristiche fuori dalla provincia, stralciando quindi la pressione che questi gruppi hanno creato nei mesi scorsi in una zona della Siria in cui vi sono numerose installazioni russe e che da sempre costituisce feudo degli Alawiti. L’avanzata a nord di Latakia, assieme all’avanzata a sud di Aleppo, stringe in una morsa la provincia di Idlib, in gran parte in mano a forze non siriane dal 2012; l’obiettivo di queste battaglie è, oltre a mettere in sicurezza Latakia ed a conquistare il sud di Aleppo, quello inoltre di stringere in una morsa Idlib e riconquistarla. Idlib, è bene ricordarlo, è città strategica della Siria, essendo il quinto centro più grande del paese, oltre che territorio (fino al 2011) economicamente molto attivo. Fin qui i fronti nord e nord occidentale; ma l’esercito siriano porta avanti attacchi di successo al momento nella zona est di Homs ed in particolare a Palmira, da dove adesso dista a 4 km dalle famose rovine romane in parte danneggiate dall’ISIS.

Continua la scontro anche nelle ultime zone rurali di Damasco occupate dai miliziani; in particolare, si combatte nel Ghouta occidentale e qui gli uomini agli ordini del presidente Assad hanno recentemente occupato luoghi strategici. La capitale è saldamente nelle mani del governo siriano, ma alcune sacche di terroristi sono infiltrate e radicate in alcuni sobborghi; nei giorni scorsi comunque, alcune operazioni dell’esercito hanno permesso la presa di importanti postazioni tra Harasta e Duma, permettendo l’apertura della M5 e la continuità territoriale (e di rifornimento) con Homs. A sud di Damasco invece, si combatte ancora a Darayya; qui pare che i bombardamenti russi non siano al momento necessari e l’esercito riesce ad avanzare anche grazie alla guerra sotterranea che al momento viene combattuta nelle trincee scavate sotto la città. Altri sforzi nei prossimi giorni, si intensificheranno a nord di Hama, dove sono attese le Tiger Force le quali saranno impegnate nel tentativo di controllare la zona di Morek e, con essa, l’accesso alla M5 verso Aleppo. In definitiva, le operazioni del governo di Assad si concentrano principalmente nella zona ovest del pese, con importanti successi anche ad est tra Palmira e Deir Ez Zur; i terroristi, specie tra Aleppo ed Idlib sono in ritirata, l’ISIS inizia adesso ad indietreggiare: una volta nei prossimi mesi terminati gran parte degli assalti nella zona ovest, si entrerà verosimilmente nel cuore dei territori occupati dal califfato.