Un vero e proprio tsunami quello che si è abbattuto sulla Francia nella serata di domenica. Per la prima volta il Front National di Marine Le Pen, è in testa in sei regioni su tredici dopo il primo turno delle elezioni regionali. Un risultato storico in un Paese ancora scosso dai sanguinosi attentati terroristici dello scorso 13 novembre a Parigi. Secondo i primi dati, il partito della Le Pen, si piazzerebbe attorno al 30% su base nazionale, seguito dai Repubblicani dell’ex premier Nicolas Sarkozy, fermo al 27%. “La Francia rialza la testa. Siamo il primo partito, ha detto la leader del Front National . E’ un risultato magnifico. Nulla potrà fermare la profonda volontà del popolo”. “Siamo noi l’unico fronte veramente repubblicano”. Una vittoria pronosticabile che segna un passo importante in vista delle presidenziali del 2017, a questo punto aperte a qualsiasi risultato. Un risultato che bissa il già storico successo delle europee dello scorso anno, quando, il FN, risultò primo partito nel Paese raccogliendo il 25% delle preferenze.

La forte affermazione elettorale è tutto merito di Marine che, in pochi anni, è riuscita a trasformare un partito tradizionalmente estremista e minoritario, escluso dai grandi progetti della vita pubblica francese, nel primo movimento del Paese, in grado di governare da solo metà delle regioni. Accanto a Marine, questa volta, c’era Marion, sua nipote, uno dei volti nuovi e più promettenti della politica d’oltralpe. Figlia di Yann, la giovane rampolla della dinastia Le Pen, 26 anni, si professa cattolica e tradizionalista. Al contrario di sua zia, più “laica”, Marion è il volto giusto per attrarre i voti di quella parte di francesi più legati alle tradizioni cattoliche. Molto attaccata a suo nonno, Jean-Marie, Marion tuttavia non sembra condividerne le posizioni più estreme, che hanno attirato spesso critiche sul vecchio fondatore del partito, costringendo sua figlia Marine ad allontanarlo dopo le ultime dichiarazioni contro la comunità ebraica. Con il 42% dei voti la giovane Marion è in testa al primo turno nella regione Provence-Alpes-Cote d’Azur, una percentuale rassicurante, che la vede praticamente vincente nel ballottaggio di domenica prossima. Ma non solo Marion, tutti i big del FN sono ampiamente in testa, a partire da Marine nel Nord-Pas-Calais e Florian Philippot, vero stratega alla base del restyling del partito, che nella regione dell’Alsazia ha ottenuto il 35% delle preferenze. Unica regione in cui il movimento sembra non sfondare è quella parigina, dove in testa ci sarebbe la candidata dei Repubblicani Valérie Pécresse con il 30,5%. Magra consolazione per il grande sconfitto di questa tornata elettorale: Nicolas Sarkozy.

“Il risultato delle regionali dimostra che i francesi sono esasperati, che la Francia ha troppo “indietreggiato e lo ha fatto soprattutto in questi ultimi quattro anni. E chiedono che non arretri più”, ha detto l’ex premier. “Noi comprendiamo l’inquietudine, ma c’è il rischio che si creino le condizioni di un disordine pericoloso nelle loro regioni e nel nostro paese”. Un esito deludente per il movimento tutto nuovo di Sarkozy, che sperava di ottenere qualcosa di più specialmente dopo i tragici fatti di Parigi che, ancora una volta, hanno dimostrato la scarsa capacità dell’esecutivo targato Hollande. Se Atene piange Sparta non ride, e così il Partito Socialista al governo si conferma in profonda crisi, scivolando in terza posizione, fermo al 22%. L’effetto Parigi, però, non può spiegare il successo elettorale del Front National. A convincere i francesi non è stata la paura, ma un programma elettorale alternativo che in pochi anni ha trasformato il partito, da estremista di destra a movimento moderno, in grado di andare oltre la classica dicotomia destra/sinistra, riuscendo a raccogliere i voti anche di quel ceto popolare storicamente elettore dei partiti della sinistra.

Il segreto del successo della Le Pen non è l’identitarismo, a cui fanno costantemente riferimento i partiti della destra italiana, ma una consapevolezza che la vera battaglia politica si gioca lungo l’asse di separazione alto/basso, tra i “vincenti” della globalizzazione e i “perdenti” ed è proprio  a a questi ultimi è rivolto il programma elettorale e di restyling del partito, compiuto dall’avvocatessa parigina. Al secondo turno di domenica prossima, tuttavia, potrebbero esserci delle sorprese, come dimostrano le scelte post-elettorali del partito di governo che ha deciso di fare fronte comune con i Repubblicani in almeno due regioni, Nord-Pas-de-Calais e Provence-Alpes-Cote d’Azur, per impedire al partito della Le Pen di vincere, non a caso le regioni simbolo della cavalcata vincente del FN in cui sono candidate le due, Marine e Marion Le Pen. Ad ogni modo, a impensierire Marine Le Pen non sarà il secondo turno di queste elezioni regionali che, comunque vada, rappresentano un risultato storico. Ciò che dovrebbe preoccupare la leader del FN è il forte astensionismo, pari a quasi il 50%, che in un eventuale elezione presidenziale potrebbe giocare a sfavore dei lepenisti, portando anche i più indecisi a scegliere di votare per quel “fronte repubblicano” di cui la Le Pen e suo padre non fanno parte, ma che la “Regina” di Francia può mandare in soffitta.