Il difficile periodo di sfiducia tangibile che le istituzioni europee stanno vivendo su tutti i piani, da quello politico a quello economico, gli stati ritrovano lo spazio e la forza per avviare autonomi dialoghi bilaterali, al fine di riportare in auge rapporti inutilmente deteriorati per portare avanti cause comuni di cui non siamo portabandiera. È in questo spirito di protesta misto a mea culpa che l’Italia cerca di recuperare terreno nel rapporto di amicizia con la Federazione Russa, dopo che il Cremlino era stato messo alla porta dalla stessa UE la scorsa settimana. La Commissione Esteri dell’Unione, infatti, si era prodigata per portare al Palazzo di Vetro dell’Onu una causa di estensione delle sanzioni a Mosca a causa della situazione della Crimea, da due anni ormai tornata sotto l’egida politica, economica e sociale della Russia.

In questo contesto un po’ confuso ha avuto luogo a Mosca, presso la sede del Ministero degli Affari Esteri, l’incontro bilaterale tra Sergey Lavrov e l’omologo nostrano Paolo Gentiloni, durante il quale i due capi diplomatici hanno discusso delle linee calde della politica internazionale attuale, andando a toccare gli argomenti riguardanti la lotta al terrorismo internazionale e le difficoltà occorse tra i due Paesi nei rapporti commerciali. Ebbene, almeno a parole, sono arrivate ammissioni importanti da parte italiana. Ciò che è emerso dai dialoghi è una sorta di inversione di tendenza della linea russofoba sempre manifestata dal ministro Gentiloni, da sempre detrattore della politica russa nella questione siriana, oltre che naturalmente circa la crisi ucraina. Sabato il capo della Farnesina ha stressato su due punti importanti: impedire il rinnovo automatico delle sanzioni europee alla Russia (dopo la scadenza dell’ennesimo rinnovo semestrale il 30 giugno 2016), poiché non si tratta di una questione essenzialmente burocratica, ma deve essere discussa in chiave di realpolitik, anche in un contesto di implementazione dei famigerati accordi di Minsk, di cui fino ad ora si è ampiamente discusso ma concretizzato ben poco. La questione sanzioni, invero, sta molto a cuore all’Italia, da molti punti di vista, primo tra tutti una grossa perdita economica: nel 2015 le piccole e medie imprese dello stivale hanno perso il 34% degli introiti dovuti alle esportazioni verso la Federazione Russa, per una diminuzione totale di 3,6 miliardi di euro tra il 2013 e il 2015. La missione diplomatica italiana, coadiuvata dalle istituzioni economiche bilaterali e di supporto agli investimenti – quali Camera di Commercio Italo-russa, Confindustria Russia, GIM Unimpresa, ITA e ICE Mosca -, stanno portando avanti un importante lavoro di promozione degli investimenti privati italiani nella Federazione Russa, cercando di spostare l’ago della bilancia delle relazioni economiche su un piano di interdipendenza di lungo periodo tra i due paesi, giungendo a reciproci vantaggi; tanto più che nel mese di aprile questi incontri riprenderanno a Roma, e vedranno protagonisti il vice primo ministro russo Arkady Dvorkovich e lo stesso Gentiloni.

Anche la causa politico-militare è stata ampiamente trattata, con il ministro italiano che, dopo mesi di ostracismo verso il governo di Assad, si è speso in un atipico apprezzamento per l’efficacia dell’azione militare combinata condotta dall’aviazione russa, che ha supportato l’azione boots on the ground da parte dell’esercito regolare siriano e dei pasdaran iraniani. La concezione che si sta maturando negli ambienti politici internazionali è che sia necessario modificare il proprio assetto e rimodulare le priorità. La NATO dovrebbe virare verso una intensa lotta al terrorismo globale, e non continuare a considerare la Federazione Russa come principale minaccia alla sicurezza dei propri membri. In questa ottica la politica italiana sta compiendo, almeno a parole, un importante dietrofront che ci si augura si concretizzi in qualcosa di efficace. È evidente come i gruppi di pressione interni stiano facendo sentire la propria voce nelle relazioni bilaterali tra Roma e Mosca. La Russia è un importante interlocutore dell’Italia sotto vari aspetti, primi tra tutti il commercio e la questione energetica. Il raddoppio del North Stream e l’accantonamento del progetto South Stream è una grana che i rappresentanti dei due Paesi si impegneranno a risolvere, al fine di implementare un discorso di sicurezza dell’energia che ancora oggi coinvolge una grossa percentuale degli interessi reciproci. Roma e Mosca hanno bisogno reciproco l’una dell’altra e devono riavvicinarsi, se non vogliono farsi male a vicenda.