Giovedì 5 maggio 2016, presso la Sala Conferenze della Camera di Commercio Italo-Russa, ha avuto luogo il seminario in collaborazione con Reed Exhibitions International Sales Group, azienda multinazionale specializzata nell’organizzazione di fiere internazionali. La conferenza, sul tema de “L’industria della carta. Strategie di ingresso e sviluppo nel mercato russo”, ricorreva in relazione alla prossima edizione di PAP-FOR Russia: esposizione internazionale in materia di pulp, paper and tissue.

Durante la presentazione dell’incontro Leonora Barbiani, Segretario Generale della CCIR, ha esposto ai rappresentanti delle aziende italiane operanti nell’industria della carta, della cellulosa e del tissue i motivi della cruciale importanza dei rapporti dell’economia italiana con quella russa. L’Italia è il quarto paese cliente della Federazione Russa e il quinto fornitore a livello mondiale: l’interscambio Russia-Italia nel 2015 ammonta a 27,57 miliardi di euro, di cui 7,51 miliardi di import dall’Italia verso la Russia e 20,05 miliardi di export dal Bel Paese verso il centro politico dell’ex Unione Sovietica. Sebbene apparentemente la situazione non sia delle più rosee a causa delle sanzioni imposte a Mosca da Stati Uniti e Unione Europea, come anche a causa della diminuzione del prezzo del petrolio e del conseguente deprezzamento del rublo, le relazioni tra Italia e Federazione Russa hanno raggiunto un livello di assoluta eccellenza, al punto da meritare la qualifica di “relazioni privilegiate”. D’altro canto è anche vero che, in risposta all’embargo occidentale sulla merce russa, secondo la norma “Sui provvedimenti di attuazione del Decreto del Presidente della Federazione Russa del 6 agosto 2014 n. 560”, è stata formalizzata l’introduzione del divieto di importare in Russia determinati prodotti agricoli, materie prime e prodotti alimentari, prodotti in USA, UE, Canada, Australia e Norvegia. L’intento del Cremlino è quello di promuovere il made in Russia, rendendo la propria industria competitiva tramite l’import substitution. Una delle soluzioni messe in atto dalle imprese italiane per far arrivare comunque la propria merce nel paese di Putin è la produzione in loco. Si assiste così a un fenomeno particolare, descritto da Leonora Barbiani come “Made in Russia, but made with Italy”.

Gianluca Sala, Export Development Manager per Reed Exhibitions, dopo una breve presentazione dell’azienda specializzata nell’organizzazione di fiere internazionali, ha lasciato spazio al collegamento con Victoria Tonakanyan, Exhibition and Business Forum Director per Reed Exhibitions e Alexander Kagan, Development Director per Syktyvkar Tissue Group. Quest’ultimo, intervistato dal pubblico della conferenza, ha esordito: “La nostra compagnia è leader nel settore dell’industria cartiera russo. La maggior parte dell’attrezzatura che utilizziamo è prodotta in Italia”. Le attrezzature, le tecnologie di trasformazione della carta e i materiali chimici che fornisce l’Italia sono di ottima qualità e all’avanguardia, dice. Nonostante la crisi, il business del settore pulp, paper and tissue in Russia cresce ogni anno del 7%. Kagan aggiunge, in ultima battuta, che l’industria della Federazione predilige i produttori di macchinari esteri rispetto a quelli russi a causa del fattore economico: è più facile, a livello di produzione, investire in euro e in dollari piuttosto che in rubli: “Il denaro è troppo caro”. A seguire, Philippe Maurer e Janine Degener, rispettivamente Managing Director e International Sales & Marketing Manager Europe per Rustek S.A., giunti all’incontro da Lugano, hanno descritto le modalità di esportazione e certificazione dei prodotti dell’industria della carta. Mentre, a conclusione dell’incontro, Piera Orsi, Project Manager Trasporti Internazionali per Transmec S.p.A., ha parlato al pubblico interessato di spedizioni e soluzioni logistiche per la Russia.

A causa delle tensioni sul piano geo-politico, la Russia, terra indubbiamente ricca di risorse e opportunità di sviluppo, rimane isolata dal panorama commerciale occidentale. Si fa forte di una politica, a tratti autarchica, di import substitution per promuovere i propri prodotti e sollevare la propria economia superando la crisi che l’ha colpita dal 2014. Tuttavia, l’Italia ha saputo sostenere, in questo periodo di oscurantismo finanziario, una rete di “rapporti privilegiati” con il Cremlino. Si può parlare, dunque, di made in Russia but made with Italy?