Uccisa in Messico Gisela Mota Ocampo, la 33enne da poco eletta sindaco di Temixco che aveva dichiarato di voler ripulire la zona dalla delinquenza e dai narcos. La donna, membro del gruppo di sinistra del Partito Della Rivoluzione Democratica (Prd), vicino all’ex candidato presidenziale Andres Manuel Obrador, era entrata in carica come Primo Cittadino il giorno precedente all’agguato, venerdì 1 gennaio.

Le dinamiche dell’assalto

Nonostante al momento le informazioni sull’agguato sono ancora limitate, è possibile effettuare una breve ricostruzione per comprenderne alcune dinamiche. L’assalto all’abitazione della Mota Ocampo è avvenuto sabato poco prima delle 7 di mattina in calle de Lazaro Cardenas, nella colonia di Pueblo Viejo, a Temixco, 12 km a sud di Cuernavaca, la capitale dello stato di Morelos. Il commando, forse composto da sei persone, ha fatto irruzione all’interno dell’edificio ed ha aperto il fuoco contro la Ocampo, uccidendola sul colpo. Le guardie del corpo hanno successivamente richiesto l’ausilio della polizia locale per individuare gli assassini. In seguito due di loro sono stati uccisi durante un conflitto a fuoco in un campo della zona mentre altri tre sono stati arrestati: si tratterebbe di due ragazzini di 17 e 18 anni e di una donna di 32; le autorità locali avrebbero sequestrato loro una pistola 9 mm, un Uzi, alcune munizioni, passamontagna e un’auto, plausibilmente utilizzata per l’attacco. Fonti locali parlano di un possibile sesto membro sfuggito all’arresto, mentre il sito Reforma afferma che uno degli arrestati ha dichiarato che il gruppo sarebbe stato pagato 500 mila dollari per “fare il lavoro”. 1 

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Ipotesi più che plausibile e che indirizzerebbe i sospetti verso i cartelli della droga locali che non vedevano di buon occhio l’elezione della “lady anti-narcos”. Non è certo un caso che la Mota Ocampos è stata assassinata il giorno dopo aver preso servizio come sindaco di Temixco e con modalità così sfrontate, all’interno della propria abitazione. Un messaggio evidente: “non inizierete neanche, arriviamo dove vogliamo”.Da tenere in considerazione anche il fatto che il giorno prima il Governo di Morelos aveva dato il via all’operazione “Delta” con 600 effettivi e statali che hanno il compito di garantire la sicurezza nell’area di Cuernavaca. Un omicidio messo in atto da manodopera al soldo dei narcos? E’ presto per dirlo. Resta il fatto che nel 2015 uno studio divulgato dall’associazione civile “Consejo Ciudadano para la Seguridad Pública y Justicia Penal” aveva reso noto che Cuernavaca era diventata la città più violenta del Messico, rimpiazzando Acapulco, mentre lo stato di Morelos si guadagnava il triste primato di stato con indice di violenza più elevato del Messico.

Uno strano fatto

Secondo quanto dichiarato da “El Universal”, lo scorso ottobre Gisela Mota Ocampo era rimasta coinvolta in uno strano incidente, accusata di essersi schiantata, in stato di ebrezza, con la propria vettura contro una camionetta di proprietà di Eva Yolanda Huicochea, sorella dell’ex candidato sindaco del Pri, Andres Huicochea. La Ocampo era stata denunciata per presunte minacce dopo aver picchiato un agente di polizia; una vicenda non del tutto chiara. 2 3 4 5

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I cartelli della zona

Nonostante sia prematuro, seppur plausibile, collegare l’omicidio della Mota Ocampo ai cartelli della droga, non si può non fare un breve e generico riferimento all’intricata situazione del narcotraffico nell’area, una tematica complessa che richiederebbe comunque un’analisi a sé. Il traffico di stupefacenti nello stato di Morelos era inizialmente legato al cartello dei Beltran Leyva, con base a Sinaloa e con influenza anche in altri stati tra cui Guerrero, Puebla, Nayarit, Districto Federal e Sonora. Nel 2008, quando le forze speciali messicane arrestarono Alfredo Beltran Leyva “el Mochomo”, i fratelli Beltran accusarono “El Chapo” Guzman di tradimento e ne seguì una violentissima faida che insanguinò per settimane lo stato di Sinaloa. Nel maggio del medesimo anno il cartello dei Beltran Leyva si unì a “Los Zetas”. Nell’ottobre 2014 Hector Beltran Leyva “el Ingeniero”, sul quale pendeva una taglia milionaria sia da parte delle autorità messicane che statunitensi, venne arrestato a Guanajuto . Un duro colpo per il cartello dei Beltran Leyva ma non per il narco traffico; infatti già a partire dal 2009, in seguito alla morte del leader storico del cartello, Marcos Arturo Beltran Leyva, la “famiglia” aveva iniziato a perdere influenza e l’organizzazione aveva iniziato a frammentarsi in diversi gruppi. Nello stato di Morelos i più attivi risultavano essere i “Guerreros Unidos” e i “Rojos” anche se venivano segnalati episodi di violenza anche da parte dei “Guardianos Morelenses”. 6 Nel febbraio 2015 le forze di sicurezza messicane arrestarono Alejandro Aguilar Sanchez “El Charro”, capo dei “Rojos” e Ruben Mazari Sanchez, durante un controllo ad Alpuyeca, nel comune di Amapuzac. 7 Quattro mesi prima a Jiutepec, sempre nello stato di Morelos, Benjamin Mondragon Pereda “El Benjamon”, capo dei “Guerreros Unidos”, venne ucciso in un conflitto a fuoco con gli agenti federali. 8 Nonostante gli arresti e le eliminazioni dei capi-cartello, le organizzazioni non sembrano però avere particolari problemi a rigenerarsi grazie anche al radicamento che hanno sviluppato nei territori nel corso degli anni e purtroppo il Messico resta impantanato in una spirale di violenza che sembra senza fine.