La Russia di Putin è decisa più che mai ad eliminare tutte le specie di jihadisti dal territorio siriano ed invita la comunità internazionale a collaborare con il presidente Assad per raggiungere questo fine. È molto probabile che questo non accadrà poiché la Russia e il governo siriano hanno intenzioni serie, vorrebbero estirpare le minacce alla radice, non importa che siano ISIS, Al-Nusra, Al Qaida, Free Sirian Army, fronte islamico o qualsiasi altra brigata di barbari, i siriani infatti li chiamano tutti “Daesh”, mentre la soluzione degli USA, ormai consapevoli, dopo cinque anni di guerra, dell’ impossibilità di rovesciare il governo legittimo di Assad, prevede di interrompere lo spreco di risorse e mercenari in Siria spostandoli semplicemente nel Caucaso e nel Nord Africa. L’opzione di condurre una vera guerra al terrorismo non è mai stata sul tavolo delle potenze occidentali, l’unico obbiettivo in Siria era rovesciare Assad mantenendo il caos. Putin ha recentemente chiesto alle potenze occidentali di “Abbandonare i doppi standard e combattere veramente l’ISIS” invece la Casa Bianca tramite il portavoce Joshua Earnest ha minacciato la Russia di isolamento internazionale se dovesse rifiutare di unirsi alla coalizione a guida USA. Un intervento “anti-ISIS” condotto dalle potenze occidentali senza la Russia rappresenta oggi l’unica vera speranza di salvezza per l’ISIS, per questa ragione bisogna fermamente opporvisi. È chiaro che ogni alleanza anti-terrorismo che escluda la Russia sarebbe una farsa.

È opportuno ricordare al lettore che la tragedia in Siria comincia nel 2011 quando con “rivolte colorate” poi chiamate “primavere arabe” i falchi anglo-americani insieme ad alcuni magnati della grande finanza volevano sostituire i governi legittimamente eletti in nord Africa ed in Medioriente con i Fratelli Mussulmani così da poter facilmente controllare la regione. Poi in Siria, fallita la rivolta colorata, ebbe inizio la odierna “guerra civile” che non ha nulla di “civile” in quanto il popolo siriano rimane asserragliato attorno al suo presidente come confermato dalle elezioni del 2014 dove Assad è stato rieletto con percentuali vicine al 90%. I nemici dello stato sono sempre stati nient’altro che criminali pagati per combattere. È opportuno ricordare al lettore che gli USA e l’Inghilterra hanno addestrato e rifornito di attrezzature militari decine di migliaia di mercenari in campi gentilmente concessi da Giordania e Turchia come più volte confermato oltre che da esperti sul luogo anche dagli insospettabili “The Wall Street Journal” , “Washington Post”, Brooking Institute” e dallo stesso Cameron il quale a giugno ha ribadito il fatto che “La Gran Bretagna darà armi ai ribelli fino al rovesciamento di Assad”. Arabia Saudita e Qatar hanno finanziato la restante parte degli 80 milioni di euro a settimana necessari all’ ISIS per sopravvivere. Dico la restante parte perché è un fatto ormai noto che la Turchia oltre a fornire protezione agli estremisti ha favorito l’ingresso del petrolio controllato dall’ ISIS nei mercati internazionali per massimali di guadagno da 10 milioni di euro al giorno. Anche la Francia non ha mai smesso di fornire supporto ai ribelli inviando regolarmente attrezzature belliche. Ma senza dubbio la più grande collaborazione alle milizie jihadiste, in specie ad Al Nusra, è arrivata da Israele il quale non ha esitato ad utilizzare la propria aviazione per colpire posizioni dell’ esercito Siriano fino a 45 km da Damasco, non ha esitato a offrire i suoi ospedali ai guerriglieri dell’ ISIS, e non ha esitato a riempire Moschee di artiglieria nei territori controllati da Al-Nusra come più volte confermato dallo stesso presidente Assad il quale recentemente in un intervista alla TV libanese AL Manar ha ribadito:” Israele ci combatte sostenendo i terroristi”. Fortunatamente grazie alla collaborazione delle milizie libanesi di Hezbollah l’esercito siriano ha ottenuto enormi vittorie contro Al Nusra nelle città di Zabadani e Salqin.

Qualsiasi cosa deciderà la “comunità internazionale” nelle prossime ore, la posizione della Russia sembra cementificata su quella del ministro degli esteri Sergej Lavrov: “La Siria non sarà un altra Libia” e oggi può dirlo con cognizione di causa in quanto nel 2011 per legittimare il bombardamento della Libia venne usata come scusa il “faremo qualsiasi cosa per difendere i civili” appellandosi al capitolo 7 della Carta delle nazioni unite, allora la Russia si astenne dal votare ma oggi è determinata a porre il suo veto a qualsiasi forma di autorizzazione internazionale ad una guerra propagandistica condotta da pseudo coalizioni internazionali. Se la posizione delle potenze occidentali rimane quella sintetizzabile nella frase di Obama: “La comunità internazionale ha deciso che è per Assad è il momento di andare”, la posizione di Putin: “Saranno i siriani a decidere se Assad deve rimanere o andare” prevarrà e il risultato sarà che Assad rimarrà al suo posto e le potenze anglo-americane perderanno. Se invece accetteranno la proposta russa e collaboreranno con il governo siriano per eliminare la minaccia fondamentalista sarà una grande vittoria per la Siria e per il mondo intero. In entrambi i casi la vittoria dello statista Bashar Al Assad sembra essere soltanto questione di tempo. Ogni ora però costa numerose vittime ed inevitabilmente, anche se l’informazione internazionale non ne fa voce, ricadranno una per una sulla coscienza del premio nobel per la pace Obama.