Già da diversi mesi è noto al pubblico che tra le mail trafugate nello scandalo Wikileaks ce ne siano alcune che rivelino informazioni delicate sui giochi di potere in Vaticano. Una in particolare vedeva coinvolto John Podesta – responsabile della campagna elettorale di Hillary Clinton – il quale affermava inequivocabilmente, già nel 2012, che l’amministrazione Obama e lui stesso avevano lavorato negli anni per suscitare quella che definisce una “Catholic Spring”, una primavera cattolica. Fine di questa operazione era, a quanto si capisce, rendere inoffensiva sotto il profilo etico la Chiesa Cattolica negli States soprattutto nella sua opposizione a Obama, orientandone le prerogative ed il potere di opinion making.

BERLIN, GERMANY - JULY 05: German Chancellor Angela Merkel and Argentinian President Mauricio Macri (not pictured) speak to the media during Macri's visit on July 5, 2016 in Berlin, Germany. Macri's visit to Berlin is mainly focused on economic issues and German investment in his country. (Photo by Sean Gallup/Getty Images)

“Una persona che pensa solo a costruire muri e non a costruire ponti, non è Cristiano” – Foto Sean Gallup/Getty Images

Il metodo a quanto si era appreso sarebbe stato quello di creare gruppi ad hoc all’interno della Chiesa stessa che sarebbero serviti come strumenti di influenza politica all’interno della gerarchia ecclesiastica; due di questi gruppi sono Catholics in Alliance for the Common Good e Catholics United. Nel frattempo hanno luogo le presidenziali e l’imponderabile accade: The Donald (che aveva promesso inchieste sulla Clinton circa gli scandali di Wikileaks) viene effettivamente eletto come nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Il giornale cattolico The Remnant coglie quindi la palla al balzo e pubblica una lettera destinata a Donald Trump in cui si richiede l’apertura di un’inchiesta volta a verificare tutti i modi in cui l’amministrazione Obama ed Hillary Clinton abbiano effettivamente potuto interferire negli affari interni della Chiesa e propone un’altra prospettiva ancora più grave: la possibilità che proprio queste manovre di palazzo abbiano portato al “regime change” Vaticano con l’abdicazione di Benedetto XVI e l’elezione di Francesco. Il regime change è in effetti stato l’esito ultimo di diverse primavere arabe e se questo era l’archetipo socio-politico su cui Podesta e Clinton stavano basando la loro azione di lobbing, una simile teoria non risulterebbe troppo irreale.

The Remnant infatti fa notare come il nuovo papa abbia avuto parole fuori dall’ordinario contro Donald Trump in piena campagna elettorale, particolarmente contro la famosa ipotesi proposta dall’ormai Presidente di erigere il ben noto muro tra USA e Messico. Il Santo Padre era arrivato in quell’occasione a mettere addirittura in dubbio la “cristianità” di Trump. Un intervento a gamba tesa che poteva compromettere gli esiti elettorali in favore di una Hillary Clinton, tutt’altro che amica delle istanze etiche cattoliche. Il newspaper americano conclude la sua nota chiedendo di conseguenza a Trump di aprire un’inchiesta in questo senso:

particolarmente su quali furono le azioni intraprese dall’amministrazione Obama per fomentare questa “primavera cattolica”, perchè l’NSA stesse monitorando il conclave, qual’era la natura di un incontro privato tra il vecchio vice presidente Biden e Benedetto XVI nel 2011 e se George Soros abbia avuto un ruolo in tutto ciò.

Ma questa è solo la prima parte degli scandali che coinvolgono il Vaticano allo stato corrente. L’altro fronte caldo Oltretevere è diventato col passare dei mesi il Sovrano Militare Ordine di Malta, uno degli Ordini più antichi della Chiesa e diretto discendente delle opere ospedialiere a Gerusalemme nel periodo delle Crociate. Allo stato attuale gode di uno status molto particolare: rimane principalmente impegnato nell’assistenza agli ammalati e ai bisognosi, ma viene allo stesso tempo riconosciuto sia come soggetto giuridico della Chiesa, sia come soggetto di diritto internazionale, con proprie ambasciate e sedi diplomatiche in tutto il mondo. Ebbene da diverso tempo è in atto uno scontro tra il Papa e l’Ordine stesso circa la sospensione del Gran Cancelliere Boeselager, il quale aveva autorizzato una distribuzione di contraccettivi e abortivi in Africa. La scoperta di questo fatto (la cui reale durata è tutt’ora oggetto di dibattito) ne aveva provocato l’allontanamento dall’Ordine. Il Papa si era opposto duramente a questa scelta, nominando a dicembre una sorta di Commissione vaticana che facesse luce su quanto accaduto.

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Papa Francesco in un incontro con il principe gran maestro Fra Matthew Festing

Per tutta risposta il Gran Magistero dei Cavalieri di Malta aveva reagito con fermezza a questa scelta dichiarando che la decisione presa era affare interno all’Ordine, il quale in virtù della sua sovranità, rifiutava qualunque intromissione vaticana. Ma l’Ordine di Malta è un ordine religioso e così il Papa, cambiando nettamente comportamento e strategia avrebbe richiesto le dimissioni del Gran Maestro Festing, il quale vincolato al voto di obbedienza non ha potuto più opporsi, dimettendosi il 24 gennaio. Quel che è successo dopo può essere vista come la Caporetto su tutta la linea per la sovranità dei Cavalieri di Malta: dopo le dimissioni di Festing tutti gli atti ufficiali presi dal 6 dicembre (dall’allontanamento di Boeselager in avanti) vengono dichiarati nulli e invalidi, mentre Papa Francesco procede a nominare un Delegato Speciale per le relazioni tra i Cavalieri di Malta e il Vaticano, almeno fino alla nomina di un nuovo Gran Maestro. Una manovra politicamente pesante, come un macigno, e che inficia l’effettiva sovranità dell’Ordine e il suo spazio di manovra.

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Impero contro Papato, Papato contro Cavalieri. Nulla di nuovo sotto il sole

Per concludere il Vaticano è sotto un particolare momento geopolitico che a raccontarsi comunemente, si stenterebbe a credere: se venisse confermato il quadro come viene descritto dalle fonti citate sopra, la prima superpotenza mondiale avrebbe complottato un regime change contro lo stato più piccolo del mondo, per imporre un Papa in linea con i dettami dell’amministrazione Obama e una potenziale futura amministrazione Clinton; lo stesso Papa poi in quanto leader religioso e capo dello stato più piccolo del mondo, avrebbe attaccato le decisioni interne dell’unico stato al mondo senza territorio, ottenendo infine la testa del suo capo e quello che sembra un commissariamento de facto di tutto l’ente in questione. L’ipotesi della rivoluzione colorata in Vaticano resta però, allo stato attuale delle cose soltanto un’ipotesi peraltro difficile da confermare in via ufficiale: Donald Trump infatti sembra aver dimenticato la promessa elettorale di investigare sulle manovre di Hillary Clinton emerse dallo scandalo Wikileaks. Senza un’inchiesta complessiva su questi fatti, difficilmente ne avrà luogo una più dettagliata su un singolo episodio della stessa saga. Ma queste sono le “alte sfere”. Anche il basso popolo però comincia a mostrare segni di insofferenza per la gestione attuale della Chiesa: Roma lo scorso sabato mattina si è svegliata invasa da manifesti di critica all’operato del Papa, una contestazione non proveniente da ambienti anticlericali o anticattolici, bensì proprio da novelli Pasquino cattolici, i quali denunciano un attegiamento reale del Santo Padre ben diverso e molto meno misericordioso di quanto propagandato dai media. Tra i punti di critica presenti nel manifesto, anche l’operato contro l’Ordine di Malta.