Il presidente russo si è recato ieri a Istanbul per il 23esimo World Energy Congress, dove ha incontrato Recep Tayyip Erdogan e il leader venezuelano Maduro. È il primo viaggio di Putin in Turchia dopo l’abbattimento del caccia russo in Siria e, sebbene il presidente turco si sia già recato a San Pietroburgo, il tentativo di trovare un’intesa tra i due vicini pare essere vicino a un accordo definitivo. Da qualche giorno infatti i Media vicini al governo di Ankara non fanno altro che sottolineare come il pilota responsabile dell’abbattimento sia in custodia e che sia un uomo di Fethullah Gulen, come per prendere ulteriormente le distanze da quell’atto sconsiderato.

Erdogan ha più volte, nelle settimane passate, preso le distanze dall'abbattimento del jet russo in Siria

Erdogan ha più volte, nelle settimane passate, preso le distanze dall’abbattimento del jet russo in Siria

I due presidenti a margine del forum hanno discusso del ripristino delle relazioni tra i due Paesi, di Turkish Stream e d’investimenti comuni. Entrambi, pur sospettosi delle loro reciproche intenzioni, hanno bisogno l’uno dell’altro per risolvere la situazione siriana. La zona cuscinetto occupata dall’esercito turco lungo la frontiera assicura a Erdogan di scongiurare l’unione tra i curdi siriani e quelli anatolici, ma serve anche a spostare i campi profughi fuori dal proprio Paese; allo stesso modo però garantisce a Putin (e quindi al suo alleato Assad) di poter evitare qualsiasi velleità indipendentista della regione curda e consentire al’esercito lealista di concentrarsi sul fronte di Aleppo. Svanita la richiesta di imporre una no-fly-zone nel nord del Paese e svanita la possibilità di rimuovere Assad dal potere – palesata dall’unanime voto della Duma che conferma l’impegno russo nel restare a lungo in Siria -, il bilaterale tra i due presidenti è un pragmatico esempio di real politik. Il raffreddarsi del rapporto con gli americani in seguito al golpe fallito – che in molti sospettano possa essere stato svelato dagli stessi russi – ha aperto la strada per il negoziato. Erdogan non si fida più di Obama, non solo per l’atteggiamento ambiguo mostrato durante il colpo di Stato, ma anche per la sensazione che il presidente americano a fine mandato non abbia neppure il controllo del suo esercito (come dimostrato dal bombardamento “erroneo” di Deir Ezzor). Putin d’altronde ha bisogno di risolvere l’assedio di Aleppo prima che si insedi il nuovo presidente si insedi alla Casa Bianca per negoziare da una posizione di forza e a bisogno del supporto esterno del sultano.

Il Turkish Stream è il progetto con il quale la Russia porterà il suo gas nel Mediterraneo dalla Turchia

Il Turkish Stream è il progetto con il quale la Russia porterà il suo gas nel Mediterraneo dalla Turchia

Non solo infatti Erdogan ha richiamato a nord tutti i ribelli “moderati” per partecipare all’operazione Scudo dell’Eufrate, lasciando ad Aleppo est solo gli jihadisti ex-Al Nusra e dell’Isis che tengono in ostaggio la popolazione; ma, soprattutto, la strategia “cecena” di rendere impossibile la vita nei quartieri assediati per costringere gli abitanti ad andarsene, può giovarsi dei nuovi campi profughi che la Turchia sta allestendo oltre confine. Questo permetterebbe di poter ripulire la città dai terroristi facendo entrare l’esercito in città. La convergenza pragmatica tra i due attori regionali si svela anche dal silenzio che il presidente turco sta tenendo proprio nei confronti di ciò che accade ad Aleppo, a differenza dell’isteria delle cancellerie occidentali e particolarmente dalla Francia. Erdogan ha parimente fretta di far ripartire il progetto della centrale nucleare di Akkuyu e di restaurare l’accordo bilaterale da 100 miliardi, recuperando l’interscambio tra i due Paesi, facendo togliere alla Russia l’embargo su frutta e verdura e sui visti per i cittadini turchi, primo passaggio verso un accordo di libero commercio tra i due Paesi che dovrebbe partire entro la fine del 2017.