Kavkazpress in esclusiva per L’Intellettuale Dissidente

Il 5 agosto cominciano i XXXI Giochi Olimpici, accompagnati dallo scandalo del doping iniziato dalla WADA (World Anti Doping Agency) contro la nazionale russa. Però secondo i dati statistici della stessa WADA per l’anno 2014 la Russia occupa solo la 19esima posizione nell’elenco dei Paesi più “sporchi” (con atleti legati a episodi di doping), fermo restando che davanti a lei si trovano paesi come Belgio, Francia, Norvegia, Spagna.
I controlli selettivi degli sportivi si effettuano per nazionalità di provenienza, ciò viene confermato dalla statistica della WADA. La quantità maggiore di prove è stata raccolta nel 2014 in Cina, cioè 13180. Al secondo posto in questo senso si trova la Russia con 12556. Invece negli Stati Uniti, la cui nazionale costituisce l’avversario principale della Russia e della Cina, sono state prese solo 7167 prove, meno di quelle della Gemania e della Francia. E’ dunque possibile che sia l’amministrazione americana a gestire anche la WADA?
Gli esperti indipendenti nell’ambito dello sport, dopo aver studiato accuratamente il report, hanno scoperto una serie di non-corrispondenze a causa delle quali il report della WADA appare ambiguo:
Nel report della WADA si parla del prepotente FSB (Servizio Federale per la sicurezza della Federazione Russa), capace di aprire le provette con il doping senza lasciare tracce. La compagnia tedesca Klaus Metzler Eckmann Spillmann si è detta molto sorpresa nel sentire che qualcuno riuscisse ad aprire i contenitori sigillati e poi riutilizzarli di nuovo. Il rappresentante della compagnia Hans Klaus dichiara: “I nostri contenitori hanno un livello massimo di sicurezza, hanno passato il test di una compagnia svizzera e quello degli enti pubblici. Non sappiamo con quale metodo i membri della commissione della WADA abbiano aperto i contenitori ma, secondo le nostre ricerche, non é possibile aprirli senza danneggiarli”.
WADA presenta anche alcune infondate testimonianze di impiegati, i quali non hanno mai lavorato presso RUSADA (Russian Anti-Doping Agency). Così nel report della Commissione McLaren si parla di un tale Evghenij Antil’skij. Nel giorno della pubblicazione del report, RUSADA però ha dichiarato che Evghenij Antil’skij non è mai stato un suo impiegato.
Inoltre, uno dei capi d’accusa del report è la distruzione illegale di 1147 prove-doping, che erano conservate nel laboratorio di Mosca. Forse la decisione del loro riciclagio l’ha presa personalmente l’informatore della WADA Grigorij Rodčenkov. Nel report della WADA il personaggio in questione dichiara che le prove sono state cancellate a causa del sovraffollamento dei congelatori, anche se precedentemente era stato egli stesso ad aver comunicato ai media che le prove venivano sempre conservate nel laboratorio. Proprio per questa menzogna Rodčenkov è stato rimosso dall’incarico di direttore del Centro Anti-doping di Mosca.
E’ poi interessante il fatto che nel laboratorio WADA, per un errore di un’addetta alle pulizie si siano rotte tutte le prove degli sportivi dal 1990 al 2016, proprio prima della visita della commissione russo-austriaca. Dove sono le rivelazioni clamorose della WADAE’ possibile che l’attuale amministrazione della WADA sia al servizio degli Stati Uniti?
A parte Rodčenkov, più volte colto in fallo, la principale informatrice della WADA è l’atleta russa Julia Stepanova, risultata positiva al doping. L’infondatezza della sua deposizione ha confermato la decisione dello IOC (International Olympic Committee) di proibirle di partecipare ai giochi di Rio per l’uso di doping.
In tutte queste torbide storie solo la direzione dello IOC ha confermato la fedeltà al principio olimpico: “Lo sport resti fuori dalla politica!” Il presidente dello IOC Tomas Bach, prima di prendere una decisione, si è trovato davanti ad una difficile scelta. Da un lato doveva redigere il verdetto della Agenzia Mondiale Anti-Doping (WADA) secondo il quale la Russia avrebbe dovuto subire la punizione più pesante. A ciò si aggiungeva la posizione di qualcuno dei rappresentanti dei comitati olimpici nazionali. Per giunta l’opinione comune fomentata dalle ultime notizie infondate sull’approvazione del governo all’uso di doping in Russia, era fondamentalmente per la totale esclusione del Paese colpevole. Dall’altro lato, il principio della “presunzione di innocenza” è fondamentale quando occorre prendere una simile decisione. Anche il Presidente della IOC Tomas Bach nella situazione venutasi a creare si è dimostrato imparziale e saggio, seguendo il principio: “Lo sport resti fuori dalla politica!”