La Siria non è stata ancora bonificata dal terrorismo, anzi le notizie dal fronte non sono positive; la guerra vive una fase di stallo per l’esercito siriano, il quale però non sembra comunque allo sbaraglio o sul punto di capitolare. Il conflitto, in generale, è in un momento in cui nessuna delle parti in causa sembra in grado di prendere il sopravvento sull’altra; ma non c’è modo migliore per risollevare il morale della popolazione, che nell’ammettere direttamente la verità, incitando tutti a continuare a combattere per la libertà e l’indipendenza della nazione. Lo ha fatto il presidente Assad nella giornata dei martiri a Damasco, la scena si è ripetuta ad Homs lo scorso 9 maggio; ma qui, nella terza città siriana, l’aria era decisamente diversa: era aria di festa, voglia di dimostrare che la Siria ha la forza oggi per apparire il più possibile un paese normale e pronto a riprendersi il suo futuro. Il 9 maggio infatti, era la festa della liberazione di Homs; esattamente 12 mesi prima, i gruppi terroristici lasciavano la prima città che si era rivoltata contro il governo di Assad, con le truppe dell’esercito siriano che rientravano in centro rendendo Homs una città sicura e senza più terroristi.

Una città distrutta, rasa al suolo, ma pronta ad essere ricostruita; un anno dopo, Homs si presentava festante, con i suoi abitanti in strada a celebrare un ritorno alla vita di tutti i giorni che ad un certo punto sembrava non più possibile. I terroristi arroccati in centro, l’esercito siriano che assediava le ultime sacche di resistenza, questo gioiellino urbano è stato uno dei teatri di guerra più importanti e devastanti di questo furibondo e funesto conflitto; vetrine rotte, polvere di calcinacci per le strade, ancora qualche carro armato abbandonato in alcune ville cittadine, Homs si presenta ancora così dopo un anno, ma soltanto adesso i cittadini stanno tornando. In alcuni quartieri, è già tornata l’elettricità e l’erogazione idrica, in altri è possibile pure trovare connessione; in centro, ha riaperto una farmacia, mentre non è più difficile trovare panetterie od altre botteghe che producono o vendono generi di prima necessità. La vita quindi, pur tra le macerie e mille difficoltà, inizia a tornare: la festa dello scorso 9 maggio, vuole indicare la rinascita di Homs, ma anche dell’intera Siria, in un momento in cui il governo fa fronte ad una certa difficoltà nel bloccare l’avanzata estremista.

Una boccata di ossigeno per i siriani che sperano nel ritorno alla vita dell’intera nazione, ma anche per i tanti che vedono all’estero nella Siria un baluardo di difesa contro gli assalti e l’arroganza dei poteri imperiali. Il miracolo siriano, volto alla resistenza contro l’ennesima aggressione finanziata da occidente, Israele e petromonarchie, in tutto il mondo è emblema di forza e coraggio, ma soprattutto dimostrazione della non imbattibilità di chi vuole a tutti i costi ledere la sacrosanta e legittima sovranità delle nazioni non schierate con l’asse che al momento forma la base del potere nello scacchiere internazionale. Un indietreggiamento dell’esercito siriano al nord e nelle regioni di Raqqa, aveva dato sia a livello interno che all’estero un certo scoraggiamento; da Homs, città ripulita dal terrorismo, si vuole far capire che le scene di festa e giubilo del 9 maggio, potranno ripetersi anche ad Aleppi, Raqqa ed in tutti gli altri centri in mano ad ISIS ed altri barbari e beceri gruppi terroristici. La festa di Homs, ridà coraggio alla Siria: era utopia riconquistare una città che era stata persa quasi subito nel conflitto, invece 12 mesi fa il miracolo è riuscito e, nonostante mille difficoltà, si può ripetere.

La Siria insomma vuole vivere, Homs ne è la dimostrazione; ogni giorno, si ripuliscono strade, si riaprono negozi e si cerca di riparare case ed abitazioni distrutte. Il volto della città è cambiato nel giro di un anno, ma ancora non è tornato a splendere: il sorriso sui suoi abitanti però sì ed è questo quello che incoraggia maggiormente. A breve arriveranno anche i sussidi del governo: si rifaranno fogne, strade, linee elettriche e telefoniche in quei quartieri dove entusiasmo e buona volontà non bastano a cancellare i segni della guerra. Assad ed il suo governo non sono in caduta libera; le città riconquistate sono già in fase di ricostruzione: mancano solo gli ultimi tasselli, non sarà affatto facile metterli a posto, ma lo spirito di Homs libererà tutta la Siria.