L’intervista a Tayyip Erdogan, fatta da RaiNews24, è apparsa piuttosto controversa da un punto di vista etico. E’ giusto dare spazio sulla tv pubblica a un personaggio politico che è a capo di una spaventosa repressione nei confronti di chiunque osi opporsi ai suoi piani? Giornalisti, accademici, oppositori politici, figure religiose e politiche non allineate, agenti e magistrati “colpevoli” di aver indagato sul suo entourage. Erdogan non ha risparmiato e non risparmia nessuno, forse si sente il padre padrone della Turchia in seguito a una contestata vittoria elettorale, dimenticando però che “democrazia” significa “tutela delle minoranze” e non “dittatura della maggioranza”. Un Erdogan che, tra le varie cose, lo scorso gennaio citava niente meno che Adolf Hitler come esempio di presidenzialismo forte a cui fare riferimento per la sua Turchia.

D’altro canto però l’intervista fatta al presidente turco non ha certo giovato alla sua reputazione di “leader”, già pesantemente compromessa a livello internazionale e che in Europa trova sostegno quasi esclusivamente in quei settori dell’Islam politico legato alla sua area ideologica e all’interno di alcune aree della diaspora turca e siriana anti-Assad. Insomma, se Erdogan con l’intervista cercava di promuovere la propria figura di “leader forte”, probabilmente ha fallito ed anzi, potrebbe addirittura essere caduto in un trappolone. Del resto era prevedibile, visto che in pochi minuti è riuscito a fare tutto quello che era meglio non fare: a schierarsi nuovamente a favore della pena capitale, a minacciare l’Europa di farla invadere da profughi se non verranno aboliti i visti per i cittadini turchi, si è intromesso nell’inchiesta aperta dalla Procura di Bologna sull’ipotesi di riciclaggio di somme di denaro che il figlio, Bilal Erdogan, avrebbe portato con sè in Italia, dove era arrivato per continuare i suoi studi all’università statunitense John Hopkins di Bologna e da dove era dovuto ripartire in seguito al fatto giudiziario. Dopotutto Erdogan aveva “purgato” polizia e magistratura turca nel momento in cui avevano osato indagare su casi di corruzione che anche in quel caso (dicembre-gennaio 2014) avevano visto coinvolti familiari e uomini vicini al presidente turco.

Anche in quell’occasione Erdogan aveva puntato il dito contro Fetullah Gulen, l’imam moderato in esilio negli Usa che oramai sembra essere diventato la causa di qualsiasi evento che non rientra nelle linee di pensiero del presidente turco. E’ così che i golpisti diventano pedine manovrate da Gulen, così come lo sarebbero i magistrati che si permettono di fare il proprio lavoro, i giornalisti che osano criticare Erdogan, gli accademici che osano schierarsi a favore di una potenziale pace con i curdi, gli oppositori. Tutti complottisti e golpisti al soldo di Gulen. Ciliegina sulla torta? Le accuse alla Mogherini: “Mogherini non deve parlare da fuori – dice ancora Erdogan -, deve venire in Turchia a vedere di cosa parla. Quando a Parigi muoiono 5-6 persone Mogherini si è recata subito. In Turchia è in corso un golpe contro la democrazia e non è venuto nessuno in visita”.

Chissà a quale golpe faceva riferimento Erdogan, a quello fallito (ammesso che di golpe si trattasse, c’è chi nutre seri dubbi al riguardo) o a quello messo in atto dallo stesso presidente e ancora in corso? Sarebbe risultato interessante sapere poi come Erdogan avrebbe potuto giustificare l’invio di armamenti ai jihadisti, scoperto da giornalisti di un quotidiano turco successivamente assaltato e chiuso e il cui direttore è stato arrestato. Chissà come Erdogan avrebbe spiegato la presenza di comandanti dell’Isis curati negli ospedali turchi del sud del paese nonché le quattro chiacchiere fatte tra militari turchi e jihadisti sul confine turco-siriano, tutto ripreso da telecamere. Una cosa è certa, la Turchia di oggi non ha più i requisiti per entrare nell’UE e nemmeno per restare nella NATO. Repressione di oppositori, persecuzione della stampa non allineata, intromissioni in questioni di altri paesi, mancato rispetto di accordi, strani rapporti con gruppi definiti “terroristi” da quella NATO che li starebbe combattendo. Il degenerare della situazione turca e di Erdogan trascina nell’imbarazzo UE, Stati Uniti e NATO, con rischio di perdita di credibilità. Sarebbe poi interessante vedere un maggior impegno da parte di organizzazioni per i diritti umani che con la Turchia appaiono piuttosto tiepide, se non altro rispetto ad altri casi mediorientali come quello a favore di Gaza e contro al-Sisi in Egitto.

Fonti:

http: /www.repubblica.it/esteri/2016/01/02/news/erdogan_hitler_esempio_di_presidenzialismo_e_scoppia_il_caso-130494622/

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/figlio-erdo-lascia-litalia-accuse-riciclaggio-1232248.html

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/stati/turchia/2014/01/15/Turchia-Erdogan-dietro-Mani-Pulite-tentativo-colpo-stato_9905161.html