Era il 7 dicembre 2004: il tandem Bush – Cheney alla Casa Bianca era stato da poco rieletto, proprio il vice – presidente statunitense quel giorno volava da Washington a Kabul per assistere alla cerimonia di insediamento di Hamid Karzai alla presidenza dell’Afghanistan. In quell’occasione, andava in scena lo spot a stelle e strisce, che nelle intenzioni dell’amministrazione USA doveva in qualche modo rappresentare il successo definitivo della campagna militare del 2011, immediatamente successiva agli attacchi dell’11 settembre.

Foto, sorrisi, giuramenti sul Corano, abbracci e soprattutto una chiara dichiarazione proprio di Dick Cheney: ‘L’Afghanistan adesso è pacificato e democratico, gli altri stati della regione prendano esempio’. Siamo nel 2016 ed ecco che, al contrario, si è costretti a commentare un altro, l’ennesimo, attentato nel cuore di Kabul: proprio pochi giorni fa infatti, tre kamikaze nascosti dal burqua si sono fatti saltare in aria in mezzo ad una manifestazione di cittadini di etnia Hazara, provocando 80 morti.

Quegli stessi cittadini, forse nel 2001 erano tra coloro che credevano che il loro paese fosse stato democratizzato e così, bandiere e cartelloni alla mano, si erano pacificamente recati presso il centro di Kabul per protestare contro una decisione a dir poco discriminatoria del governo: fermare il progetto destinato a portare l’elettricità nelle province dove gli Hazara sono maggioranza, per dirottare i fondi su altre regioni. In un paese democratico, in primo luogo non si attuano discriminazioni etniche ed in secondo luogo se si protesta contro il governo, non si dovrebbe correre il rischio di saltare in aria; ma quello del 7 dicembre 2004, era per l’appunto un mero spot pubblicitario capace di nascondere la vera realtà afghana, emblema del fallimento americano e della NATO.

Oggi l’Afghanistan non sono è ben lontano dalla normalità, ma la situazione è ancora peggiore rispetto anche allo scorso anno: migliaia di truppe internazionali, miliardi di Dollari di investimenti in strutture militari e quant’altro, ma il quadro afghano è sempre più complicato e difficile da gestire, con il conteggio di vittime innocenti che sale di settimana in settimana. L’attentato contro gli Hazara poi, ha un altro importante elemento da tenere in considerazione e che testimonia come le crescenti difficoltà nel paese: è il primo rivendicato in Afghanistan dall’ISIS.

Il califfato è arrivato anche qui: la NATO, dopo 15 anni, non è riuscita a sconfiggere i Talebani, che anzi controllano gran parte delle zone rurali del paese, ed adesso sotto i suoi occhi arrivano i miliziani di Al Baghdadi. Che l’ISIS colpisca poi, come primo obiettivo, proprio gli Hazara non è nemmeno un caso: questa etnia è in gran parte di religione musulmana sciita, dunque gli affiliati a Daesh adesso vogliono portare in Afghanistan lo scontro interreligioso che ha già mietuto vittime (tra razzie ed attentati kamikaze) tra Siria ed Iraq. A Kabul, come in altre province del paese, il pericolo di nuovi scontri etnici e religiosi è adesso molto forte; se il problema prima era solo rappresentato dagli attentati dei Talebani, i quali il più delle volte hanno colpito obiettivi militari (l’Italia, con i suoi trenta e passa militari morti dal 2002 tra Kabul ed Herat ne sa qualcosa), adesso gli afghani devono preoccuparsi per il pericolo di ritrovarsi nello stesso scenario che da anni vive Baghdad, ossia un kamikaze che si fa saltare in luoghi affollati ed irrompe violentemente nella quotidianità di una comunità.

Il mosaico afghano ha un equilibrio molto precario, viste le tante etnie e le tante religioni di cui è composto; se l’ISIS prende piede qui, questo mosaico già pericolosamente in bilico rischia di frantumarsi velocemente e con conseguenze ancor più devastanti per il paese ed il tutto, è sempre bene ribadirlo, sotto gli occhi dei militari occidentali della NATO.

Da anni si parla della necessità di coinvolgere parte dei Talebani nel processo politico dell’Afghanistan, adesso rischia di essere troppo tardi e potrebbe non bastare per pacificare il paese; l’ISIS è uno spauracchio ben peggiore degli estremisti studiosi del Corano che dal 1996 al 2001 hanno governato dal loro quartier generale di Kandahar, i miliziani fedeli alla bandiera nera vogliono dividere ancor di più l’Afghanistan e potrebbero far ‘risvegliare’ molti signori della guerra parzialmente tenuti a bada negli ultimi anni, oltre che ulteriormente radicalizzare ed estremizzare la società civile afghana.

L’attentato contro gli Hazara, oltre che deprecabile per via dei tanti morti innocenti e del tanto sangue che ha fatto versare ancora una volta in una Kabul sempre più nel caos, è inquietante per tutte le conseguenze a cui può portare e per essere per l’appunto ‘l’esordio’ dell’ISIS in Afghanistan. Sono passati 12 anni quasi da quel 7 dicembre 2004, ma sembra essere passato un secolo: il paese asiatico è tutto tranne che pacificato, la guerra portata qui nel 2001 non ha esportato alcuna democrazia e, come in Iraq, le forze più estremiste rischiano di prendere il sopravvento.