di Guido Dell’Omo

Esatto, avete sentito bene, e questa vergogna si merita di diritto un posto negli archivi degli strafalcioni (se così clementemente vogliamo definirli) dell’ Organizzazione delle Nazioni Unite. Quando è stata lanciata la notizia sul Giornale.it è stato difficile credere possibile un errore del genere. Invece con un po’ di sano surf sul web sono venute fuori conferme sconcertanti. La presidenza del Consiglio per i diritti umani è ora nelle mani della Germania – e non vi è nulla di scandaloso in questo, per ora –, scadrà a fine anno e quindi a dicembre saranno indette nuove elezioni per determinare chi sarà il nuovo garante di questo che tra i tanti è forse il più importante settore di cui una Organizzazione di tale calibro può occuparsi. A farci trasalire è la ong UN Watch, il cui compito è quello di monitorare il Consiglio. Difatti quest’ultima non solo ha scovato un report dello scorso 17 settembre in cui si ufficializza la nomina – celata il più possibile – alla presidenza del gruppo Consultivo per i diritti umani dell’ambasciatore saudita Faisal bin Hassan Trad, ma ha anche recentemente avvertito sia l’Alto rappresentante dell’Unione per la politica estera Federica Mogherini che l’ambasciatrice Usa all’Onu Samantha Power della pericolosità della posizione concessa ad Hassan Trad.

Qual è il pericolo in questione? Tale nomina permetterà all’Arabia Saudita di presiedere un gruppo di 5 ambasciatori, che difatto costituiscono il cosiddetto Gruppo Consultivo. Quest’ultimo ricopre un ruolo cruciale avendo il compito di stilare una lista di candidati per più di 77 posizioni di grande rilevanza all’interno del Consiglio. Ora, facendo finta di non esserci accorti del fatto che Faisal Trad sia stato eletto a giugno, e che i diplomatici dell’Onu abbiano scelto di non dichiarare che la nomina fosse avvenuta, è giusto fare un passo indietro ponendosi il quesito: “Per quale motivo è stata conferita all’ambasciatore Trad una carica di tale importanza in evidente contrapposizione con la linea adottata dal suo paese di provenienza? Secondo Hiller Neuer, direttore esecutivo di UN Watch, la scelta di eleggere con la carica di presidente del Gruppo Consultivo un rappresentante del paese con il più alto numero di violazioni dei diritti umani è un chiaro segno di un avvenuto compromesso politico. L’Arabia Saudita aveva infatti proposto la propria candidatura alla presidenza del Consiglio dei diritti umani, ma era ovviamente risultato impossibile acconsentire a tale richiesta, richiesta di un paese che secondo le stime di Amnesty International e dell’agenzia di stampa AFP nell’ultimo anno ha avuto una media di un’esecuzione capitale ogni due giorni.

Secondo la teoria di Neuer i rappresentanti del Consiglio hanno raggiunto un accordo affinchè Riad ottenesse quantomeno la presidenza del comitato Consultivo al prezzo di ritirare la candidatura dell’Arabia Saudita per il Consiglio. La sostanza però rimane praticamente la stessa: infatti il primo è considerato la punta di diamante del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Uniti (Unhcr), e ha grande influenza sull’operato del secondo. E così anche in questo episodio l’Occidente ha mostrato di essere stanco e malato abbassandosi ancora alla più vergognosa delle pratiche in corso di trattativa: la concessione.Inutile dire quanto questo rappresenti un grande vantaggio per l’Arabia Saudita, che ora potrà avere un ruolo ancor più confortevole per perseverare nei suoi barbari metodi; in questo momento di crisi per l’Occidente, oltre che ammettere e metabolizzare l’ennesimo confronto perduto con l’Oriente, non ci resta che aspettare le conseguenze dell’esecrabile inettitudine e codardìa dell’Onu, le quali saranno svelate, a questo punto, solo dal tempo.