Dopo il Bahrein, il circus della Formula Uno regala un altro ‘spettacolo’ in cui si mette in bella mostra, ancora una volta, il volto più ipocrita dei media occidentali; a Baku, capitale dell’Azerbaigian, si è corsa domenica una nuova prova del mondiale del più importante campionato automobilistico la quale è stata occasione per il più che discutibile governo della repubblica caucasica di poter attivare in mondovisione un’imponente azione propagandistica.

Mentre nelle stesse ore i telegiornali parlavano delle squalifiche nei confronti degli atleti russi in vista delle imminenti Olimpiadi, Baku e l’Azerbaigian facevano bella mostra di sé: grattaceli moderni, paese all’avanguardia, tecnologia sempre più vicina a quella degli standard dei paesi occidentali, dopo il Gran Premio oltre ad Hamilton a trionfare è stato senza dubbio il presidente azero, quel Ilham Aliyev che domina il paese dal 2003, quando cioè è succeduto a suo padre il quale a sua volta era presidente già da prima dell’indipendenza raggiunta nel 1991.

Gran bella città Baku, senza ombra di dubbio: tra un centro storico dichiarato patrimonio UNESCO, una pista che ha fatto correre i bolidi della Formula Uno al fianco di un castello mozzafiato simbolo della capitale e grattacieli moderni facenti bella mostra di sé nello skyline, Baku si presenta come un luogo indubbiamente ricco di fascino e cultura. Ma il gran premio non ha propagandato solo la bellezza della capitale azera, bensì soprattutto l’importanza nel contesto economico e politico raggiunto nella regione dal governo guidato da Aliyev; quest’ultimo si è presentato raggiante nella griglia di partenza, assieme alla moglie Mehriban, una sorta di ‘Lady Diana’ del mar Caspio: vestiti occidentali alla moda, onnipresente in tutte le manifestazioni pubbliche, un rapporto di WikiLeaks del 2010 riferisce come ambienti diplomatici USA l’hanno spesso descritta come una donna talmente toccata dalla chirurgia plastica da avere limitate possibilità di espressioni facciali (circostanza, ad onor di cronaca, tutta da confermare).

Lo spot di un Azerbaigian ‘moderno ed occidentale’ è andato avanti lungo tutto il week end di gare; Aliyev e consorte hanno dominato la scena, mentre tanto sul podio quanto lungo le barriere di protezione ha campeggiato la scritta’ Well Done Baku’. Sembra un po’ ricordare quanto fatto dall’ex presidente georgiano (oggi naturalizzato ucraino e governatore della regione di Odessa) Mikheil Saakashvili, che nel 2003 dopo la prima rivoluzione colorata anti Mosca scoppiata nell’ex blocco sovietico, andava in giro ‘esibendo’ la propria consorte olandese quale ‘simbolo’ del suo avvicinamento ai valori delle democrazie occidentali. Il discorso azero è diverso da quello georgiano, ma la propaganda vista in occasione del Gran Premio di domenica è molto simile; qui non c’è stata alcuna Maidan, la classe dirigente è la stessa già al potere in epoca sovietica, poi grazie ai proventi del petrolio Aliyev ha potuto riempire Baku di strutture avveniristiche, consolidare quindi il suo potere e di sua moglie (provenienti da una delle famiglie più influenti del paese), con una politica estera che progressivamente va planando verso l’occidente e tende a riscoprire soprattutto i legami culturali e religiosi con la Turchia di Erdogan.

Quanto visto durante la corsa, è mero specchietto per le allodole: l’Azerbaigian negli ultimi anni ha una società sempre più diseguale, con un tasso di crescita sì importante ma che nasconde il divario crescente tra ricchi e poveri; a livello politico poi, non esiste o quasi opposizione, la stampa è fortemente censurata e condizionata dagli atteggiamenti governativi. Eppure l’occidente domenica ha permesso lo ‘spot’ del presidente azero in mondovisione; Ecclestone, patron assoluto del circus della Formula Uno, era accanto Aliyev sorridente nella griglia di partenza, dietro di lui Sergio Marchionne, in qualità di presidente Ferrari, pronto a stringere la mano al numero uno dello stato caucasico, poi una selva di telecamere veloci ad immortalare la coppia presidenziale.

Se a Sochi, in occasione delle Olimpiadi del 2014, molte squadre hanno minacciato il boicottaggio per via della legge del governo russo contro la propaganda omosessuale e se la stessa stampa occidentale, in più occasioni, non perde tempo nel definire ‘dispotico’ il governo di Putin e lesivo delle libertà di stampa, non si comprende il perché lo stesso occidente è volato in Azerbaigian per la gara di Formula Uno servita ad uso e consumo della propaganda di Aliyev; i media occidentali, gli stessi che nel 2008 non hanno mai perso occasione per dire ai telespettatori che si stava gareggiando in uno Stato non democratico durante le olimpiadi di Pechino, hanno taciuto sulle reali condizioni dell’Azerbaigian: nessuno ha parlato del conflitto in corso nel Nagorno, nessuno ha fatto riferimento a quanto sta accadendo in quella regione, silenzio anche sui rapporti delle Nazioni Unite circa il rispetto dei diritti umano nel paese.

Ma la chicca più clamorosa, riguarda la denominazione stessa della gara di domenica; contrariamente a quanto si possa pensare infatti, essa non era ‘Gran Premio dell’Azerbaigian’, bensì ‘Gran Premio d’Europa’. Questo tipo di denominazione per una corsa di Formula Uno non è nuova, spesso in passato la si è usata quando vi erano più corse in uno stesso paese; è successo con le gare che si facevano a Jerez de la Frontera, al Nurburing, a Valencia oppure a Donington Park, non si capisce invece il motivo per il quale a Baku si è preferito scegliere questa denominazione, visto che l’Azerbaigian si è affacciato per il primo anno in Formula Uno.

Forse solo ragioni di patrocinio, forse solo un caso, fatto sta che grazie allo svolgimento del Gran Premio d’Europa a Baku si è potuta esporre ben sventolante la bandiera dell’Unione Europea sulle rive del Mar Caspio, nel cuore del Caucaso, ossia quella stessa bandiera che rappresenta un’istituzione che ha appena rinnovato le sanzioni alla Siria e che ha imposto analoghi provvedimenti alla Russia proprio in ragione dei conflitti in corso e della salvaguardia dei ‘valori’ democratici, che però domenica ha dato il nome ad un evento utile per montare una gigantesca propaganda a favore di un governo poco limpido come quello di Aliyev. Già da queste cose, ben si può comprendere l’ipocrisia occidentale ed in special modo europea; di fronte ai petrodollari ed alla necessità di farsi amici tutti i paesi attorno al gigante russo, l’Europa e l’occidente non guardano nulla e nessuno e del resto, proprio l’Azerbaigian era già entrato da tempo sotto gli occhi del pubblico occidentale: se si osservano i tabelloni pubblicitari durante gli attuali europei in corso in Francia, è possibile notare la scritta ‘Socar’, la quale altro non è che l’azienda energetica più importante del paese, vero e proprio bancomat per finanziare quanto di più auto celebrativo ci possa essere per il presidente Aliyev.