Fonti da noi consultate nei giorni scorsi parlano di questa operazione come di un’avanzata apri fila verso un attacco di grande portata contro la capitale siriana dello Stato Islamico da parte delle forze della coalizione guidata dagli americani. La liberazione di Raqqa non dovrebbe, a differenza di quanto avvenuto a Mosul, incontrare la furiosa resistenza dei miliziani – almeno secondo le aspettative di Washington e dei suoi alleati – questo perché la città è già stata gradualmente evacuata dagli stessi miliziani per ordine dello stato maggiore dello Stato Islamico resosi conto che il tempo a disposizione prima di una nuova sanguinosa sconfitta volge al termine. La decisione però che coglie una parte degli analisti sul campo di sorpresa è quella presa dal leader dell’ISIS, Al Baghdadi di concerto con i suoi più vicini strateghi– ex-generali iracheni –di effettuare un’inversione ad U. I jihadisti in fuga dal fronte siriano ed iracheno, anziché dirigersi verso le roccaforti di Deir ez-Zour nella zona est della Siria e Abu Kamal nella provincia irachena di Anbar, hanno ricevuto l’ordine di dirigersi in direzione opposta: il Libano. Questo rappresenta un cambio di strategia radicale se si tiene conto della posizione isolata e protetta delle due città, entrambe le quali sono posizionate in regioni semi-desertiche e costruite in modo da poter individuare preventivamente un’avanzata delle forze nemiche. Le agenzie di intelligence americane ed irachene sono però ancora convinte che Al-Bagdadi e i suoi più stretti collaboratori si trovino ancora li o in un nascondiglio sicuro tra le due località. Per questo la domanda che si pongono è :

“Perché abbandonare roccaforti strategiche dopo due anni di duri lavori per fortificare l’area e mandare i propri miliziani verso un nuovo fronte?”

I leader dello Stato islamico vedono nel Libano una preda di facile cattura data le fragilità politica e delle forze armate governative. Infatti le lotte intestine a Beirut tra sunniti, sciiti (Hezbollah) e cristiani, offrono un terreno facile alla loro causa. Tra i primi obiettivi dei miliziani Jihadisti pare ci sia la città sunnita di Tripoli, seconda città del Paese a meno di 100km da Beirut, la quale offre un porto sul Mediterraneo. Non solo ma tra gli altri ci sarebbe la città di Sidon la quale dista soli 40km da Beirut e ben posizionata sulla costa a sud del paese. Posizionarsi qui significherebbe essere a quasi 60km dal confine con Israele, il che sarebbe di per se una grande vittoria per lo Stato Islamico visto che mai in precedenza avrebbe pensato di imbattersi cosi vicino al confine con lo Stato ebraico. Il vantaggio che garantirebbe Sidon sarebbe quello della prossimità con il campo profughi palestinese di Ain Hilwa nella cui popolazione pare ci siano cellule coperte o dormienti dell’ISIS pronte ad entrare in azione. La necessità di spostarsi quindi nasce in primis dalla difficoltà di mantenere a lungo protette le basi irachene e siriane in quanto l’attuale volontà di unire le forze tra Mosca e Washington su questi terreni si sta facendo giorno dopo giorno più forte.

Tale unità di intenti sarebbe più difficile da raggiungere in Libano vista l’ampia presenza delle forze di Hezbollah, supportate dalle milizie iraniane le quali non vedrebbero di buon occhio un ingerenza americo-israeliana nei loro territori. Secondo le nostre fonti, onde evitare ulteriori colpi di scena all’interno della compagine governativa, le forze di intelligence americane ed israeliana avrebbero messo in guardia con notizie dettagliate, il neo eletto presidente Michel Aoun contro un progetto di cospirazione nei suoi confronti da parte di forze vicine all’ISIS. Se tali strategie si rivelassero vere sarebbe preoccupante vedere il reiterarsi delle tensioni tra forze siriane, iraniane e di Hezbollah da un lato e quelle di Gerusalemme dall’altro in quanto potrebbe offrire manforte all’avanzata verso il Mediterraneo delle milizie di Al Bagdadi, per questo motivo Mosca ha più di una volta avvertito negli ultimi giorni il suo alleato di non esasperare la situazione contro Gerusalemme, minacciando di non intervenire nel caso si dovesse verificare uno scontro frontale.