È bastato il primo fine settimana di Europei a far detonare tutte le tensioni che si aggirano nel Vecchio Continente. La guerriglia urbana di Marsiglia, gli assalti di Lille, l’invasione di campo di un tifoso croato e il primo morto nordirlandese, sono gli episodi più salienti della manifestazione; tanto da far dimenticare il calcio giocato e le (poche) reti segnate. Vi diranno che gli hooligans e i teppisti che hanno messo a ferro e fuoco mezza Francia non centrino con lo sport e che siano una vergogna, eppure sarebbe come nascondere lo sporco sotto il tappeto. Il nuovo Calcio, quello fatto di stadi superaccessoriati, dalla scarsa capienza, firmati da archistar, caratterizzati da prezzi dei biglietti per lo più proibitivi, avrebbe dovuto ripulire questo sport dalle frange più becere della tifoseria. Gli inglesi sono stati i precursori in questa trasformazione degli impianti sportivi in “piccoli teatri” e che fossero le televisioni a pagamento a sopperire a questa scarsità di seggiolini; così velocemente da trasformare uno sport popolare in un evento sempre più esclusivo, per pochi, selezionati e danarosi supporter. E gli altri? Tutti a casa o nel pub sotto casa a seguire la squadra del cuore sullo schermo. Così, esclusi dalle partite casalinghe, gli ultras di mezza Europa si danno appuntamento nei parchi, nelle strade e piazze delle città che ospitano i match internazionali. Sfruttando Schengen si spostano con libertà da un Paese all’altro quasi a manifestare la loro stessa esistenza e la persistenza di una “categoria” incivile che il Potere vorrebbe cancellare; salvo però pretendere che faccia muovere l’economia comprando magliette, gadget, giornali, facendo scommesse e abbonamenti per la pay-tv.

Se le manifestazioni sportive furono inventate nell’antica Grecia come sacra pausa neutrale delle guerre e tensioni che attraversavano le diverse città-stato; la nostra modernità è riuscita a invertirle di senso: nelle intenzioni degli organizzatori c’è la volontà di dare lustro e indotto alla propria nazione, mentre per le frange estreme della tifoseria è un modo per manifestare il proprio dissenso contro lo status quo, ottenendo una copertura mediatica di primo piano. Così gli inglesi che invadono in 70mila Marsiglia provocano prima la reazione dei supporter dell’Olympic, poi quella dei russi e riescono nella storica impresa di farsi coalizzare contro tifosi del PSG e locali; mentre tutti a tratti fronteggiano compatti le forze dell’ordine. Allo stesso modo a Lille i tedeschi non vedevano l’ora di aggredire i supporter ucraini, come i croati con i turchi. Se a tutto questo aggiungiamo un Paese ospitante sul punto di esplodere, in preda a scioperi selvaggi contro il governo e a un sindaco che, per non scontentare i commercianti, lascia libera la vendita di alcolici intorno allo stadio, è già un miracolo che non sia andata peggio.

Questo Europeo è la cartina tornasole dello stato dell’Unione: mal gestito, imbarazzante nella sua sciccosa cornice, tanto più indecente perché viene dopo anni di austerità forzata e nel pieno della crisi dei migranti. Un Europeo violentemente sbattuto in faccia a tutti coloro che ne sono esclusi per censo, documenti o vera e propria guerra. Vi diranno che i teppisti sono fuori dagli stadi; eppure a Marsiglia durante l’inno russo c’erano così tanti fischi da costringere gli organizzatori ad alzare il livello della musica; mentre nello spogliatoio dell’Ucraina si fronteggiavano le due anime della nazionale: quelli della Dinamo Kiev e quelli dello Shaktar Donetsk, che hanno lo stadio distrutto dai bombardamenti. Poi, come al solito, il Potere ci mette la sua ottusa incapacità scegliendo orari e città sbagliate (Marsiglia docet); lasciando che 100mila persone prendano possesso dei centri città e, quando ormai il danno è fatto, minacciando ridicole ritorsioni sulle Federazioni coinvolte, come se l’ordine pubblico fosse faccenda loro.

Nell’Europeo di Hollande allo sbando c’è tutta l’incapacità dell’elite di comprendere il malcontento che serpeggia tra la gente comune e il rifiuto di accettare che non tutti quelli che hanno devastato il Paese sono dei criminali; ma il semplice effetto di emulazione che l’anonimato della folla scaturisce. Ora però scommettiamo che vi diranno che vi vuole più Calcio e più eventi simili? Già, infatti, stanno preparando per il 2020 il nuovo Europeo sparso in 13 città di differenti nazioni. Un vero e proprio paradiso per i facinorosi di ogni parte d’Europa, sempre che tra quattro anni sia ancora in vigore il trattato Schengen.