Articolo pubblicato in esclusiva per Il Giornale

Quel video girato dalla regia dello Stato Islamico in cui, sullo sfondo di una gigantografia nera, 25 uomini vengono fucilati da ragazzini tredicenni nell’antico anfiteatro di Palmira potrebbe diventare un ricordo lontano. Così come i mausolei, le opere d’arte e i siti archeologi dell’antica città romana, risalente a circa 2mila anni fa e patrimonio dell’Unesco, distrutti perché “simboli del politeismo”. Secondo l’agenzia di stampa mediorientale Press Tv l’esercito siriano appoggiato dalle Forze di difesa popolare (combattenti volontari) avrebbero circondato Palmira (la quasi totalità del perimetro) ed in alcuni punti disterebbero ad un paio di chilometri dalla periferia del centro urbano. “L’aviazione siriana ha cominciato a colpire le basi dell’Isis nella città di Palmira e nei dintorni uccidendo molti terroristi” spiega il commentatore televisivo. “Ci è stato riportato – continua – che l’esercito si sta preparando alla liberazione totale della città”.

Ieri 28 terroristi sono stati uccisi nei combattimenti contro l’Isis nella zona di Al Maqale, mentre un gran numero di veicoli equipaggiati con mitragliatrici sono stati distrutti ad Al Mashtal, Bir Abu Tawala, Marhatan e vicino all’incrocio di Al Busairi, tagliando la via di rifornimento dell’Isis. Mentre l’11esina divisione corazzata dell’esercito siriano stava prendendo il controllo della zona, i miliziani di Hezbollah – fedeli al discorso della Guida Suprema Ali Khamenei che in un discorso al popolo iraniano all’indomani degli accordi di Vienna sul nucleare aveva giurato di non cedere alle richieste degli Stati Uniti continuando a supportare gli alleati nella regione definiti “popoli oppressi” – sono giunti nell’area ed hanno iniziato le operazioni contro le postazioni terroristiche a sud-ovest di Palmira.

Le cose si mettono male per lo Stato Islamico in quella zona. Già da sabato infatti l’Isis ha iniziato un ritiro di massa dalla città. Centinaia di soldati sono fuggiti nella provincia di Raqqa, capitale del Califfato. La situazione ora è sotto il controllo delle forze siriane che in questi giorni stanno valutando le opzioni a loro disposizione per liberare l’intera città minimizzando rischi e danni per la popolazione civile e per i tesori artistici rimasti intatti. A confermarlo è il colonnello Yousef dell’11esima Brigata – succeduto all’ufficiale catturato a ovest di Homs, nei pressi di un checkpoint ad al-Bosayri, e decapitato pochi giorni fa in un video da un bambino dell’Isis – che nel servizio di Press Tv intervistato dal reporter di guerra Alaa Ebrahim ha spiegato: “non ci illudiamo, sappiamo che la battaglia sarà difficile, ma non ci siamo terrorizzati davanti al video dello sgozzamento, anzi, siamo ancora più motivati a vincere”.

Ma Palmira è solo una delle tante città che devono essere ancora liberate dall’esercito siriano con il sostegno logistico e militare di Hezbollah. I combattimenti, con l’Isis al nord-est e con il Fronte Al Nusra collegato ad Al Qaeda a nord-ovest, continuano in questi giorni. A Zabadani, a Daraa, a Douma, a Soueidaa, Quneitra, nelle periferie di Aleppo, di Hama e di Homs, nei villaggi di Radimeh Lioua e di Lahthet. Più di 5mila persone sono state uccise in Siria nel solo mese islamico di Ramadan. A riferirlo è stato l’Osservatorio Nazionale per i Diritti Umani in Siria (Ondus). La maggior parte delle vittime sono militari e miliziani, 1.220 i civili, con una media di 43 uccisi al giorno. Di questi, 224 sono minori e 178 donne.