Renzi vuole il Nord Stream. Secondo quanto riportato da fonti di governo, nella telefonata di inizio anno tra il premier italiano e il presidente russo Putin, Renzi avrebbe chiesto un ruolo per le aziende italiane nella raddoppio del gasdotto che, dalla Russia, porta in Germania circa 55 miliardi di metri cubi di gas. Un progetto faraonico con un investimento di 11 miliardi di euro. La vicenda del gasdotto è stata al centro di un vero e proprio caso diplomatico tra Italia e Germania quando, lo scorso dicembre, il premier Renzi da Bruxelles andò all’attacco della cancelliera tedesca Merkel, denunciando i doppi standard dell’Unione Europea che solo un anno prima aveva bloccato la realizzazione del South Stream. Il gasdotto, nella cui realizzazione un ruolo di primo piano era giocato dall’italiana Eni, doveva portare in Europa, tramite i Balcani, 63 miliardi di metri cubi di gas. Un piano economicamente e geopoliticamente rivoluzionario, ma che, a seguito delle vicende ucraine, venne fermato dalla Commissione Europea. Ucraina che non sembra essere un problema a Berlino che, mentre da un lato si schiera politicamente a fianco di Kiev nella disputa con Mosca, dall’altro non esita a progettare il raddoppio del Nord Stream in collaborazione con Gazprom e il governo russo. Una schizofrenia denunciata pubblicamente dal governo italiano. Ora Roma sembra intenzionata a mettersi di traverso, chiedendo una maggiore partecipazione per le proprie imprese danneggiate dalle scelte sul South Stream.

Il progetto di raddoppio del Nord Stream, previsto per il 2019, porterebbe in Europa la cifra record di 110 miliardi di metri cubi di gas russo, bypassando l’instabile Ucraina e mandando in soffitta il dormiente Turkish Stream. Le vie del gas sono infinite e la nuova strategia italiana nei confronti della Russia lo dimostra. Nell’ultimo anno Roma ha cercato di riavvicinarsi a Mosca, ne sono la prova la visita del presidente Putin a Milano in occasione dell’EXPO, la riluttanza italiana in sede europea nel confermare le sanzioni alla Russia e i rapporti cordiali che intercorrono tra il governo italiano e quello russo, come dimostrato dalla visita del vice premier russo Arkady Dvorkovich alla Farnesina. Sinergia ricambiata dai russi che hanno assicurato il massimo impegno nei confronti dell’Italia sul Nord Stream. Del resto la gara per scegliere le aziende europee coinvolte nel progetto è appannaggio di Gazprom che potrebbe, senza difficoltà, far entrare le imprese italiane, in particolare la Saipem, coinvolte nel South Stream come risarcimento per un progetto ingiustamente bloccato dalle autorità europee. Ma la partita non finisce qui. In ballo c’è ancora la decisione della commissione anti-monopolio istituita proprio dalla Commissione Europea per indagare sulla conformità del progetto del Nord Stream con le regole europee.

La Germania dal canto suo ,per ora, rimane alla finestra consapevole che per entrare nel gioco del gasdotto Roma ha bisogno anche di Berlino. La vicenda del Nord Stream, al di là delle implicazioni economiche, ha importanti risvolti politici. La querelle Roma- Berlino mette a nudo tutte le divisioni presenti in Europa e dimostra come l’interesse nazionale prevalga su quello comunitario. La “guerra” dei gasdotti segnala che il realismo guida ancora la politica di alcuni governi, in primis quello tedesco. Se Berlino, nel corso della crisi ucraina, si è dimostrata particolarmente simpatetica con Kiev, denunciando più volte il referendum che ha riportato la Crimea alla Russia e il ruolo di Mosca nella guerra del Donbass, ora sembra aver cambiato strategia. Del resto chi vuole morire per Kiev? La Russia è un partner di cui difficilmente si può fare a meno e al di là delle parole, la coordinazione con Putin rimane di fondamentale importanza per le cancellerie europee. E in questa partita l’Italia non vuole rimanere indietro. Ma i russi si fidano degli italiani? Il governo russo, nonostante il riavvicinamento, non sembra riporre troppa speranza nel premier del bel Paese. Troppe parole e pochi fatti. La foga italiana nel voler entrare nel progetto Nord Stream ha perlopiù lasciato indifferenti i russi, che vedono con perplessità questa mossa. Lo stesso Putin non ha parlato della telefonata con Renzi, tranne che nel corso dell’evento per la consegna della cittadinanza russa all’allenatore di Judo, Ezio Gamba, senza peraltro fare accenno alla questione del gas. Qualora dovesse far parte del gioco, Roma avrebbe accesso a una fetta limitata di profitti, dal momento che, la maggior parte, sono suddivisi tra Gazprom e compagnie tedesche.  Insomma, un amore  a senso unico che rischia di lasciare l’Italia al palo.