Ci siamo. Appena passerà l’onda emotiva degli attentati di Parigi ed appena l’ISIS tornerà ad occupare le seconde pagine dei giornali, i media tradizionali troveranno un altro modo per distogliere l’attenzione dalla verità alla tramortita opinione pubblica europea, facendo tornare di prepotenza la questione ucraina al centro dell’attenzione. Un sistema che non regge né ideologicamente e né socialmente, ha bisogno di trovare sempre un nemico per rigenerarsi e tirare a campare; così, se il mese di gennaio è stato e sarà tutto dedicato all’ISIS, a febbraio il nemico pubblico numero uno della presunta democrazia occidentale tornerà ad essere Vladimir Putin e la sua Russia rea di non cedere all’idea di essere smembrata e data in pasto alla finanza internazionale come accadeva ai tempi di Boris Eltsin. E ci si sta preparando in grande stile: la Russia tornerà ad essere attaccata ancora una volta sul più grave fatto di cronaca che ha interessato la guerra civile in corso nell’est Ucraina, ovvero l’abbattimento del boing della Malaysian Airlines che da Amsterdam era diretto a Kuala Lumpur. Per la verità il più grave fatto di sangue, in termini numerici e politici, della guerra civile ucraina sarebbe rappresentato dalla strage di Odessa, ma lì a morire sono stati dei filorussi e quindi la notizia per i media occidentali non può fare testo. Adesso tra i mainstream europei, inizia a serpeggiare l’indiscrezione secondo cui le ultime indagini inchioderebbero l’esercito russo circa le responsabilità dell’abbattimento dell’aereo malese.

Se non fosse che di mezzo a tutta questa storia ci sono 250 famiglie che piangono parenti caduti mentre erano comodamente in viaggio, verrebbe da ridere; il governo russo già dal mese di settembre presenta prove satellitari circa l’infondatezza delle accuse lanciate ai filorussi ed ha ampiamente dimostrato che le proprie batterie antiaeree erano distanti dal confine ucraino. Ma se non ci si può fidare, agli occhi di molti, di prove satellitari, fotografate e certificate da testimonianze oculari portate da un governo che, senza motivi plausibili, viene descritto come ostile all’occidente, allora per dimostrare come in realtà Mosca c’entri poco o nulla con la tragedia dell’aereo malese, ci si può rivolgere anche a fonti occidentali. In particolare, il 24 settembre 2014 la commissione dei trasporti olandese ha pubblicato un rapporto sul volo MH17, così era riconosciuto nelle carte l’aereo abbattuto in Ucraina. Ebbene, la commissione parla senza mezzi termini del fatto che il velivolo non è stato centrato da alcun missile e non presenta alcun segno che faccia anche minimamente sospettare l’impatto con ordigni terra aria. I danni presenti nella fusoliera del boing abbattuto, presentavano invece segni di vere e proprie scariche di proiettili provenienti da dei mitragliatori posti nelle vicinanze: in poche parole, soltanto un caccia ha potuto procurare quei danni che hanno portato poi alla caduta dell’aereo e soltanto l’aviazione ucraina disponeva di mezzi militari idonei al sorvolo della zona in cui è avvenuto l’incidente. I ribelli filorussi non hanno caccia militari, i caccia russi al minimo sospetto di sforamento del confine farebbero suonare le sirene della NATO; dunque, nel rapporto olandese si evincono chiaramente precise responsabilità del governo di Kiev sull’accaduto.

Ma di questo rapporto non si è saputo mai nulla sui media occidentali: fosse stato divulgato, sarebbero state rese note a tutti le responsabilità del governo ‘amico’ di Kiev e dunque il coinvolgimento diretto o indiretto dell’occidente in questo drammatico fatto di cronaca. Soprattutto, fosse stata accertata la responsabilità ucraina, non avrebbero avuto ragion di esistere le sanzioni verso la Russia, che già di per sé sono carenti di ogni pur minima giustificazione logica. Dunque le stesse autorità olandesi hanno taciuto sul rapporto della loro commissione; improvvisamente, l’aereo malese abbattuto che in estate fece già parlare di terza guerra mondiale, divenne un servizio da terza pagina e via via poi l’intero conflitto ucraino sui quotidiani europei è stato relegato tra quelli in secondo piano, dietro ebola ed ISIS. Adesso improvvisamente, emergono nuove inchieste destinate (queste sì, essendo provenienza meramente occidentale) a far parlare. In particolare, quest’ultima inchiesta è stata condotta dal centro di giornalismo investigativo tedesco ‘Correct!v’ e vi hanno partecipato alcuni esperti internazionali (occidentali). Incredibilmente, spunta fuori la pista del missile: gli olandesi, coinvolti nella sciagura essendo partito da Amsterdam il volo, parlano da mesi di colpi di mitragliatrice, adesso invece riemerge la pista del missile.

Missile sparato da chi? Non dai filorussi, come si era detto nelle ore immediatamente successive, ma direttamente dall’esercito russo: in particolare, secondo questa inchiesta sarebbe stata la 53esima brigata della contraerea russa a sparare, al fine di difendere alcuni carro armati infiltrati in Ucraina. Questo rapporto, oltre a non tenere conto del fatto che le precedenti inchieste certificano il fatto che l’aereo non presenta nulla che possa ricondurre all’esplosione di un missile, anche a livello logico non sembra tenere: in primis, ammesso e non concesso che la Russia abbia inviato dei carro armati in incognito sul suolo ucraino, siamo sicuri che Mosca avrebbe rischiato di far sapere al mondo intero della sua presenza in Ucraina sparando dei missili verso lo spazio aereo di Kiev? Una missione in incognito, sarebbe stata mantenuta tale ed a tutti i costi; tranne che, ovviamente, dal Cremlino avrebbero optato per una soluzione autolesionista. Per dare una parvenza di imparzialità al rapporto, chi ha redatto l’inchiesta distribuisce accuse anche all’Ucraina: secondo chi ha effettuato questi sette mesi di indagine, i caccia ucraini si facevano scudo degli aerei di linea per sfuggire ai missili nemici. E allora, che dei caccia di Kiev fossero presenti in zona in quel pomeriggio d’estate è vero e conclamato anche da questo rapporto; così come, è vero e conclamato che un rapporto che parla di colpi di mitragliatrice riconducibili ad un caccia militare è stato insabbiato dai media occidentali. Mettendo assieme i pezzi del puzzle, ecco che i conti tornano: con molta probabilità, la responsabilità dell’eccidio dell’aereo malese è quasi interamente di Kiev, ma guai a sapersi: sarebbe la fine del conflitto nel Donbass ed una clamorosa sbugiardata per i governi ed i media occidentali.