La guerra imperversa a Mosul, corre lungo l’asse Siria – Iraq, si parla di prossima caduta del califfato e del tracollo dell’ISIS in quelle zone da due anni soggette ad una brutale repressione etnica e religiosa praticata dagli jihadisti ma, in tutto questo, emergono foto e testimonianze che contraddicono e non poco le versioni ‘ufficiali’ di queste ore. In particolare, specialmente in Siria l’ISIS è tutt’altro che abbattuto; anzi, l’esercito siriano in queste ore ha visto alcuni suoi elicotteri pesantemente minacciati da azioni offensive del califfato, specialmente a Deir Ezzor, ossia la zona bombardata dagli aerei della coalizione a guida USA nello scorso mese di settembre.

La foto che mostra un elicottero siriano che rischia di essere colpito da un Tow lanciato dai jihadisti a Deir Ezzour

La foto che mostra un elicottero siriano che rischia di essere colpito da un Tow lanciato dai jihadisti a Deir Ezzour

La foto in alto, è stata scattata a Deir Ezzor nella giornata di domenica; essa immortala un elicottero dell’esercito siriano prossimo all’atterraggio presso la pista dell’aeroporto militare di questa importante località, assediata da oramai tre anni dai miliziani del califfato. Nella foto ben si nota come soltanto per la scaltrezza di riflessi del pilota dell’MI-17 il mezzo non è stato centrato da un missile lanciato dall’ISIS; è proprio questa l’inquietante novità: dopo l’avanzata dei miliziani attorno l’aeroporto dovuta al bombardamento ufficialmente avvenuto per ‘errore’ a Deir Ezzor, l’esercito siriano è riuscito poi a mettere a distanza di sicurezza i jihadisti di Al Baghdadi, una sicurezza misurata secondo quelle che sono le potenzialità militari dell’ISIS od almeno di quelle conosciute. Il missile sparato contro l’MI-17 siriano, dimostra che il califfato è in possesso di Manpads e dei Tow, sistemi anticarro di fabbricazione statunitense visti all’opera in altre zone della Siria per mano dei ‘ribelli’ di Al Nusra, ma mai utilizzati fino a pochi giorni fa dall’ISIS; in poche parole, i miliziani sono adesso in possesso di queste armi che permetterebbero di scovare ed abbattere elicotteri e mezzi nemici anche da distanze considerevoli, che variano dai 5 ai 10 km. Fino a pochi giorni fa, questi mezzi militari non erano ritenuti essere in mano all’ISIS; da circa una settimana invece, Manpads e Tow vengono a quanto pare sistematicamente utilizzati dai miliziani specialmente nella zona di Deir Ezzour, il che testimonia che gli uomini di Al Baghdadi non solo sono in possesso di queste armi, ma che ne hanno tra le mani una grande quantità.

Modello di Manpads utilizzato nei giorni scorsi dai miliziani dell'ISIS

Modello di Manpads utilizzato nei giorni scorsi dai miliziani dell’ISIS

L’ISIS si sta evidentemente riarmando; durante la prima settimana di ottobre, sono stati registrati scontri tra diverse sigle jihadiste nella provincia di Idlib, sempre in Siria: motivo del contendere era il sospetto di collaborazionismo con il califfato da parte di alcuni gruppi, circostanza non vista di buon occhio da molti fondamentalisti. Anche se non esistono punti di contatto tra territori in mano all’ISIS e zone controllate da Al-Nusra, in alcune parti a separare questi due gruppi sono soltanto strisce di pochi chilometri controllate dall’esercito regolare. Specialmente nella zona ad est di Hama e vicino Ithriyah, un reale contatto tra i due gruppi potrebbe esserci stato e tra le ipotesi di collaborazionismo potrebbe rientrare anche quella di cessione di alcune armi in dotazione ai ribelli.

Le zone ad est di Hama dove ISIS ed Al Nusra potrebbero venire a contatto sfruttando la natura desertica del territorio

Le zone ad est di Hama dove ISIS ed Al Nusra potrebbero venire a contatto sfruttando la natura desertica del territorio

L’ISIS si sta quindi armando ed è adesso accreditato di armi più sofisticate e di nuova generazione; se dall’Iraq si sta ritirando o comunque appare destinato a cadere, in Siria invece i miliziani sperano ancora di poter nuovamente riprendere l’avanzata. Non solo nuovi rinforzi provenienti da una Mosul sempre più assediata, ma anche nuove armi cedute da altri terroristi oppure fatte pervenire nel deserto siriano tramite i porosi confini desertici con Giordania ed Iraq. E qui scattano numerose domande: è possibile che, se davvero alcuni gruppi ribelli abbiano dato armi all’ISIS, i sostenitori di tali fazioni (occidentali in primis, ma anche ovviamente i paesi del golfo) non siano a conoscenza di questa circostanza? Oppure ancora, è possibile che invece l’ISIS venga armato direttamente dall’esterno tramite una ripresa dei rapporti con i suoi sponsor storici (Arabia Saudita in testa)? Di sicuro, l’immagine di un califfato in rovina è solo indotta dai media miopi che guardano unicamente al contesto iracheno; in Siria qualcuno dall’interno o dall’esterno del paese sta nuovamente armando l’ISIS, il tutto sotto il colpevole e complice silenzio occidentale (degli USA in primis) per cercare di prolungare il conflitto contro Bashar al Assad e porre nuovi grattacapi alla Russia.