Tutte le nazioni che non si sono piegate alle aggressioni imperialistiche a stelle e strisce, hanno in comune forti restrizioni nei settori strategici dell’economia, specialmente dell’informazione, caratteristica che ha dato l’opportunità alla stampa occidentale di definirne i governi con appellativi come dittatoriali, fascisti, autoritari e cosi via. Ma da cosa deriva realmente questa tendenza?

È innegabile che oggi la mobilità elettorale sia elevata più che mai nella storia, forse a causa di un mix tra decadenza delle ideologie, forte frammentazione delle società e ipermediatizzazione della politica, ed è altrettanto innegabile che avere dalla propria parte il mainstream tradizionale sia indispensabile, da un lato, per vincere le “democratiche” elezioni e dall’altro per mantenere stabili i governi, evitando bruschi cambi di consenso. Oltretutto negli ultimi decenni si è affermata una nuova tendenza, una nuova moda che ha reso il ruolo dell’ informazione ancora più decisivo nella colonizzazione di stati sovrani, non ancora agganciati ai tentacoli della finanza, le cosiddette “rivoluzioni colorate” negli stati post-sovietici poi nel nord Africa e nel medioriente con il nome di “primavere arabe”. Esse presuppongono una martellante manipolazione dell’informazione, che non si limita al marketing politico, ma cerca di mutare le coscienze dei popoli al punto da far desiderare agli stessi di voltare le spalle ai propri leader e alleati per essere dominati dai loro nemici. Esempio lampante di questa nuova tecnica di conquista è la recente questione ucraina.

Otto Von Bismarck diceva: “La forza della Russia può essere insidiata soltanto attraverso la separazione dell’Ucraina. Quelli che vogliono che ciò accada non solo devono dividerle, ma devono mettere l’Ucraina contro la Russia, insanguinare le due parti dello stesso popolo e assistere a come il fratello uccide il fratello. Per realizzare questo devono individuare ed istruire traditori nel seno dell’élite nazionale, e con il loro aiuto cambiare la coscienza di una parte del popolo, a tal punto che essa aborrisca tutto quanto è russo, aborrisca la propria stessa stirpe, senza nemmeno che se ne renda conto. Il resto lo farà il tempo”. Oggi si è riusciti nell’intento grazie al controllo totale dell’informazione in gran parte del territorio ucraino. Non c’è da stupirsi dunque se gli stati non allineati al volere dei poteri occidentali evitano di cedere spazi nel controllo dell’informazione, vogliono solo evitare di esser assediati.

Per capire chi si inserisce nel mainstream degli stati ancora sovrani, bisogna capire chi gestisce l’informazione dunque il consenso popolare dunque i governi nelle “democrazie occidentali” già completamente soggiogate dalla finanza internazionale. Esemplare e valido per tutti gli stati occidentali è il caso italiano, Bettino Craxi diceva, “guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare”, infatti, cercando di risalire ai reali proprietari del primo quotidiano d’Italia ci si imbatte in istituti bancari come Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Unicredit, in enormi fondi d’investimento internazionali che gestiscono quantità di denaro superiore al prodotto interno lordo degli stati, come Blackrock, Vanguard, Aabar Luxembourg (Abu Dhabi), ed infine in personaggi magnificamente inseriti nel mondo della finanza come John Elkann, che con la sua holding Exor è, tra le altre cose, proprietario del quotidiano “La Stampa”, Bolloré, Tronchetti Provera, Diego Della Valle e via dicendo. Stesso genere di figure sono proprietarie degli altri maggiori quotidiani come il finanziere Carlo De Benedetti che tra i suoi svariati possedimenti controlla il quotidiano “La Repubblica” o Francesco Gaetano Caltagirone, proprietario de “Il Messaggero”. La medesima situazione è riscontrabile nel resto della stampa mainstream.

A tal proposito viene da porsi la solita domanda, è possibile conciliare l’interesse privato con l’utilità della collettività, in un settore strategico come l’informazione, a maggior ragione se il privato è un grosso gruppo industriale o finanziario quotato in borsa, assoggettato dunque alle regole del “mercato” dove ha più potere, più influenza, più controllo chi ha più quattrini, ovvero i soliti agglomerati di capitale finanziario internazionali, le solite banche d’affari e fondi speculativi d’investimento, gli stessi che per portare avanti i loro interessi, per allargare il loro impero, per conquistare terre, risorse e nazioni non si sono mai fatti scrupoli ad usare l’informazione come mezzo per causare rivolte, guerre civili e migliaia di morti dappertutto nel mondo?