Sembra di ritornare indietro di cinquant’anni, a vedere un modesto Paese che desidera soddisfare le proprie ambizioni militari e nucleari, contando sulla “magnanimità” e la copiosità di risorse della grande America. L’Italia di Fanfani nel lontano ’61 si prostrò alle necessità americane di schierare alcune delle sue testate nucleari il più prossimamente possibile alle frontiere dell’Unione Sovietica, donando al Belpaese quel lustro e quel rango di potenza nucleare che una “lunching power” come la nostra agognava.

Elementare ed intuitivo scatta il parallelismo tra l’Italia di allora e la Romania di oggi – con tutte le eccezioni del caso, si intende. Il Parlamento di Bucharest, lunedì, ha infatti approvato una proposta che prevede l’apertura di due nuove basi NATO nel proprio territorio. La mozione, approvata all’unanimità con 283 voti a favore, ha incontrato la soddisfazione del presidente Klaus Iohannis, il quale ritiene tale provvedimento sia allo stato attuale necessario per garantire una difesa dell’integrità territoriale romena di fronte alla concreta minaccia russa in Ucraina. Lo scopo delle basi è quello di garantire l’accoglimento e la preparazione delle forze militari romene e bulgare in un’ottica di cooperazione con l’Alleanza Atlantica. Tale aspetto rientra in un più ampio programma di ristrutturazione del sistema protettivo di Bucharest, inquadrato in una strategia di difesa nazionale che prende il nome di “Romania potente in Europa e nel Mondo”. L’ambizioso progetto prevede una più stretta cooperazione sul piano politico e militare con la NATO, oltre che il perseguimento dei medesimi obiettivi in un contesto politico di vicinato. Il presidente Iohannis prevede inoltre che vi sia un incremento della spesa pubblica per finalità militari di 2 punti percentuali entro il 2017. Nel più immediato futuro tale piano prevede ulteriori sviluppi: proprio in questi giorni si sta tenendo presso il poligono militare di Cincu l’esercitazione militare TRIDENT Joust 15, che vede coinvolti 1000 soldati dai 25 stati NATO più altri 200 romeni aggregatisi.

Come già sottolineato nei giorni precedenti, inoltre, in ben sei Paesi del fronte orientale più la Germania sono stati schierati 250 mezzi pesanti tra cui i blindati Bradley e i cannoni Howitzer, oltre a raddoppiare fino a 40mila uomini le truppe presenti. Queste pratiche sono volte a finalizzare un progetto di scudo alleato, programmato per difendere i confini da un eventuale attacco russo, senza che vi sia stato alcun incontro ufficiale o contatto diretto con le autorità di Mosca, quindi nel più assordante del silenzio tra le due parti. La risposta del Cremlino non si è fatta attendere, già con un lapidario Putin che ha dichiarato che procedendo in questa direzione si giungerà ad un regime da Guerra Fredda. Più concreto il vice segretario del Consiglio di Difesa russo, Evgeny Lukyanov che ha ribadito all’agenzia di stampa Interfax, alla notizia della predisposizione dello scudo antimissile americano in Polonia e Romania, che questi due Paesi diventano automaticamente obiettivi militari di Mosca.

È evidente come un’opera di propaganda malsana spalleggiata dai sostenitori dell’atlantismo stia sviluppando un sentimento di avversione verso la Russia, legittimando dal basso tutte queste iniziative volte ad incrementare la presenza militare americana in quei Paesi dell’Europa Orientale storicamente membri del Patto di Varsavia, e nei quali si fomenta una condizione di risentimento nei confronti dell’hard power a suo tempo imposto dall’URSS in tali territori. Non c’è dubbio come la vicenda della crisi ucraina sia congiuntura principale di una strategia politica e militare volta a screditare l’immagine della Russia nell’Est del Vecchio Continente, imponendo però sottotraccia un modello imperialistico che persiste nel privare l’Europa della sua libertà e del suo peso politico. La “mano pesante” americana in materia di armamenti epura completamente la tradizionale strategia diplomatica tipica europea, zittendo tutti quei Paesi che si prodigano per risolvere con mezzi pacifici la crisi internazionale tuttora in atto. Il pericolo più grande che ha origine da queste iniziative è proprio il tacito consenso che viene dato da parte del popolo, indottrinato sull’onda di un revanscismo patriottico dovuto alle repressioni di un passato oscuro e spaventoso e che oggi, con metodi propagandistici, viene convinto di una potenziale minaccia proveniente dallo “storico padrone”, inquisendo e zittendo con metodi poco ortodossi dissidenti e sospetti tali. I cittadini vengono illusi di poter ottenere la protezione dal buon samaritano di turno, che promette per giunta la nascita di una potenza militare, per poi trovarsi per decenni schiavi di un padrone assai spietato.