Mancano poco più di due mesi all’inizio del XIX Congresso del Partito Comunista Cinese, un appuntamento cruciale per il Paese dove verranno scelti i componenti del prossimo Comitato Permanente del Politburo. Xi Jinping, nominato Presidente nel corso dell’ultimo congresso del 2012, è pronto per un secondo mandato dopo che nel 2016 il Partito gli ha conferito il titolo di “nucleo” (Heixin), una nomina importante che lo pone allo stesso livello dei più noti padri della patria e un gradino sopra a leader stimati come Hu Jintao. Da quando è diventato presidente Xi Jinping ha intrapreso un percorso di cambiamento e riforme del Paese che ne hanno favorito l’accostamento a leader storici come Mao Zedong o Deng Xiaoping. Tra tutte le misure intraprese da Xi, la più popolare è la campagna anti corruzione contro i membri di governo e amministrazione pubblica che solo nella prima metà del 2017 ha coinvolto più di 210mila persone.

Settembre 2012: Le votazioni svolte al termine del congresso del Partito Comunista sanciscono la scalata ai vertici dello Stato da parte di Xi Jinping 

La campagna contro la corruzione, molto popolare in Cina soprattutto tra gli strati più poveri della popolazione, ha sì “ripulito” l’amministrazione pubblica da funzionari corrotti, ma ha anche funzionato da “purga” per allontanare potenziali competitor di Xi e per spaccare correnti del Partito rivali della leadership al governo. Una lotta interna che si consuma a colpi di accuse di corruzione, intrighi di palazzo e che vede nel XIX Congresso del PCC del prossimo autunno, una vera e propria resa dei conti tra i vertici del Partito. Una House of Cards in salsa cinese che continua a mietere vittime eccellenti. Ultimo in ordine temporale Sun Zhengcai, capo del partito della città di Chongqing e membro del Politburo considerato da molti come un possibile rivale alla successione di Xi Jinping, destituito e sotto indagine proprio alla vigilia del Congresso del prossimo autunno. Sun, protetto dell’ex premier Wen Jiabao era stato nominato a capo del Partito della megalopoli di Chongqing dopo lo scandalo Bo Xilai, ex capo del PCC cittadino accusato di corruzione e coinvolto in un intrigo internazionale fatto di omicidi e tangenti. La destituzione di Sun Zhengcai, accusato di aver violato le regole del partito, avviene in un periodo particolarmente delicato in cui l’intera leadership cinese è messa in dubbio dalla campagna anti corruzione, che in molti hanno fatto notare colpisca solo membri di fazioni invise al governo. I sospetti di una giustizia ad orologeria in Cina, sono in questi ultimi mesi stati rafforzati dalle dichiarazioni del tycoon cinese Guo Wengui, ricercato dalla polizia cinese e dall’Interpol che ha emesso nei suoi confronti una “red notice”.

Un intrigo internazionale fatto di spionaggio e corruzione e che, stando alle parole di Guo, rischia di “sganciare una bomba atomica sulla campagna anti corruzione” del presidente Xi. Per tutta risposta Pechino ha attaccato il tycoon, da tre anni in esilio volontario negli States, con un’inchiesta pubblicata dal quotidiano Beijing News in cui si accusa Guo Wengui di corruzione.  Inoltre, ad avvalorare questa tesi, ci sono le parole dell’ex vice ministro della Pubblica Sicurezza, Ma Jian, che in un video online ha dichiarato di aver incassato una tangente di circa 8,7 milioni di dollari da parte di Guo Wengui in cambio di un aiuto per eliminare i concorrenti in affari del tycoon. Le recenti “vittime” della campagna anti corruzione del governo e la loro sostituzione con uomini vicini al presidente, lasciano pensare che Xi stia lavorando per un terzo mandato. La nomina di personaggi vicini al governo come Chen Min’er e Cai Qi, ai vertici del partito delle città di Chongqqing e Pechino, sembra dimostrare la teoria di un rimpasto in seno al Politburo più favorevole all’attuale leadership. Mentre nei palazzi del potere ci si prepara allo scontro politico, nel Paese reale cresce il controllo su internet e la censura. In particolare hanno fatto discutere il blocco della popolare applicazione di messaggistica Whats App, durata 24 ore, e la censura sulle immagini del noto personaggio per l’infanzia Winnie the Pooh sulla piattaforma Weibo perché paragonato in maniera irriverente al presidente Xi Jinping.

Le immagini apparse su Weibo che hanno portato alla censura di ogni raffigurazione di Winnie The Pooh in Cina

Il clima di censura pre Congresso,  si concentra soprattutto sul web e ha, ad esempio, portato a proibire qualsiasi forma di ricordo per il dissidente recentemente scomparso Liu Xiaobo o a divieti sulla trasmissione di contenuti online riguardanti l’omosessualità o le tematiche LGBT già vietate sulle televisioni nel 2016. Tra censura, intrighi di palazzo e scandali, la Cina è con il fiato sospeso in attesa del Congresso del Partito che investirà Xi Jinping e l’attuale leadership del potere di continuare a cambiare il Paese e  favorire lo sviluppo di quel sogno cinese tanto caro al presidente e nucleo della sua filosofia politica.