Un vero e proprio trionfo quello dell’estrema destra austriaca al primo turno delle elezioni presidenziali. Il candidato del Partito della Libertà (Fpoe), Norbert Hofer, è primo con il 35% delle preferenze, secondo i primi dati. A seguire è il candidato dei Verdi, Van der Bellen che, con il 21% dei voti, si è guadagnato un posto nel ballottaggio del prossimo 22 maggio. Un successo clamoroso per il partito anti-immigrati che ha fatto della chiusura delle frontiere il suo cavallo di battaglia. «Abbiamo scritto la storia, oggi inizia una nuova era politica» ha dichiarato il leader del Fpoe, Heinz-Christian Strache. Per il partito che fu del controverso Jorg Haider, si tratta della migliore performance di sempre. Scompaiono i partiti tradizionali, socialisti e popolari, fermi rispettivamente all’11 e al 2,4 % dei voti. Un segnale chiaro, che dimostra la crescente disaffezione dei cittadini nei confronti della politica. Ma a pesare sulla decisione dei 6 milioni di austriaci chiamati alle urne, è stata sicuramente la difficile situazione che si sta vivendo al Brennero in questi giorni.

Hofer ha fatto della lotta all’immigrazione il cardine della sua campagna elettorale, riuscendo ad attirare i voti anche di quanti in passato erano distanti dalle posizioni del Fpoe. Entusiasti anche i diversi leader europei di destra. Da Wilders a Salvini, passando per la Le Pen, gli euroscettici sono in festa. Il voto di oggi avrà ripercussioni, infatti, su gran parte dell’impalcatura europea. Schengen è sotto attacco e lo stesso concetto di libera circolazione di merci e persone, rischia di essere messo seriamente in discussione. Le politiche miopi dell’Unione Europea hanno portato l’idea stessa di Europa al collasso. La mancanza di “realismo” da parte dei principali governanti del continente, ha portato acqua al mulino dell’estrema destra, spingendo i cittadini dell’Unione a votare in massa per chi propone soluzioni facili a problemi difficili. Il governo austriaco, dal canto suo, prova a non rimanere vittima del ciclone. Guidato dal socialista Werner Faymann, l’esecutivo ha acceso i toni nei confronti dell’immigrazione, minacciando la chiusura del Brennero e opponendosi al concetto stesso di accoglienza. Vienna denuncia la mancanza di controllo alle frontiere dell’Unione Europea, ragione per cui il ministro degli esteri Sebastian Kurz, ha affermato che se l’Europa non riuscirà a proteggere i suoi confini allora Vienna “sarà costretta a introdurre i controlli al Brennero”. Il voto austriaco preoccupa anche l’Italia che con la chiusura del Brennero rischia la grecizzazione. La mancanza di un passaggio a nord trasformerà il bel paese in una prigione a cielo aperto per le migliaia di rifugiati e immigrati che arrivano in Europa.