Che la Corea del Nord sarebbe tornata ben presto sotto torchio tra i vari network internazionali, lo si era capito già dalla prima bufala del mese diffusa ad inizio settembre secondo cui, stando a fonti di stampa sudcoreane, Kim Jong Un avrebbe fatto giustiziare un suo fedelissimo perché scoperto addormentato durante un suo discorso. Che si tratta di una notizia palesemente falsa, lo dimostra più di una circostanza: la prima, è che la fonte è di Seul e quindi non proprio il massimo dell’imparzialità visto che nord e sud della Corea sono formalmente in guerra da più di sessant’anni; la seconda, è che chiunque voglia mantenere il controllo su un qualunque apparato di governo, deve stare molto attento agli equilibri interni e se davvero Kim Jong Un si permette di giustiziare senza pietà uno dei massimi dirigenti di partito sol perché distratto, la sua leadership durerebbe meno di 24 ore; la terza, è che già bufale del genere hanno trovato ampie smentite ben dimostrate e dimostrabili in passato, come la notizia secondo cui Kim avrebbe dato in pasto ai cani suo zio.

Detto questo, la news dell’ennesima presunta e non verificata (e probabilmente mai avvenuta) uccisione efferata del leader nordcoreano ha aperto la strada ad altro fango mediatico su Pyongyang in vista dei test nucleari effettuati dal suo governo; esporre ancor di più alla riprovazione del pubblico occidentale la Corea del Nord, ha facilitato la creazione di un coro unanime di proteste contro gli esperimenti, peraltro riusciti, che di fatto consegnano il paese nel novero delle potenze nucleari. Gli USA si dicono preoccupati, da Seul arriva una dichiarazione ufficiale che afferma come ‘Pyongyang sarà ridotta ad un cumulo di macerie’, le cancellerie occidentali parlano di rischi incalcolabili; ma la bomba nordocoreana deve fare realmente paura? E’ bene analizzare alcuni aspetti per poter misurare la reale portata del clamore mediatico. L’atomica non è in mano soltanto a poche potenze come USA, Russia o Cina, ma in giro per il mondo ordigni del genere se ne contano complessivamente intorno alle diecimila unità e sono potenze nucleari anche l’India oppure per esempio il Pakistan, i cui servizi segreti sono molto vicini a quelli sauditi; dunque, che adesso la bomba atomica sia anche nelle mani nordcoreane certamente, in linea di principio, non è un bel segnale di distensione ma al tempo stesso a fare davvero paura sono gli ordigni posseduti da paesi che nel corso degli ultimi decenni hanno destabilizzato intere regioni. La Corea del Nord può anche avere una forma di governo non condivisibile agli occhi di molti, ma al tempo stesso essa è sempre stata fuori da logiche di sostegno al terrorismo, di minacce verso altri stati sovrani, l’unica costante diatriba è (per ovvi motivi) con i cugini del sud; in parole povere, in un’epoca di minacce globali e di lotta al terrorismo, la bomba atomica in mano a Pyongyang dovrebbe essere l’ultimo dei pensieri e dei problemi delle cancellerie occidentali.

Un altro aspetto da analizzare è il motivo per cui la Corea del Nord è andata avanti con il suo programma nucleare, nonostante le sanzioni; tale programma non è il capriccio di un giovane e ‘capriccioso’ leader, come viene invece spesso ripetuto tra i media, bensì un qualcosa di dichiaratamente difensivo diretto effetto della politica di aggressione degli USA verso gli stati non allineati. A Pyongyang si sono accorti come tutti quegli stati definiti ‘canaglia’ da Washington che non hanno mai avuto la bomba atomica, a poco a poco sono tutti stati attaccati; volendo evitare di far questa fine, Kim Jong Il prima ed adesso Kim Jong Un hanno deciso di mettere in pratica il programma nucleare, in modo da creare uno schermo difensivo dietro cui poter difendere il proprio paese da eventuali attacchi occidentali. L’intento infatti dichiarato di Pyongyang, è quello di usare l’arma atomica solo in caso di attacco; del resto, i cugini del sud anche se non posseggono direttamente gli ordigni nucleari, ne ospitano alcuni americani presso le proprie basi nella penisola e da qui l’ulteriore esigenza di difesa da parte della Corea del Nord. Se i due Kim non avessero visto negli anni scorsi i bombardamenti di Baghdad, Tripoli, Kabul e lo stato d’assedio di Damasco ed Aleppo, probabilmente non avrebbero mai avuto la necessità di costruire un ordigno atomico per evitare qualsiasi minaccia esterna.

Kim Jong Un è andato avanti anche nonostante le condanne della Cina, sua più stretta alleata; Pechino ha diverse grane nella regione, un’escalation nella penisola coreana potrebbe rappresentare un altro problema per la Repubblica Popolare e quindi sia Hu Jintao che Xi Jinping hanno provato a frenare le velleità nucleari nordcoreane. Kim però, sa bene che allo stesso tempo la Cina non può affatto abbandonare Pyongyang, diversamente avrebbe un’unica grande Corea filoamericana ai suoi confini; consapevole di tutto questo, il leader nordcoreano ha proseguito nel suo programma fino al successo dei test delle scorse ore. Nel frattempo Kim Jong Un sta apportando, a livello interno, diverse riforme economiche ed istituzionali; infatti, il potere adesso appare sempre più concentrato negli organi civili e non militari, come dimostra la convocazione del congresso del Partito dei Lavoratori dopo 37 anni di assenza, così come sta lentamente diversificando l’economia cercando di creare un parallelismo tra crescita economica e militare. Il tutto ovviamente, anche in vista delle prossime sanzioni che non tarderanno ad arrivare; Kim Jong Un sa bene che per salvare nel 2016 l’unico stato realmente socialista rimasto, deve giocare in anticipo rispetto al resto della comunità internazionale ed a potenziali dissidenti interni: in tal senso, da quando è al potere ha dimostrato di essere abile in tutto ciò ed i recenti esperimenti nucleari ne costituiscono importante testimonianza.