Ci piacerebbe continuare a poter dire che la stoica, unica, nobilissima ed encomiabile resistenza dimostrata dall’esercito siriano insiste nel produrre i suoi frutti e a rappresentare, come per miracolo, un argine al continuo affluire di innumerevoli milizie fondamentaliste da tutto il mondo. Purtroppo, però, non è così, e le recenti conquiste effettuate da gruppi vicini ad al-Qaeda nella provincia nord-occidentale di Idlib suonano come un pericolosissimo campanello d’allarme. Da almeno due anni leggiamo dell’”imminente caduta del regime di Assad” – bugia ripetuta a gran voce da quei giornali, portavoce di chi ha dichiarato la sporca e subdola guerra alla Siria, che speravano in una sua rapida sconfitta e che ancora, di tanto in tanto, rispolverano la menzogna dell’attacco col gas che stava per catapultare il mondo intero in un conflitto di dimensioni enormi. Oggi, con il serio rischio che questa menzogna possa trasformarsi in drammatica realtà di fronte all’avanzata fondamentalista – portata avanti dai variegati gruppi della galassia dell’integralismo sunnita – abbiamo un’ulteriore conferma che il vero nemico dell’Occidente non è il fantomatico IS – sempre al suo posto e attaccato con efficacia solo per mano di kurdi e iracheni. Il vero nemico è lo stato laico, secolare, tollerante, multiconfessionale e indipendente che oggi è incarnato da Assad: riuscito a resistere grazie alle sue straordinarie forze e all’aiuto russo-iraniano (e di riflesso di Hezbollah), ma che non può durare in eterno contando solo sulla sua limitata disponibilità di uomini dopo averne persi a migliaia in più di tre anni di guerra. Di fronte, ha nemici ricchi e potenti che possono permettersi di finanziare i gruppi terroristi con denaro, armi e inesauribile carne da macello proveniente da tutto il mondo.

Per abbattere Assad sono stati e vengono fatti affluire uomini indottrinati al più becero e retrogrado Islàm, con lo scopo ultimo di soddisfare i rapaci appetiti di un Occidente smanioso di abbattere le sacche di resistenza al decadente dominio americano e col benestare di vicini compiacenti ed interessati. Ultimi in ordine cronologico la Turchia – artefice in questi giorni delle vittorie degli integralisti avendo permesso l’affluire di armi, mezzi e uomini dai suoi confini – e Israele, che dopo aver prestato in diverse occasioni cure mediche ai ribelli islamisti sconfinati nel suo territorio, ha recentemente scatenato l’ennesimo attacco contro postazioni siriane provocando l’uccisione di 4 uomini. Nuovamente, Netanyahu, che si proclama alfiere della lotta al terrore, ha contribuito alla causa islamista facendo un grosso favore ai fondamentalisti che dovrebbe teoricamente combattere.

I territori conquistati, cartina alla mano, pongono in serio pericolo le roccaforti alawite dove il governo di Assad ha il suo centro di potere, ora a poche decine di kilometri dalla linea del fronte. Con l’Est del Paese in mano agli islamisti e con l’estrema difficoltà di far affluire uomini nelle zone di guerra – non potendo certo pensare di far affluire reparti regolari, ad esempio dell’esercito iraniano, onde evitare di scatenare ripercussioni in sede diplomatica – si fa sempre più ardua per lo stoico presidente siriano continuare a resistere. Lui, che in gravi condizioni socio-politiche ha scelto, da grande comandante, di rimanere al suo posto guidando il Paese, deve trovare insieme agli unici alleati rimasti, Russia e Iran, una soluzione per ribaltare la situazione sul campo. Il fronte del terrorismo, da Stati Uniti e Israele sino ad al-Qaeda e IS, passando per Turchia e stati arabi, questa volta incombe per davvero. E fa paura, anche a noi.