Si narra che lo Zar Nicola I, quando presentò alle truppe russe lo sconfitto imam Shamil, il capo della ribellione cecena contro l’impero, per rendergli l’onore delle armi, disse ai suoi soldati di onorare la Russia cominciando dal suo più fiero nemico. Basterebbe questo singolo episodio per sintetizzare quel misto di guerra, sangue, fede e culture, che per secoli ha rappresentato la Cecenia, e il suo rapporto con Mosca. Purtroppo, anche nella storia della ribellione cecena, l’epopea dei guerriglieri ha lasciato il campo all’orrore del terrorismo, ed ha piegato il sentimento indipendentista al più bieco fondamentalismo pronto a qualunque gesto pur di imporsi. E così, mentre prima il nemico era un avversario prima di tutto da onorare e poi da sconfiggere, la macchina mortifera ha soppiantato l’onore e si è passati dall’onore delle armi alle armi del terrore. Passano i secoli, e la Cecenia diventa la terra che fa da culla alle vedove nere, agli attentati del teatro di Mosca, alla strage di Beslan, e a quel misto di orrore e pietà che hanno evocato le immagini di terroristi pronti a tutto pur di raggiungere il loro scopo, appoggiati dal sistema di Al Qaeda e da tutto ciò che ruota nell’orbita del terrorismo internazionale di matrice islamista. Da quel momento la Russia e la Cecenia hanno scavato un solco profondo nelle loro relazioni, ed in questo solco, l’aratro di Putin ha piantato un suo seme, quello di Ramzan Kadyrov, attuale premier della repubblica cecena. Islamico ma, per ora, fedele a Mosca e a Putin, Kadyrov rappresenta da anni non solo un uomo di fiducia del Cremlino, ma colui che sta in qualche modo limitando i danni di un sentimento nazionalista e culturalmente ostile che caratterizza da sempre la piccola e pericolosa Cecenia, così troppo vicina al mondo mediorientale per non essere considerata un luogo chiave delle relazioni estere della Russia con il Medio Oriente, ma anche con gli alleati degli Stati Uniti, primi fra tutti la casa Saud dell’Arabia.

Ma quel filo che lega la Cecenia all’islam radicale non si è fermato con gli avvenimenti degli ultimi anni. Ed è così che proprio nel giorno in cui Mosca festeggiava la Giornata della Vittoria e faceva sfilare i suoi soldati impegnati da mesi a combattere l’Isis e chi lo ha appoggiato e sostenuto, una delegazione del governo saudita guidata dal ministro Ahmed al-Khatib, veniva ricevuta a Grozny dal presidente Kadyrov. Scopo della visita? Ufficialmente gli investimenti miliardari dei sauditi in Russia e la pianificazione di ulteriori operazioni economiche in Cecenia da parte di casa Saud. La delegazione ha fatto anche visita al centro di addestramento delle forze speciali, affermando nientemeno di ritenerlo un esempio di efficienza nella lotta al terrorismo. Curioso che proprio in questi giorni, una delegazione saudita voli in Russia, seppur in Cecenia, e affermi non solo di voler investire ma anche di avere relazioni fortissime e ottime con il Cremlino. Parole che sembrano stridere con quelle molto più dure intercorse tra i due Paesi negli ultimi mesi della guerra siriana e che sembrano andare di pari passo con l’attuale “impegno” da parte dei sauditi nel cercare di salvare la faccia sparando qualche colpo contro i terroristi dell’Isis dopo aver apertamente lasciato loro il campo per anni. Eco che a questo punto sorgono i sospetti sul reale interesse dell’Arabia Saudita in Cecenia. Investimenti economici? Laboratorio di ripristino delle relazioni con la Russia? Aggiramento del Cremlino e volontà di attrarre il leader ceceno e la regione più islamista del Caucaso russo? I dubbi sono notevoli. E restano proprio per le inevitabili conseguenze geopolitiche di una Cecenia sedata o di una Cecenia ribelle nella Russia di Putin. La Cecenia piò rappresentare in ogni momento un nuovo fronte di guerra, così come un laboratorio di pace tra Russia e Islam radicale. Forse, per una volta, si dovrebbe rileggere proprio la storia dell’imam Shamil, il nemico rispettato dallo Zar, e quelle parole che ripeteva ai suoi sufi “Giudicate il futuro a partire dal suo passato”.