Nemmeno il più pessimista dei sauditi poteva aspettarsi uno smacco simile; mentre il mondo è stato in questi giorni concentrato sulla Siria e sull’Iraq, sentendo parlare di Arabia Saudita soltanto per velleitarie e fantomatiche coalizioni anti ISIS o per due donne arrivate nel consiglio comunale di La Mecca con tanto di volto coperto, nello Yemen i Saud stanno rimediando una sonora batosta di dimensioni enormi.

Come si sa, anche lo Yemen nel 2011 è stato punto dalla ‘primavera araba’; dopo mesi di scontri, il presidente Saleh (entrato ed uscito più volte dalla lista di ‘presidenti canaglia’ voluta da Bush junior nel 2001) alla fine di quell’anno ha lasciato il potere, aprendo una grave crisi istituzionale in seno alle fragili istituzioni del paese. Per capire cosa oggi sta accadendo nello Yemen, è necessario fare ampi passi indietro: San’a’ è diventata capitale di una nazione yemenita unificata solo nel 1990, le istituzioni dello Stato si trovavano già quindi in condizione di fragilità al momento dello scoppio della primavera araba, seppur dominate dalla sua nascita dallo stesso Saleh.
Inoltre, la vicinanza con l’Arabia Saudita, ha fatto in modo che nel territorio impervio e desertico dello Yemen, prendessero piede in maniera stabile diverse cellule di Al Qaeda e di altre formazioni terroristiche finanziate dai Saud già dalla metà degli anni 2000; il terrorismo ha quindi sempre assediato il paese, tenendolo spesso sotto scacco con le istituzioni di San’a’ non del tutto preparate a fronteggiare la minaccia. Negli anni tutto ciò ha contribuito a creare maggiore povertà in uno Stato già economicamente fragile di suo; culla della civiltà della penisola arabica, con città simbolo della primordiale cultura araba, nonostante questo lo Yemen da decenni soffre il fatto di possedere l’economia più povera dei vicini.

Da qui quindi la motivazione del fatto che la primavera araba a San’a’ ha già potuto attecchire dopo i primi mesi nel 2011, da qui anche la motivazione di una grande frattura in seno alla società solo da poco più di 20 anni nuovamente unita, dopo aver vissuto per tanto tempo in due Stati diversi (Yemen del Sud e Yemen del Nord). Contrapposizioni e contraddizioni, esplose poi dopo la cacciata di Saleh; con il timore fondato che le manifestazioni del 2011 costituissero un non tanto velato colpo di stato saudita volto a fare dello Yemen un mero stato vassallo, la milizia sciita degli Houti dall’inizio del 2012 ha dato segni di insofferenza e mostrato la volontà di opporsi ad uno stato eccessivamente filo Riyadh. Radicate soprattutto nel nord del paese, le milizie Houti hanno iniziato lentamente ad avanzare per installare un regime di governo diverso da quanto pronosticato dai sauditi; la situazione è poi precipitata nel gennaio 2015, con la presa di San’a’. Dopo la conquista della capitale, l’Arabia Saudita, accecata dalla paura di avere uno Stato filo iraniano nei suoi confini meridionali, ha deciso di mettersi a capo di una coalizione volta a rovesciare gli Houti.
Riyadh all’epica, ha voluto mostrare i muscoli, ma dopo nemmeno un anno ha dato ampia dimostrazione di inefficienza ed impreparazione del suo esercito; i Saud a gennaio, hanno inoltre capito come Teheran avrebbe mandato in porto la trattativa per l’eliminazione delle sanzioni occidentali, mettendosi nella posizione di strappare lo scettro di potenza regionale all’Arabia Saudita. La decisione di attaccare San’a’, in tutto questo, è stata frutto anche di questa prospettiva; ma i sauditi stanno clamorosamente perdendo.

Sette navi militari affondate dagli Houti tra Aden ed il resto del paese, centinaia di soldati periti in battaglia, ma soprattutto lo sconfinamento degli stessi ribelli sciiti in territorio saudita; il prezzo che sta pagando la famiglia Saud è davvero molto alto. Oggi una parte del deserto dell’Arabia Saudita infatti, non riesce più ad essere controllato da Riyadh, la quale in questa porzione di territorio ha perso anche alcune basi militari. Mandata in avanscoperta l’aviazione per distruggere le installazioni Houti nello Yemen, adesso gli aerei sauditi hanno iniziato a bombardare alcune delle loro stesse basi per cercare di cacciare gli sciiti; è anche vero che nel sud dell’Arabia Saudita, da secoli abitano popolazioni di origine sciita e questo sta aiutando e non poco i ribelli yemeniti a mettere gli scarponi oltre il confine, ma lo smacco oltre che militare è politico per i Saud ed è anche un qualcosa di molto grave. Emblema di tutto questo è la città di Najran, il più importante centro saudita vicino il confine ovest con lo Yemen; gli Houti qui sono molti vicini e la sensazione che parte del territorio saudita è adesso coinvolto in una guerra voluta dai Saud è lampante: GolfNews pochi giorni fa ha girato un reportage da Najran, registrando come ogni giorno vi sono attacchi che arrivano dal confine yemenita, con la città costretta a vedersi chiuso l’aeroporto ed a non mandare i propri figli nelle scuole sotto attacco.
Gli Houti non hanno certo intensione di invadere il territorio saudita, sta però riuscendo un primo tentativo di creare una zona cuscinetto attorno il confine; la sconfitta politica è già stata incassata per l’Arabia Saudita, da un punto di vista militare il 14 gennaio in Etiopia si svolgeranno alcuni colloqui volti a cercare un cessate il fuoco.
Ma al di là della situazione da un punto di vista militare, è da rimarcare la condizione della popolazione da un punto di vista umano; lo Yemen è di fatto uno Stato adesso controllato da almeno tre entità differenti: gli Houti ed i suoi alleati (uomini dell’esercito fedeli all’ex presidente Saleh) i quali controllano la capitale San’a’; le forze filo saudite; infine, le cellule di Al Qaeda che prendono sempre più piede in alcune zone remote del paese. Per la popolazione yemenita tutto ciò è una catastrofe; servizi non assicurati, acqua non potabile in diverse zone, cittadini costretti alla fame e scuole chiuse in tante città. Un assetto di guerra generale, a cui si deve aggiungere la distruzione insita in tanti centri importanti del paese; nella stessa capitale San’a’, i bombardamenti sauditi hanno distrutto diversi palazzi tutelati dall’UNESCO e riconosciuti come patrimonio dell’umanità, la guerra voluta dai Saud si sta accanendo contro i simboli della più antica civiltà della penisola arabica.

C’è da salvare lo Yemen, adesso che è certificata la sconfitta dell’Arabia Saudita; bisogna farlo in fretta, urge la ricomposizione di un paese che è stato lacerato a causa di avidi interessi e scellerate scelte ad opera di Riyadh.