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‘Dawn of victory’, alba della vittoria letteralmente: un nome, quello dato all’operazione russa scattata nelle scorse ore in Siria, che dà l’idea di come si sia ufficialmente entrati in uno dei periodi più importanti e decisivi di questo lustro di guerra che sembra non avere fine. Il tutto è scattato nel pomeriggio di lunedì quando, approfittando della luce del Sole ancora presente, diversi aerei russi hanno solcato le province di Hama, Idlib ed Aleppo bombardando pesantemente le postazioni dei ribelli, specialmente quelle appartenenti a gruppi jihadisti vicini ad Al Nusra. L’operazione è nell’aria da diversi giorni: mentre Donald Trump navigava verso la Casa Bianca, nel Mediterraneo la portaerei russa ‘Admiral Kuznetsov’ navigava dritta verso le acque siriane. E’ da qui, che in queste ore stanno partendo diversi aerei diretti verso Idlib, Aleppo ed il nord di Hama, con l’obiettivo di distruggere depositi di munizioni ed armi in queste province.

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Mappa interattiva del conflitto siriano

La conferma ufficiale dell’inizio dell’operazione, arriva direttamente dallo Stato Maggiore russo; per la prima volta nella storia della Marina della Federazione, una portaerei entra direttamente in uno scenario di battaglia, la svolta per la difesa di Mosca è importante ma lo è altrettanto il ruolo che sta svolgendo la Kuznetsov in questo momento, la quale di fatto diventa una seconda base aerea in appoggio a quella della provincia di Latakia, in funzione dall’inizio dell’intervento deciso da Putin nel settembre del 2015. La battaglia nominata ‘Alba della vittoria’, arriva a pochi giorni dalla vittoria di Trump alle elezioni statunitensi; il viaggio della Kuznetsov era stato organizzato da diversi mesi, pur tuttavia l’approdo della portaerei in acque siriane proprio in questo momento storico potrebbe non essere del tutto casuale: mentre da Washington il presidente in pectore annuncia la volontà di interrompere i finanziamenti e gli armamenti ai ‘ribelli’ siriani, a Mosca si dà il via libera ad un’imponente operazione che potrebbe piegare anche a livello morale e mentale la strenua resistenza salafita.

Nella loro prima telefonata, Donald Trump e Vladimir Putin, hanno discusso anche e soprattutto di una possibile risoluzione comune al conflitto siriano

Gli strikes aerei e missilistici sono già nell’ordine di centinaia, la provincia di Idlib in particolar modo – feudo di Al Nusra e sede del piccolo ‘emirato’ formato da circa quattro anni in questo territorio – viene bersagliata come mai prima d’ora, segno che tanto da Mosca quanto da Damasco adesso si ha intenzione di accelerare i tempi per cercare di prendere le roccaforti in mano ai terroristi. Si confida in una diminuzione, già operata dall’amministrazione Usa uscente, di aiuti ai ribelli, in modo che si inducano le sigle jihadiste alla resa sotto il fuoco proveniente dalla Kuznetsov. La provincia di Idlib sarà con molte probabilità l’ultima ad essere attaccata dalle truppe di terra siriane, vista la vastità del territorio da recuperare. Ma per indebolire le difese di Al Nusra e soci bisogna iniziare a spianare la strada in vista delle future offensive, così come nell’immediato bisogna garantire sempre meno vie di entrata ai rinforzi presso la città di Aleppo; lì dove le forze governative sono in netto vantaggio. Al margine dei primi bombardamenti dell’operazione in corso si proverà a rompere definitivamente la resistenza della sacca ribelle accampata nei quartieri orientali della seconda città siriana. Non a caso, anche nella metropoli sono in corso numerosi bombardamenti, i quali hanno già fermato in queste ore diversi tentativi di contrattacco ribelle nei confronti dei quartieri controllati da Damasco; la partita di Aleppo è quella decisiva per le sorti della Siria: se la città venisse ripresa interamente, si libererebbero centinaia di uomini e mezzi da dispiegare ad Idlib contro Al Nusra e nei territori orientali del paese controllati dall’ISIS.

Video del Ministero della Difesa Russo delle partenze dei veivoli dalla portaerei Kuznetsov

La svolta nel conflitto siriano sembra essere molto vicina: da un lato Mosca e Damasco decidono di imprimere una grande accelerazione alla controffensiva, con la Russia che per la prima volta schiera una portaerei – circostanza di grande valore anche da un punto di vista meramente simbolico -, dall’altro si aprono spiragli per un disimpegno politico e militare degli USA nel sostegno ai ribelli jihadisti, circostanza che inevitabilmente accorcerebbe di mesi se non di anni la guerra in Siria. L’operazione andrà avanti nei prossimi giorni, l’unica cosa certa è che entro questa settimana la fase della battaglia sarà preminentemente aerea, soltanto dopo si potrà capire quando scatterà anche l’offensiva via terra delle forze siriane. La speranza non troppo velata, è che ad Aleppo la risoluzione della battaglia sia di natura politica: combattere casa per casa ai margini della città vecchia, così come nel cuore di un’ampia fetta del centro storico, significherebbe un bagno di sangue per entrambi gli schieramenti ma soprattutto per i civili, per i quali ad ottobre erano pronti dei corridoio umanitari per la loro evacuazione che però non sono stati sfruttati per via dei razzi lanciati da Al Nusra contro chiunque fosse intenzionato a scappare. Nel frattempo, le battaglie infuriano anche in altre parti del paese: si combatte nell’ovest Ghouta, ossia a sud di Damasco, dove l’esercito è pronto a riprendere la sacca di Khan Al Shish, altro obiettivo che garantirebbe maggiore sicurezza per la capitale. Allo stesso modo, si combatte anche in Est Ghouta, così come a nord di Hama, con le forze fedeli ad Assad vicine alla periferia di Morek, cittadina-roccaforte ribelle della zona. La battaglia finale sembra essere iniziata, dalla Kuznetsov e dalla flotta ancorata a largo delle coste siriane gli aerei partono ed atterrano a ritmi decisamente sostenuti, da Mosca si segue attentamente ogni minuto: l’obiettivo è sfruttare al massimo ogni possibile avanzata militare e le importanti novità diplomatiche e politiche arrivate nelle ultime ore dagli USA.