Tutto è andato come previsto: Syriza ha vinto le elezioni in Grecia, con un’affluenza di poco superiore al 51%, la più bassa della storia del Paese. Un risultato eloquente che testimonia come i greci siano ormai rassegnati allo status quo. “Una vittoria del popolo, ora inizia la battaglia per cambiare i rapporti di forza in Europa”, queste le prime parole pronunciate da Alexis Tsipras, che ancora una volta avrà bisogno dell’appoggio del partito nazionalista ANEL, per ottenere la maggioranza assoluta dei seggi e formare un nuovo governo. Nuova Democrazia, partito di centro-destra, principale responsabile delle misure di austerità, ha ottenuto il 28% delle preferenze, posizionandosi poco dietro il partito di Tsipras che ha mantenuto sostanzialmente invariata la percentuale di voti a suo favore rispetto alle consultazioni dello scorso gennaio, assestandosi attorno al 35%. Un destino condiviso da quasi tutte le altre forze politiche che hanno visto replicato il loro risultato delle legislative precedenti. Una vittoria netta e piuttosto scontata quella di Syriza, anche se va segnalato come nonostante la scissione interna, che ha portato l’ala dura del partito a formare un nuovo movimento, Unità Popolare, la coalizione di sinistra non abbia subito variazioni di rilievo.

A sorprendere, invece, è stato lo scarso risultato proprio della nuova formazione politica dei fuoriusciti di Syriza che, pur potendo contare su nomi altisonanti, non è riuscita ad andare oltre il 2,8%, rimanendo quindi fuori dal parlamento. Niente di nuovo sotto il sole,insomma, da domani il nuovo governo Syriza-ANEL, continuerà ad applicare il memorandum firmato in estate, che, di fatto, non ha cambiato la condizione della Grecia in materia di austerità e rispetto dei rigidi parametri imposti dalla Troika. Ma il vero vincitore di questa tornata elettorale è stato l’astensionismo. Quasi il 50% dei greci non è andato a votare, e almeno il 14%, ha deciso solo oggi per quale partito votare stando a quanto riportato dal quotidiano Kathimerini, un dato chiaro che dimostra la scarsa fiducia dei greci nei confronti dei partiti e dei loro rappresentanti. La sfiducia per la politica è schizzata ulteriormente alle stelle dopo il referendum dello scorso 5 luglio, che ha provocato una forte delusione soprattutto tra gli elettori di Syriza. Non è un caso, infatti, che i partiti con un programma chiaro e di ispirazione più radicale, come KKE e Alba Dorata, non abbiano subito emorragie di voti, a dimostrazione del fatto che, ormai, anche il partito neonazista, come il partito comunista, ha uno “zoccolo duro” che gli consente di avere una presenza costante all’interno dell’emiciclo ateniese. La vittoria di Tsipras è la vittoria della rassegnazione, del “meno peggio”, un risultato che un partito con aspirazioni quasi rivoluzionarie, con la volontà di “cambiare l’Europa”, dovrebbe considerare quasi una sconfitta. Syriza e il suo leader escono dal fronte no austerità per entrare in quello dell’establishment e chissà che questa nuova condizione non sia, per loro, più comoda.