Alla fine del mese arriveranno a Mosca 500 ospiti internazionali provenienti da 80 differenti paesi con l’intento di concordare un piano comune per affrontare la lotta contro il terrorismo. Ad anticipare molti dei temi che verranno trattati alla fine di aprile è stato Anatoly Antonov, che in un’intervista rilasciata ieri a Russia Today ha lamentato: “Il più grande ostacolo da superare in questa difficile fase finale di smantellamento delle cellule terroristiche è la mancanza di unità tra le forze internazionali operanti in Siria.” Il problema, dice Antonov, è che è anacronistico, in un mondo interconnesso come il nostro, perseguire unicamente e ciecamente ambizioni politiche e interessi nazionali, perché il terrorismo, da soli, non si può sconfiggere. “Nessuno si può sentire al sicuro oggi, nessuno vive su un’isola, e anche se fosse ormai non basta più un’Oceano per difendersi dai terroristi.” Sono un centinaio le cellule terroristiche nate in tutto il mondo, e l’Asia è sicuramente la madre più gravida di questi figli infetti. L’unica soluzione concreta per sconfiggere il terrorismo è quella di trovare una via comune da percorrere congiuntamente. “Siamo fortemente convinti che l’unica opzione in questo caso sia quella di unire le forze, proprio come successe nella Seconda Guerra Mondiale”, ha detto il Ministro della Difesa russo. Chiaro rimando ad un precedente discorso del Presidente Vladimir Putin, che aveva espresso il bisogno di formare una coalizione anti-terrorismo “simile a quella anti-Hitler”.

Dopo sei mesi di interventi nella crisi siriana, la decisione della Russia di ritirare la maggior parte delle forze aeree dalla Siria ha segnato un momento fondamentale per il successo dell’esercito russo. Supportato dall’aviazione del Cremlino, l’Esercito Siriano ha liberato città dopo città tutti gli avamposti conquistati dallo Stato Islamico e da altri gruppi terroristici come Jabhat Al-Nusra. Ultimo grandioso successo, la liberazione della storica città di Palmira, culla della “nostra” e della “loro” civiltà. Antonov ha continuato l’intervista sottolineando che ora è il momento di pensare alle operazioni quotidiane da svolgere per reinstaurare almeno un accenno di vita normale in Siria. Bisogna ridare ai cittadini siriani un minimo di dignità e le basi da cui poter ricominciare; a molti, ancora oggi, mancano beni di prima necessità come il pane. Nelle ultime settimane la Russia ha fatto arrivare in Siria via mare più di 700 tonnellate di aiuti umanitari, ha detto Antonov, rimarcando come le operazioni di sminamento della città di Palmira continuino incessantemente. “Stiamo facendo tutto ciò che è nelle nostre capacità per aiutare il popolo siriano, così che sia possibile la creazione di un’ambiente sereno in cui instaurare un cessate-il-fuoco duraturo”, continua, concludendo che “non è più tempo di combattere, ma di costruire una nuova Siria”. Quando gli viene chiesto cosa pensa dei rapporti tra Russia e U.S.A., prima risponde diplomaticamente che i loro eserciti sono sempre in contatto: “Siamo riusciti a ricostruire un rapporto che si è rivelato positivo ed efficiente per combattere il terrorismo in Siria”, ma poi ammette che c’è “ancora molto spazio per ulteriori miglioramenti”.

Infine l’argomento viene spostato sulla NATO, e Antonov non si risparmia. Enfatizza che la Russia non si farà trascinare ad una “corsa alle armi”, non importa “se qualcuno cercherà di imporla”. E’ conciso e chiaro. La Russia non tollererà qualsivoglia tentativo di minare la propria capacità decisionale, né tantomeno accetterà di buon grado sistemi di difesa missilistici stranieri vicini ai propri confini. Questo è il clima in cui il 27 e 28 aprile si terrà la Conferenza per la Sicurezza Internazionale. Parteciperanno 20 primi ministri, 20 ministri della difesa e 15 capi di gabinetto. Ci saranno anche 10 rappresentanti di diverse organizzazioni internazionali, 2 segretari generali delle Nazioni Unite, delegati dall’OSCE, dal CIS e dalla Lega Araba, dal CSTO e dal Comitato Internazionale della Croce Rossa. Una cosa è certa, a Mosca farà più caldo del solito.