Aleppo è una città in guerra dal 2012, anno in cui l’FSA prima ed i terroristi poi hanno preso possesso di numerosi quartieri a discapito del governo centrale; mass media occidentali ed americani, solo adesso sembrano accorgersi dell’emergenza umanitaria che vive quella che era una delle città più floride dell’intero medio oriente, custode di una storia più che millenaria e metropoli in cui da secoli convivono numerose tra culture e fedi diverse. Nei tg di tutta Europa, si mostrano immagini di una Aleppo distrutta e spettrale con riprese fatte da droni che sorvolano palazzi devastati ed abbandonati e che mostrano una grande città che oramai ha un aspetto da paesaggio lunare; la metropoli siriana è in queste condizioni da tanto tempo e non da adesso: il messaggio, grave ed assolutamente falso che sta passando, è che Aleppo è ridotta in queste condizioni dall’inizio dell’offensiva governativa e russa.

In sede ONU, USA e Gran Bretagna parlano di ‘nette responsabilità e complicità di Mosca per crimini di guerra ad Aleppo’, si alzano i toni e si acuisce nel pubblico europeo una confusione che maschera quelle che sono invece le vere novità inerenti questa città: le macerie qui esistono da quattro anni, il vero fatto nuovo è costituito dall’avanzata dell’esercito fedele ad Assad anche nel centro storico a discapito dei terroristi che, nonostante siano intrappolati nella zona est di Aleppo senza alcuna possibilità o quasi di vincere questa battaglia, continuano ad usare i civili come scudi umani e ad alimentare un conflitto che sta lasciando nel lastrico la popolazione. Proprio nel momento in cui la Siria sta per riappropriarsi della sua Aleppo, della sua capitale economica depredata delle sua aziende (i cui macchinari nell’estate del 2012 sono stati portati oltre la frontiera turca) che da sempre fungono da traino dell’economia dell’intero nord del paese e non solo, l’occidente e i suoi i media si accorgono soltanto in questi giorni del disastro umanitario che vi è in questo territorio. Una vera e propria apocalisse piombata lì dove le civiltà mediorientali hanno iniziato ad antropizzare i luoghi già 5000 anni fa. L’impressione è che l’escalation mediatica e diplomatica volta a screditare ancora una volta Assad, il suo governo e la Russia, corra di pari passo con le avanzate di Damasco e con l’avvicinarsi delle elezioni negli Stati Uniti; dopo ‘l’errore’ di Washington a Deir Ezzour, in cui gli aerei NATO hanno ucciso 80 soldati siriani ed hanno permesso l’avanzata dell’ISIS nell’area, sembra che gli USA hanno adesso fretta di fermare a tutti i costi le conquiste territoriali del governo siriano prima che il conflitto si possa avviare verso la sua definitiva soluzione militare e prima che alla Casa Bianca sieda un nuovo inquilino.

Chi segue il conflitto in Siria, vede Aleppo morire giorno dopo giorno, osserva questa città perire sotto le macerie da quattro anni a questa parte, il pubblico europeo affamato di effimere emozioni e di lacrimoni facili invece solo adesso e soltanto per interessi contrari al benessere del popolo siriano si sta accorgendo che questa metropoli è un’enorme Amatrice con palazzi sventrati a scandire la vita dei cittadini; non è la devastazione la vera novità di Aleppo in questi mesi, essa esiste da tempo: il fatto nuovo è che il governo di Damasco mai è stato così vicino nel riprendere la città e nel riunificare sotto la bandiera della laica Repubblica Araba siriana l’intero straziato territorio. Nella fattispecie, grazie anche ai raid russi, nelle ultime 48 ore le forze fedeli ad Assad hanno ripreso prima Handarat, un campo profughi palestinese posto a nord del centro di Aleppo, e poi Farafira, quartiere centrale a pochi passi dalla Cittadella ossia il monumento aleppino più famoso già patrimonio UNESCO dal 1986. L’esercito siriano, dopo aver conquistato la Castillo Road, vale a dire la tangenziale, nelle passate settimane e dopo aver aperto un varco per i rifornimenti da nord, adesso preme affinché la stessa Cittadella sia messa al sicuro al fine di aprire sempre più varchi nel cuore di Aleppo e far crollare le difese dei terroristi poste nella sacca dei quartieri orientali della metropoli. Se per l’occidente questo è un inferno, tanti cittadini siriani aspettano invece queste novità da oramai tanti anni; l’avanzata dell’esercito di Damasco, vuol dire la fine dell’incubo terrorista, dell’assedio procurato da estremisti che hanno preso in ostaggio la popolazione e della speranza di poter quanto prima ricostruire Aleppo. Tutto questo per l’occidente invece, si traduce in una vittoria di Assad ed in un suo definitivo rafforzamento, circostanza che in primo luogo gli USA mal digeriscono e cercano di osteggiare, anche al prezzo di continuare a dare armi ai terroristi ed a ‘sbagliare mira’ colpendo i soldati che fronteggiano l’ISIS.