Il 24 agosto Erdogan ha lanciato l’offensiva militare denominata Euphrates Shield(Scudo dell’Eufrate)con lo scopo di liberare la città di Jarabulus dallo Stato Islamico. I carri armati turchi hanno oltrepassato il confine supportati dalla copertura aerea della coalizione a guida statunitense. Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha dichiarato che lo scopo principale dell’operazione sia quello di eliminare la minaccia dell’Isis ai confini dei due Paesi. Risulta difficile credere che Ankara abbia invaso Jarabulus per ripulire la città dai terroristi, mentre è opportuno tenere in considerazione che l’obiettivo reale di Erdogan in Siria sia quello di impedire un rafforzamento dei curdi al confine turco. A seguito della presa di Manbij da parte dei miliziani curdi delle YPG-Unità di protezione del popolo-Ankara ha anticipato i tempi ed ha occupato Jarabulus prima delle forze curde. La Turchia non permetterebbe mai un’espansione delle milizie curde YPG nel nord della Siria in quanto una  possibile loro  propagazione rinsalderebbe la cintura che li lega al PKK(partito dei lavoratori del Kurdistan)che opera nel sud della Turchia, considerata un’organizzazione terroristica dal governo centrale. Tali presupposti sono la ragione per cui Ankara considera una grave minaccia per la sicurezza interna il costituirsi ed il radicamento di una regione autonoma curda. Dopo la presa di Jarabulus l’esercito turco ha dato l’incarico di occupare la zona all’Esercito Libero Siriano, una formazione di mercenari islamisti incaricati di avviare la “Primavera araba”in Siria nel 2011. Una fazione che nel corso del conflitto si è sfaldata andando a rimpinguare le fila di Jabhat al-Nusra. Oggi la bandiera dell’Esercito Libero Siriano torna a sventolare grazie a Erdogan. Il presidente turco è riuscito nell’opera di cacciare i terroristi dalla zona per sostituirli con degli altri.
La stretta collaborazione della coalizione americana con la Turchia ha lo scopo di instaurare una zona-cuscinetto(Buffer zone) con l’obiettivo di incrementare la pressione sul presidente Bashar al-Assad. Lo stesso Erdogan nel corso del 2012 insisteva per l’instaurazione di una zona di sicurezza nel territorio siriano appellandosi alla NATO. Utilizzando ogni pretesto, come l’abbattimento del caccia turco che aveva invaso lo spazio aereo siriano, Ankara chiese all’alleato americano di attaccare sotto le mentite spoglie dell’intervento umanitario. Sarebbe stato il preludio all’imposizione di una no-fly zone stile Libia.  I recenti eventi dimostrano che l’agenda neo-ottomana sulla Siria non è mai cambiata: l’opera di destabilizzazione del vicino continua, Bashar al-Assad deve abbandonare la scena. L’incursione della Turchia è una palese violazione della sovranità siriana, ogni azione sostenuta da un Paese estero sul territorio siriano dovrebbe essere coordinata con il governo di Damasco altrimenti si tratterebbe di un’ingerenza negli affari interni di uno Stato. I curdi dal canto loro hanno dimostrato ancora una volta di essere una pedina di scambio nello scacchiere mediorientale piegandosi ai diktat degli Stati Uniti che gli ordinavano di ritirarsi nella parte est del fiume Eufrate pena il taglio di ogni rifornimento e supporto logistico. Dall’altro lato gli stessi curdi non esitano ad attaccare il governo siriano  ingaggiando duri scontri ad al-Hasakah sempre nel nord della Siria. Per quanto riguarda le relazioni tra la Turchia e le superpotenze coinvolte in Medio Oriente, RecepTayyip Erdogan si è adoperato a riallacciare i rapporti con la Russia atrofizzatisi a seguito dell’abbattimento del caccia Sukhoi 24 russo, come dimostra il timido riavvicinamento nel vertice di San Pietroburgo. Nel frattempo ha ottenuto il consenso dagli Stati Uniti per attaccare le truppe YPG, loro stesse alleate degli USA in Siria, mettendo temporaneamente da parte la spinosa questione del tentato colpo di Stato- secondo fonti turche orchestrato dall’amministrazione statunitense- e la conseguente estradizione del dissidente turco Fetullah Gulen dagli Stati Uniti accusato di essere la mente del tentato Putsch.