Migliaia di persone hanno partecipato ieri al funerale di Tahir Elci, il leader degli avvocati curdi ucciso sabato in un agguato nella città di Diyarbakir. Il mese scorso Tahir Elci era stato arrestato e poi rilasciato in attesa di giudizio per aver sostenuto durante una trasmissione tv di non considerare il Pkk un’organizzazione terroristica, come invece ritenuto dal governo turco. Sempre a Diyarbakir la polizia turca ha respinto con cannoni ad acqua gruppi di manifestanti che protestavano lanciando pietre ed è stato imposto il coprifuoco. Il presidente islamista Tayyip Erdogan ha immediatamente strumentalizzato l’evento puntando il dito contro il “terrorismo del PKK” e ribadendo come il governo turco sia nel giusto: “Ho appena saputo che il presidente dell’Associazione degli avvocati Tahir Elci è morto e che un poliziotto è stato ucciso. Questo incidente mostra quanto sia nel giusto la Turchia nella sua lotta determinata contro il terrorismo”. Altri membri del partito filo-curdo HDP hanno però messo in evidenza alcun aspetti ben poco chiari per quanto riguarda l’agguato all’avvocato ed hanno esposto alcune domande pubblicate sul Today’s Zaman per quanto riguarda le carenti misure di sicurezza prese dalla polizia e i movimenti dell’auto bianca dalla quale sarebbero partiti i colpi che hanno colpito a morte Tahir Elci. Il primo ministro Ahmed Davutoglu ha dichiarato che Elci potrebbe essere rimasto ucciso in uno scontro a fuoco tra la polizia a i presunti terroristi. Una cosa è certa, l’avvocato filo-curdo dava fastidio ad Ankara per il suo attivismo legato ai diritti umani e la sua morte desta molti sospetti, soprattutto in un momento in cui la situazione interna ed internazionale del governo Akp si mette molto male.

“L’Akp arma l’Isis”: giornalisti arrestati

I due capi-redattori del quotidiano Cumhuriyet, Can Durdar ed Erdem Gul, sono stati arrestati ed accusati di “spionaggio ed alto tradimento” dopo che lo scorso giugno Cumhuriyet aveva pubblicato foto e video compromettenti che provenivano dall’esercito turco e che mostravano membri dell’intelligence e dell’Isis mentre aprivano camion nei quali erano contenute armi. In seguito all’arresto, Dundar ha dichiarato: “Ci hanno accusati di spionaggio, addirittura per il presidente saremmo dei traditori – Non siamo traditori, né eroi. Abbiamo fatto solo il nostro lavoro di giornalisti”. Erdogan aveva addirittura chiesto due ergastoli per Dundar, aggiungendo che i camion stavano trasportando aiuti umanitari alle popolazioni turcomanne oltre confine e che i video erano stati diffusi per cercare di infangare il suo nome e quello dell’Akp. Peccato però che le immagini dei filmati mostravano chiaramente proiettili per mortai e missili. 1 2 Erdogan continua d’altronde a insistere con la scusa magica degli “aiuti ai turcomanni” senza rendersi però conto della poca credibilità. La scorsa settimana infatti, subito dopo l’abbattimento del Sukhoi russo sui cieli della Siria, la Turchia aveva inizialmente parlato di un’azione per proteggere i “turcomanni”; poco dopo però l’intelligence russa aveva identificato la milizia responsabile dell’omicidio del pilota paracadutatosi in seguito all’abbattimento del velivolo, milizia comandata dal cittadino turco Alparslan Celik, membro dei Lupi Grigi e figlio dell’ex sindaco di Keban, Ramzan Celik. Cosa ci facevano dunque le milizie turche di estrema destra in territorio siriano? Un altro elemento interessante emerge dalle immagini di una conferenza stampa organizzata, subito dopo l’uccisione del pilota russo, dal gruppo “turcomanno”, nelle quali si può vedere Alparslan mentre mostra con orgoglio un pezzo del paracadute del pilota e parla ai microfoni di Cnn e Fox News. Già, perché nonostante la zona geografica in questione non sia certo tra le più facili da percorrere a causa dei check-point, dei combattimenti, dei bombardamenti, sembra che le emittenti televisive abbiano raggiunto la zona della conferenza stampa in tempi piuttosto brevi.

Quegli strani traffici

Nel frattempo, mentre Mosca accusava Ankara di supportare i jihadisti, fonti siriane rincaravano la dose, dichiarando che la Turchia non soltanto arma i terroristi per utilizzarli contro i curdi, ma anche come “merce di scambio” per ottenere petrolio a basso prezzo e reperti archeologici rivenduti poi sul mercato occidentale. 3 4 Altre fonti sostengono che il figlio di Tayyip Erdogan, Bilal, sarebbe tra i tre principali azionisti di una compagnia marittima che si occuperebbe di trasferire il petrolio da Siria e Iraq in Turchia per poi rivenderlo in Occidente. Poco prima dell’abbattimento del velivolo russo, l’aviazione di Mosca aveva bombardato proprio dei carichi di petrolio dell’Isis che si stavano dirigendo verso il confine turco; una curiosa coincidenza. La figlia del Presidente, Sumaya, sarebbe invece tra le gestrici di alcuni ospedali a ridosso del confine siriano dove vengono curati i jihadisti feriti. 5 6 7 8 9    Ipotesi chiaramente da verificare, ma che gettano ombre su un giro d’affari che RT ha addirittura definito “il Racket degli Erdogan” e in un momento in cui continuano ad emergere ambiguità.