Nella sala d’attesa dell’aeroporto di l’Avana, quasi come due amici che si ritorvano fugacemente in un posto inaspettato. Già solo per questo palcoscenico, l’aeroporto della capitale castrista e socialista che diventa sede di un incontro tra due leader religiosi mondiali è qualcosa che lascia meravigliati. Se poi aggiungiamo che uno è il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie e l’altro è il Papa della Chiesa Cattolica, è altrettanto evidente che non è soltanto un incontro della Storia quello che rende grande questo episodio, ma è un incontro che regola il presente e perché no, considera il futuro in una nuova prospettiva. E se la Storia la conosciamo, e le divisioni tra le Chiese cattolica e ortodossa rappresentano ormai un deposito di riti e teologie che sono a conoscenza di chiunque voglia analizzarle, il presente e il futuro sono ancora quasi sconosciuti, e, sicuramente, densi di sentimenti contrastanti.

Contrastanti perché corollario di quella che è a tutti gli effetti la nascita di un nuovo Impero euroasiatico che non si regge soltanto su guerra e forza, ma impone una sua visione del mondo per certi versi opposta a quella che l’Occidente ha fatto sua. È La Russia di Kirill (e di Putin). È una Russia che oggi rappresenta tutto ciò cui il mondo tradizionalista occidentale aspira e cui l’Europa ha abdicato. È uno scoglio su cui in molti cercano rifugio nel naufragio della Tradizione. Ma è soprattutto un’ancora di salvezza nel mare del nulla che attanaglia l’Occidente, quell’àncora che oggi la Chiesa di Roma non riesce più a rappresentare, dopo averlo fatto per secoli se non per millenni. Circondata da lotte per i cosiddetti “diritti civili”, lacerata dalla mancanza di Fede ma soprattutto di spiritualità, più volte sconfitta dai prodigi della tecnica, la prima Roma vede nella Terza Roma quel che oggi non può (o non vuole) più rappresentare.

Ma è altrettanto evidente che l’incontro storico tra Francesco e Kirill è anche un segno di come la Russia sia ormai a tutti gli effetti l’attore chiave della politica mondiale, sia contro lo derive occidentali della libertà individuale a ogni costo, sia rispetto alla Cina atea e votata all’industria, sia anche contro i nemici comuni, cioè il terrorismo internazionale e i suoi alleati. Se a l’Avana non è andata in scena né la firma di una Santa Alleanza né la stretta di mano per il ritorno all’ecumenismo cristiano, c’è stato, seppur simbolicamente, una sorta di passaggio di consegne non solo nella spiritualità ma anche nella politica. Quello che Roma ha rappresentato per secoli, oggi lo rappresenta Mosca: la Terza Roma. E se l’Occidente la considera un nemico perché erede di una Tradizione e creatrice di un sistema politico non consono ai suoi dettami libertari, c’è nel cuore e nella culla dell’Occidente, cioè Roma, un ponte che collega le Russie all’Europa: ed è la Santa Sede.

Tra NATO che rinforza i confini e Europa e Stati Uniti che proseguono nella loro scellerata politica di sanzioni e isolamento, il Papa ha sdoganato del tutto la Russia, dopo l’incontro con Putin e questo incontro, di portata storica, con il Patriarca di Mosca. Perché forse, ci si è resi conto anche al di là del Tevere, che pur nelle sue ineluttabili volontà di potenza e di controllo del territorio, e nonostante sia abbastanza chiaro che non è il tempo di santi guerrieri né di crociate, oggi la Russia rappresenta l’unica difesa della Chiesa contro i suoi avversari più impavidi: i sostenitori del modernismo a tutti i costi e il terrorismo dell’Isis contro la cristianità d’oriente. La Russia ha preso posizioni nettamente più dure e aspre contro questi nemici, sia in qualità di Chiesa ortodossa, sia in qualità di politica e di Stato. Finito il comunismo, dove la Russi era vista come “paradiso del socialismo” e dell’ateismo mondiale, la Russia del Terzo Millennio è curiosamente diventata il “paradiso tradizionalista”, e lotta non solo contro i suoi nemici, ma anche contro quelli che sono nemici di un’eredità che l’Occidente ha voluto abbandonare per finire nel baratro del Nulla.