E’ di almeno 50 morti e oltre 50 feriti il bilancio della strage di sabato notte all’interno del Pulse, storico locale gay di Orlando, in Florida. Una vera e propria carneficina, la peggiore sparatoria della storia degli Stati Uniti, rivendicata dallo Stato Islamico. A compiere l’attacco è stato un giovane di origini afghane, Omar Seddique Mateen. “Un atto di terrore e di odio”, l’ha definito il presidente Barack Obama, invitando gli americani a restare uniti. Una strage che arriva pochi mesi dopo quella di San Bernardino, quando a morire furono 14 persone, in un attacco simile a quello di Orlando. Anche allora si uccise nel nome dell’autoproclamato Stato Islamico con un fucile d’assalto. Una strage, quella del Pulse, che ha suscitato un vespaio di polemiche e che accende il dibattito attorno ai temi della sicurezza, delle armi e del terrorismo. Secondo la polizia, Mateen sarebbe stato noto all’FBI come una delle cento persone sospettate di simpatizzare o appartenere all’ISIS e per questo sotto stretta sorveglianza da parte dei federali. A suo carico sarebbe stata addirittura aperta una indagine nel 2014, poi chiusa per mancanza di elementi probanti. La mattanza è stata accolta con gioia e rivendicata dallo Stato Islamico su internet. L’attentatore, secondo quanto riportato dall’agenzia di monitoraggio del terrorismo Site, sarebbe stato definito dai jihadisti come “un nostro combattente”. Non un lupo solitario, quindi, ma un membro attivo dell’organizzazione terroristica. Proprio il mancato controllo e la recrudescenza del terrorismo islamico nel paese, sono oggetto di dibattito in queste ore.

Armi facili, terrorismo islamico e odio contro i gay, sono queste le questioni che monopolizzano l’attenzione e che sono oggetto di scontro politico tra i due candidati alla Casa Bianca. Se da un lato Hillary Clinton, fresca di endorsement presidenziale, usa toni pacati e si concentra sui temi delle armi e dell’omofobia, dall’altro, il candidato repubblicano, Donald Trump, si scaglia dal suo account twitter contro l’Amministrazione Obama, accusando il presidente di essere troppo morbido e poco vigile nei confronti della minaccia islamista. La carneficina di Orlando testimonia anche il consolidamento della nuova strategia del terrore. Come al Bataclan di Parigi, una serata di divertimento trasformata in un incubo. Obiettivi facili in luoghi considerati poco sensibili e per questo scarsamente controllati, tanti morti e tanto clamore con il minimo sforzo. I 50 morti del Pulse pesano su Amministrazione e agenzie federali che troppe volte si sono fatte cogliere impreparate davanti alla violenza delle armi. L’effetto Orlando avrà serie ripercussioni sulla campagna elettorale per le presidenziali di novembre. A beneficiarne potrebbe essere proprio Donald Trump che più volte ha messo in guardia gli americani dalla minaccia islamista proponendo soluzioni radicali a volte al limite della fantasia, come la chiusura delle frontiere a tutti gli immigrati musulmani. Oltre al terrorismo islamico a essere sotto accusa è, ancora una volta, la legislazione sulle armi. Ancora una volta a sparare è stato fucile d’assalto semi-automatico AR-15 Bushmaster, parente stretto del più noto M-16. Un’arma letale protagonista di quasi tutte le stragi negli Stati Uniti. Solo quest’anno le sparatorie sono state 132, numeri da brividi se si considera che solo nel 2015 furono 372 con 367 morti.