da Madrid, Manuel Toledano

Gli spagnoli dall’inizio della crisi hanno avuto governi (PSOE e PP) sottomessi alla politica di austerità dettata dalla Troika. Il risultato di questa è chiaro: aumento delle tasse per la classe media, più aiuti alle banche, tagli sociali, più di 600.000 sfratti, una leggera crescita basata sulla precarizzazione delle condizioni di lavoro e l’aumento del debito pubblico. Oggi troviamo una Spagna con 4 milioni di disoccupati, 13 milioni di persone a rischio di povertà , esclusione sociale (29% della popolazione) e una classe media che sta scomparendo. Tutto questo mentre le fortune di chi si è arricchito con la crisi sono aumentate del 40% . Dati nella mano, pertanto, possiamo dire che la crisi in Spagna ha provocato un aumento molto drastico della frattura sociale.

Per “lottare contro questa situazione”, quattro sono le possibili scelte: i vecchi (PP e PSOE) ed i nuovi (Ciudadanos e Podemos). I partiti vecchi, difensori dell’establishment, hanno perso molto consenso come conseguenza della gestione del governo e degli scandali di corruzione, ma ne mantengono ancora abbastanza per formare governo con uno dei partiti nuovi. Ciudadanos (vero e proprio Giano “bifronte”: liberale in ambito economico e progressista in ambito sociale, difensore dell’unità nazionale e nel contempo favorevole ad una cessione di sovranità all’Unione europea), mostra un’immagine giovanile e ‘cool’, parla di “rigenerazione democratica”, ma, in realtà, è un partito appoggiato dai grandi imprenditori spagnoli e, dopo le passate elezioni regionali, ha formato un governo in Andalusia col PSOE e a Madrid col PP. Podemos, definito come il SYRIZA spagnolo, offre un programma politico più keynesiano che marxista in ambito economico, il tutto con iniziative di forte contenuto anticlericale; inoltre sulle questioni fondamentali relative allo scontro sovranità-mondialismo, non propone né l’uscita dall’euro né dalla NATO.

Secondo l’ultimo sondaggio del CIS, il risultato sarà: PP (28,6%), PSOE (20,8%), Ciudadanos (19,0%) e Podemos (15,7%). Sembra evidente, dunque, che, per poter governare, i partiti vecchi debbano mettersi d’accordo con i nuovi: così il risultato sarà che tutto sarà cambiato, ma tutto sarà rimasto com’è. C’è tuttavia una parte di Spagna, custode delle radici greco-romane e cattoliche, della sovranità economica e militare, del mondo multipolare, della Legge Naturale e di una concezione sociale dell’Economia, condannata ad essere politicamente orfana, perché è “il sonno, (…) ciò che (gli spagnoli) vogliono, ed essi odieranno sempre chi lo vorrà svegliare”.