E’ notizia di questi giorni che le autorità separatiste della Repubblica Popolare di Donetsk stiano elaborando un progetto a lungo termine volto alla costituzione di un nuovo stato che sia successore di quello Ucraino. Il nome scelto per questa nuova entità è Malorossiya (Piccola Russia), un’antica denominazione zarista dell’area interessata. Ad annunciare la stesura di un piano così ambizioso, quanto pericoloso e divisivo è lo stesso leader dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk Alexander Zakharchenko, il quale ha parlato martedì di un progetto che impiegherà tre anni per la sua realizzazione e sarà volto alla sostituzione dell’Ucraina con un nuovo stato federale e che avrà – neanche a dirlo – la sua capitale proprio nella città ribelle di Donetsk.

Il leader della Repubblica Popolare di Donetsk, Alexander Zakharchenko, in una recente intervista

La notizia ha fatto in poche ore il giro del mondo suscitando la disapprovazione della comunità internazionale, nonostante gli autori di questo progetto abbiano cercato ampio sostegno, anche affermando – in maniera discutibile – che la creazione della Piccola Russia non sia in contrasto con gli accordi di Minsk.

I grandi media, anche italiani si sono soffermati a commentare la notizia in sé, mancando clamorosamente di approfondire l’analisi di questa proposta e soprattutto la reazione di un’altra entità importante nelle zone ribelli del Donbass: la Repubblica Popolare di Lugansk, la quale costituisce insieme con Donetsk la roccaforte della ribellione separatista e anti-maidan dal 2014. La Repubblica Popolare di Lugansk è situata a nord-est di quella di Donetsk e assicura insieme con la seconda l’intero fronte separatista nell’Ucraina sud-orientale fino ai confini con la Federazione Russa.

Sebbene nel presentare il progetto della Piccola Russia, le autorità di Donetsk avevano citato l’appoggio dei compagni di Lugansk, questi hanno prontamente diramato un comunicato ufficiale attraverso il loro servizio informativo asserendo non solo di non aver partecipato ai dibattiti per la costituzione di un nuovo soggetto statuale e di aver appreso tutto dai mass media, ma altresì che l’iniziativa in sé risulta essere “intempestiva”. La nota, firmata dall’emissario di Lugansk ai tavoli delle trattative a Minsk Vladislav Deinego, si conclude con la precisa volontà delle autorità separatiste di Lugansk di continuare nell’implementazione degli Accordi di Minsk – un percorso tutt’altro facile al momento, ma comunque l’unico percorso che gode dell’appoggio russo, ucraino e della comunità internazionale.

Si può quindi parlare di una spaccatura all’interno del fronte separatista in Ucraina nel quale una parte (Donetsk) punta ormai a far saltare il tavolo della trattative, lavorando addirittura alla fine dell’Ucraina come stato e mentre l’altra parte (Lugansk) crede ancora nella lotta armata, ma solo come mezzo per risolvere il conflitto con le autorità di Kiev e ottenere infine il ritorno formale Lugansk come entità autonoma ma interna allo stato ucraino. Quest’ultima ipotesi non sembra affatto azzardata anche in considerazione di un precedente tentativo di federazione di queste due entità de facto avvenuto a cavallo tra il 2014 e il 2015. In quel caso si puntava a costituire uno stato comprensivo delle due Repubbliche Popolari, chiamato Novorossiya (Nuova Russia); anche all’epoca il progetto venne sospeso e mai più considerato, presumibilmente per divergenze tra le rispettive autorità.

Nella città punto di riferimento per i separatisti, si continua a convivere con il conflitto e con i disagi da esso recati: nelle immagini, una famiglia costretta ad evacuare dai suoi alloggi

Cosa può accadere se la spaccatura che il progetto della Malorossiya sta provocando si acuisse? Nel peggiore degli scenari gli oblast di Lugansk e Donetsk, confinanti ed egualmente pressati ai loro confini dalle truppe regolari di Kiev, potrebbero diventare il caotico teatro di una guerra di tutti contro tutti con effetti nefasti sia per la popolazione civile, sia per le già difficilissime trattative in corso. Insomma il Donbass continua a ballare una danza macabra sul filo del rasoio: né le autorità governative ucraine né le autorità ribelli stanno rispettando gli accordi di Minsk, inoltre la prospettiva che Donetsk stia seriamente considerando di sostituire l’Ucraina con un nuovo stato può voler significare una cosa: dalla DNR sono pronti a una escalation su larga scala di un conflitto di cui non si vede la fine. Costi quel che costi, anche andando contro agli unici alleati nella lotta contro Kiev, i commilitoni separatisti di Lugansk.