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Il destino della Germania, e con esso il destino dell’intero continente europeo, passa per Essen, centro nevralgico dell’industria tedesca e simbolo della grande macchina siderurgica della Ruhr. Qui, nella patria del carbone e dell’acciaio, e nella culla dell’impero Krupp, si è scritta una nuova pagina, di importanza capitale, nella grande narrazione politica tedesca post-unificazione, e in fin dei conti anche nel grande libro della storia d’Europa: Angela Merkel, per la quarta volta, sarà candidata della CDU per assumere il ruolo di Cancelliere e continuare ad essere il leader più longevo della nazione più potente d’Europa. Nonostante il voto superiore all’85% dei delegati faccia pensare a una vera e propria maggioranza bulgara all’interno del partito che rappresenta, in realtà la signora Merkel gode forse del momento di maggiore impopolarità degli ultimi anni sia dentro che fuori il suo partito. La Germania, la sua Germania, quella che ha saputo trasformare da semplice potenza regionale a vero e proprio ago della bilancia nello scacchiere internazionale, oggi comincia a sentire con maggiore forza gli scricchiolii di una crisi economica, sociale e politica che per anni ha tentato di evadere.

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Il 22 Novembre 2005 Angela Merkel è diventata Cancelliera tedesca. La prima donna, la prima proveniente dalla Germania dell’est e la più giovane ad esserlo divenuta

La Germania degli ultimi anni è infatti un paese che, in buona sostanza, senza troppi giri di parole, si sta riscoprendo umano. E questa riscoperta di umanità, di debolezza, di paura, ha colpito anche la figura ormai metafisica, quasi atarassica, della cancelleria tedesca. In questo senso, le ultime tornate elettorali, con la perdurante ascesa dei movimenti più radicali, sia a destra che a sinistra, e il conseguente crollo di consensi per il grande alleato socialdemocratico e la netta perdita di potere per il partito cristianodemocratico, sono stati e continuano a essere campanelli d’allarme fortissimi. Con queste premesse di umanità ed incertezza, Angela Merkel si è presentata ai suoi nel congresso di Essen vestendo i panni di chi in questi anni si è giocata tutte le carte che poteva giocarsi per rendere la Germania un grande paese, ma allo stesso tempo per creare forte dissenso all’interno dello stesso. Finito il sogno della Germania Felix, di quella sorta di paradiso socialdemocratico/democristiano che tanto aveva sperato di creare, il Paese che lascia Frau Merkel nel 2016 e che conta di riprendersi nel 2017, è un Paese che ha subito profonde trasformazioni, dovute in larga parte alle scelte politiche della stessa Cancelliera.

Parlavamo prima di una Germania che si sta scoprendo lentamente sempre più umana. Ebbene, i fattori che lasciano credere che questa possa essere una previsione corretta, sono molteplici. È un Paese che per la prima volta ha scoperto l’ascesa dei cosiddetti movimenti populisti, dopo decenni di atrofia politica che hanno appiattito il dibattito parlamentare alla divisione di poteri, prima alternata ed ora equanime e contemporanea, tra Socialdemocratici e Cristiano-democratici. È un Paese che inizia a sentire su di sé il peso di una crescita economica che, per forza di cose, comincia ad arrestarsi e comincia, seppur ancora in maniera minima, a mietere il primo raccolto di malcontento nella classi sociali meno abbienti. È un Paese che ha scoperto l’esodo migratorio dal Medio Oriente, con la scelta della Merkel di spalancare le porte all’enorme afflusso di profughi, siriani in primis, e che ha scoperto per la prima volta dopo anni un sentimento di rifiuto verso gli immigrati che sembrava aver abbandonato all’insegna della nascita di un sistema multietnico e profondamente liberale su cui la Merkel ha incentrato il Paese.

“Ho incontrato Gentiloni per parlare di immigrazione”

La Germania di Angela Merkel sembra essere nella fase in cui ci si stropiccia gli occhi, e ancora non si sa bene se è meglio rimettersi a dormire, sperando di tornare a sognare, o aprire gli occhi del tutto e comprendere a fondo la portata del problema. È così che il congresso di Essen, dove la CDU si è consegnata nuovamente nella mani della sua Leader, e ha di fatto consegnato la Germania all’ennesimo mandato da cancelliere per la Merkel, non diventa soltanto un ponte tra la vecchia e la nuova Germania, ma è anche il ponte fra la Germania sognata e quella reale. I sogni, le speranze, che avevano accompagnato la leader tedesca all’ascesa sul trono, non sono più le stesse speranze e gli stessi sogni che i tedeschi approveranno nel 2017. Tra le ultime elezioni nazionali e le prossime, c’è un abisso. È cambiata la percezione del potere, è cambiata la percezione dei problemi reali del popolo, è cambiata la capacità di analisi, è cambiata la Merkel. Ed il congresso di Essen, se ha dato un segnale di continuità ricandidando il monolite-Angela, ha d’altra parte incardinato questo cambio di prospettive non solo nell’abbassamento del numero di voti a favore della Cancelliera (mai sotto il 90% negli ultimi anni), ma ha anche dimostrato come la stessa Merkel abbia compreso che i toni devono cambiare. Ha parlato di immigrati non più nell’ambito delle porte aperte, ma nell’ambito di regole certe. Ha parlato di divieto di burqa in molti luoghi. Ha chiesto aiuto al partito stesso, conscia che stiano per uscire fuori rivali interni che per anni sono rimasti nell’ombra: il ministro della difesa Ursula von der Leyen, così come il delfino di Schauble, Jens Spann, conservatore, ecologista e dichiaratamente omosessuale (caratteristiche del tutto peculiari per un leader di area cristiano-conservatrice). è dunque, in sostanza, una Angela Merkel conscia dei profili di criticità che stanno per scalfire il suo grande monolite tedesco.

Da queste premesse, le elezioni politiche tedesche del 2017 sembrano rappresentare definitivamente la grande consacrazione, o la grande fine, del leader politico europeo più importante degli ultimi dieci anni. E questa consacrazione o questa fine avrà certamente un impatto enorme sulla tenuta strategica dell’Europa, che la Merkel ha indubbiamente trasformato in un suo personalissimo Reich. Da questo punto di vista, la fine della cancelliera potrà essere vista come una liberazione da un giogo fatto di imposizioni e catene che per anni ha colpito e salassato le economie dell’Europa mediterranea. Dall’altro lato, una vittoria della Cancelliera potrebbe consegnare alla storia non soltanto la dimostrazione di un Paese davvero granitico, ma anche la certezza che in quel caso avremmo un solo vero leader in Europa cui il mondo farà affidamento o verso cui il mondo rivolgerà le sue attenzioni.