Gli scheletri dell’armadio più inquietanti vengono generalmente tirati fuori poco dopo grandi tragedie, quando si scopre come una negligenza abbia contribuito e tuttora contribuisca a sofferenze, dolore e morti i colpevoli di tale errore si trovano in condizione di notevole imbarazzo, e solo il potere del loro colpo di spugna può permetter loro di salvare la faccia. Nel caso del democidio che sta interessando il Mare Mediterraneo, dove ai confini di quella che è diventata la Fortezza Europa si consumano il dramma e la morte dei migranti del mare, a tirare fuori l’inquietante scheletro dall’armadio dell’Europa, che di ricordi macabri sepolti ne ha a bizzeffe, è la prosa irriverente, pungente e coraggiosa di Paolo Barnard. Ieri come oggi, scrive il giornalista freelance bolognese sul suo blog, l’Europa non ha fatto un emerito cazzo per porre un freno alla strage senza fine. Al di là di tutte le considerazioni partitiche e demagogiche incarnate dalle parole dei leader nostrani, da Salvini a Renzi pronti a sfruttare la tragedia umanitaria per biechi fini di campagna elettorale, si sentono poche proposte che non riportino alla mente gli antichi e oramai estinti miti imperialisti. L’aiutiamoli a casa loro! altro non sembra se non il nitrito del Cavallo di Troia del neocolonialismo che già ha avuto il potere di affamare un continente dove la crescita della popolazione impetuosa e generalizzata renderà ancora più gravi le disuguaglianze sociali, le parole del petit Napoleon di Rignano d’Arno sembrano profilare campagne belliche in suolo libico e nel calderone mediatico si mostrano le solite, classiche, lacrime di coccodrillo che sempre accompagnano tali tragedie.

In un contesto tanto mediocre, appaiono gigantesche sentenze anche delle semplici professioni di buon senso. E proprio questo buon senso Barnard è andato a riscoprire nel memorandum presentato all’Unione Europea da Franco Frattini nel febbraio 2011. L’allora ministro degli esteri del Governo Berlusconi forniva un elenco conciso e preciso delle procedure e delle azioni da avviare per permettere di rispondere in maniera efficiente alla tragedia dei migranti e, in generale, ai problemi dell’Africa senza per questo, nonostante la sua collocazione politica destrorsa, farsi condizionare dai mantra sbandierati dalla sua coalizione in materia. Mentre in Libia infuriava la guerra civile e le cancellerie occidentali muovevano i primi passi verso lo sciagurato attacco a Gheddafi (di cui l’ex avvocato romano fu sempre strenuo oppositore), Frattini scriveva quello che era logico aspettarsi ma che nessuno aveva il coraggio di ipotizzare: “il caos libico e il ritorno del radicalismo islamico ci porteranno ondate di rifugiati senza precedenti, disperazione che alimenterà altro terrorismo e radicalismo coi criminali che ne trarranno vantaggio”. Inquietante profezia di ciò che poi è stato. Come soluzione al potenziale disastro, Frattini proponeva di varare una politica basata su tre pilastri: “vera assistenza economica, fratellanza politica e inclusione sociale”.

Prese di posizioni nette, che mai da nessun “anima bella” e benpensante dell’attuale panorama politico italiano si sono sentite. Parole che, se si vuole ancora credere alla manichea distinzione del XX secolo, apparirebbero “più a Sinistra della Sinistra”, quando sono semplicemente frutto di un ponderato buon senso. Frattini espandeva il suo memoriale con le iniziative pratiche che avrebbero dovuto esser realizzate per rendere stabili i tre pilastri: dallo sviluppo energetico e stradale all’irrobustimento della classe media dei paesi del Nord Africa, sino alla straordinaria idea di un “grande progetto d’istruzione Euro-Mediterranea” e di un “Piano Marshall sponsorizzato da UE, FMI e grandi potenze, per portare, oltre all’occupazione, una duratura stabilità in questi paesi”. Contribuire all’istruzione della gioventù nordafricana e aiutare alla stabilizzazione interna dei paesi di “frontiera” avrebbe poi inscenato un effetto-domino in tutto il continente, che avrebbe riconosciuto come faro di sviluppo e crescita l’area del Maghreb. Barnard definisce il piano Frattini come lungimirante in quanto prospettante uno “sforzo storico per sradicare in modo sistemico le cause di disperazione, povertà e fuga”. Il gigantismo del buon senso nell’epoca dell’irrazionalità è testimoniato dal fatto che queste parole furono lettera morta. L’UE lo ignorò brutalmente, per usare nuovamente le parole di Barnard. Come andò a finire oramai è storia. Berlusconi si piegò ai voleri di Obama, Sarkozy e, non da ultimo, Napolitano e contribuì ai raid contro il Colonnello che segnarono non la fine ma l’inizio della parte più tragica del dramma libico, cassa di risonanza di un continente martoriato. L’Unione Europea decretò poi la fine del suo esecutivo di sicuro non all’altezza della situazione ma di mitezza quasi estrema se confrontato al fallimentare governo Monti con la lettera di Draghi e la guerra dello spread. Barnard, che non ebbe timore di definire Monti un “criminale” in diretta TV, intuendo la sofferenza ventura, fu tra i pochi a spingere affinchè Berlusconi non si dimettesse.

In quanto a Frattini, ora è relegato in un posto di sicuro stretto per le sue competenze, che nel dicastero ora in mano all’inetto Gentiloni dopo la reggenza di Lady PESC-duedipicche Mogherini, al CONI. Mentre delle sue parole non resta che la memoria, l’Unione Europea ha dimostrato oramai palese di mirare a tutto fuorché a favorire la convivenza civile tra i popoli e l’alleviarsi di sofferenze e dolori. E intanto, mentre le bocche si schiudono in frasi di circostanza false e ipocrite, il Mediterraneo reclama, immenso Cariddi, il suo continuo tributo di morti e lacrime.